Quando Bernari scriveva sulla rivista del fascista Giuseppe Bottai “Primato”.

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 Quando Bernari scriveva sulla rivista del fascista Giuseppe Bottai “Primato”. 

 

 

Pierfranco Bruni: “Non c’è soltanto il Bernari della contestazione operaistica e dei ‘Tre operai’ e comunista ma c’è anche lo scrittore che pubblicava, dal 1941 al 1943, sulla rivista fascista “Primato” di Giuseppe Bottai, delle pagine significative”.

 

Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, in uno studio su “Scrittori e politica”, definisce il ruolo degli scrittori e intellettuali fascisti che divennero comunisti. In un saggio dal titolo:“Primato. La sfida delle idee” (CSR – Francesco Grisi”) vengono messe in luce alcuni profili di scrittori e vengono prese in considerazione alcuni scritti. Tra questi si evidenzia l’opera e la posizione di Carlo Bernari.

 

Carlo Bernari ha scritto, come tanti altri intellettuali e scrittori, sulla rivista di Giuseppe Bottai che si pubblicava dal 1940 al 1943. Sulle pagine di “Primato” Bernari pubblica dal 1941 al 1943 alcuni ritratti narranti che sicuramente danno un senso a quel mosaico letterario che va oltre gli schemi di un realismo – rappresentativo del quotidiano.

 

Quando Bernari scriveva su “Primato” erano già stati pubblicati sia il già citato “Tre operai” ma anche “Quasi un secolo” che risale al 1940 ed era in corso di pubblicazione l’itinerario de “Il pedaggio si paga all’altra sponda” che risale alle Edizioni di “Lettere oggi” del 1943.

 

Ebbene, su “Primato” il suo primo scritto risale al 1° luglio del 1941. Un lavoro pubblicato in più numeri: dal n. 13 al n. 16, o meglio la sua firma compare sui rispettivi numeri della rivista datati 1° luglio, 15 luglio, 1° agosto e 15 agosto 1941. Un “pezzo” diviso in più puntate. Nel 1942, invece, sul n. 17 del 1° settembre esce una bella pagina dal titolo narrante “Il rumore”. L’anno successivo sul n. 1 del 1° gennaio esce “la morte del milionario”, mente sul n. 4 del 15 febbraio sempre del 1943 pubblica “Il treno del milionario”.

 

“C’è da sottolineare, sostiene Pierfranco Bruni, che nei numeri di luglio e agosto del 1941, dove compare la firma di Carlo Bernari, gli editoriali (che dettano sostanzialmente la linea della rivista), hanno come titolo le seguenti cesellature: “Guerra di continenti”; “La guerra dei miti”; “Condizioni terrene”; “Narratori italiani”. Il Bernari della letteratura impegnata e realista o delle sferzate ideologiche antifasciste è anche il Bernari che scriveva su “Primato”. E proprio su “Primato” ha lasciato delle significative testimonianze che rimangono come valore letterario. Un valore letterario che supera ogni forma di relativismo ideologico. Credo che Bernari vada studiato, a cento anni dalla nascita, (nato nel 1909 e morto nel 1992), chiaramente nella sua complessità e gli anni che vanno dal 1941 al 1943 non sono trascurabili come non possono essere trascurati proprio gli scritti apparsi sulla rivista di Bottai”

 

Nel primo romanzo di Bernari si attraversano alcune città che hanno caratterizzato il Sud: Taranto, Napoli, Crotone. Città che insieme ai personaggi diventano protagonisti ma si avvertono anche elementi di un preciso modello sociologico.

 

Carlo Bernari, nato a Napoli il 13 ottobre 1909 e morto a Roma il 22 ottobre 1992, è uno scrittore meridionale che ha raccontato, attraverso i suoi scritti e i suoi testi narrativi, il passaggio da una narrativa realista ad un modello di scritture in cui la griglia simbolica ha cercato di impossessarsi del gioco delle metafore. Ma il suo impegno letterario resta legato ad un romanzo che ha inciso un solco nel contesto letterario del Novecento dal titolo, appunto, “Tre operai” che risale al 1934.

 

“C’è da dire, comunque, che Bernari non è solo in questo romanzo, sottolinea Pierfranco Bruni, ma anche in altri testi narrativi come “Quasi un secolo” del 1940 , “Prologo alla tenebre” del 1947, “Speranzella” del 1949, “Siamo tutti bambini” del 1951, “Vesuvio e pane” dell’anno successivo, “Domani e poi domani” del 1957, “Amore amaro” dell’anno successivo nel ’58 e poi non possono essere dimenticati testi come “Bibbia napoletana” del 1961, “Era l’anno del sole quieto” del 1964 sino a “Le radiosi giornate” del 1969. Il Bernari degli anni Cinquanta si intreccia in una atmosfera affascinante e misterioso ed è quello che oggi andrebbe proposto o riproposto”.

 

 

 

 

 

[Dal lancio-stampa ricevuto; segnalazione di Maurizio Vitiello.]

 

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