Quella Miss Italia del 1976. Intervista di Olga Chieffi a Enzo Todaro

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Il giornalista Enzo Todaro, schizza la figura di Enzo Mirigliani, nell’ambito di quel caldissimo contesto delle olimpiadi della bellezza di trentacinque anni fa

 

 

 

Di Olga Chieffi

 

Figli di Calabria Enzo Mirigliani ed Enzo Todaro, il primo, ideatore di Miss Italia, scomparso due giorni fa all’età di novantaquattro anni, il secondo, inviato  del Paese Sera, alla XXXVII edizione del concorso, disputatosi a sorpresa in quella terra povera “dove gli uomini sono emigranti e le donne  schiave”, s’ incontrarono in quel di Scalea trentacinque anni fa. Mirigliani  nel 1974, decise di piantare le tende con Miss Italia nella “sua” Calabria, spinto da sentimenti affettivi e da grandi idee,  il progetto di Mirigliani non si limitava a Miss Italia, ma lanciava l’idea della “Lunga estate in Calabria”. Il suo pensiero manageriale fu sposato dalla Regione e nel 1974 l’elezione della reginetta d’Italia avvenne a Reggio Calabria, due anni dopo la caldissima edizione del 1976 che, tra eliminatorie e finali, interessò l’intera Riviera dei Cedri con Praia a Mare, Diamante e l’ incoronazione a Scalea.

 

O.C “ Quale ricordo ha di Enzo Mirigliani e di quella particolare edizione calabrese?”

 

E.T. “Enzo Mirigliani era una persona elegante, un vero signore, molto attento ai rapporti con i media e la carta stampata, intessuti con infinita affabilità e comunicativa, d’altra parte effettiva base per la sua attività di organizzatore di una kermesse, divenuta seconda per gradimento e popolarità solo al festival di Sanremo. Quella XXXVII edizione, che ritornò in Calabria dopo il primo sbarco due anni prima e l’intermezzo pugliese, fu veramente movimentata. Le elezioni politiche del 20 giugno del 1976 segnarono un forte incremento del Partito Comunista Italiano, in particolare nei confronti del Partito Liberale e del Movimento Sociale, con il “sorpasso” nei confronti dello scudo crociato nel Lazio, nonostante l’invito a votare la Democrazia Cristiana “turandosi il naso”. Così, con infinita affabilità e comunicativa, d’ attenzione?” il 2 settembre di quell’ anno le rappresentanti dell’Unione Donne Italiane, i gruppi femministi, unitamente agli attivisti del P.C.I. giunsero in Calabria insieme alle miss, per scendere in piazza a Diamante contro le finali  del concorso, per le quali erano stati investiti quaranta milioni dell’epoca, in quel momento, uno schiaffo alla miseria di quella regione. Ero l’inviato del Paese Sera, spedito in zona proprio per relazionare su questi fatti. Ad allarmare le forze dell’ordine e gli organizzatori della sfilata, fu tra l’altro, una interessante mostra fotografica sulla condizione della donna in Calabria. Una mostra affollatissima, posta a pochi metri dal grande palco, una denuncia  forte, ove si mostrava una donna calabra ancora antica e sottomessa al potere maschile oltre che a quello politico e della Chiesa.  Donne che  subivano maltrattamenti in famiglia, donne  sottomesse ai “caporali” per la raccolta di pomodori, uva, olive, ma anche donne che avevano imparato a combattere per i propri diritti, partecipi, ad esempio, alle lotte contadine nella piana di Sibari. La situazione si fece tesa, quando nella notte precedente la finale eliminatoria sul palco di Diamante, il grande palco per la semifinale di Scalea viene incendiato. La contestazione riuscì e la partecipazione della popolazione alla grande “Sagra delle cosce” – così fu definita –  fu scarsa e significò la fine per questo tipo di manifestazioni in tutta la costa tirrenica”.

 

O.C. “E la gara vera e propria come andò a finire?”

 

E.T. “Il concorso fu vinto da una giovane calciatrice trapanese Paola Bresciano, che l’anno successivo vestì anche la maglia della nazionale femminile e le cui gambe vennero assicurate per mezzo miliardo, mentre al secondo posto, a mio avviso vincitrice effettiva, si piazzò Licinia Lentini, già Miss Roma, divenuta una stellina della commedia brillante all’italiana, mentre per una delle fasce importanti del concorso Miss Cinema, fu scelta una cilentana Annie Papa, la quale divenne il primo topless italiano scoprendosi il seno, in maniera scherzosa, davanti ai giurati. Un fotografo, Ubaldo Bungaro, riprese la scena, che durò un attimo, e nacque un caso di cui si parlò per giorni. La ragazza rischiò la squalifica, lacrime, ma poi tutto finisce in una bolla di sapone, e nel conseguente incipit della sua carriera cinematografica firmato dal regista Gianni Grimaldi in giuria quell’anno, con “Tre soldi e una donna di classe”, approdando in contemporanea nel mondo dell’alta moda, e anche tra le braccia di Vittorio Sgarbi”.

 

O.C. “Chi era il presidente di giuria?”

 

E.T.  “ Anche qui ci fu un imprevisto la giuria era presieduta da Aldo Fabrizi e tra i giurati vi era il regista Nanni Loy. La finale fu funestata dal misterioso annegamento di un venticinquenne catanese nella piscina del lussuoso albergo, dove si è poi svolta la finale, presentata da Pippo Baudo e Sebastian, con la colonna sonora firmata da Perez Prado “O rey del Mambo”. Il regista chiese la sospensione del concorso per rispetto al giovane e alla morte, che richiede silenzio e riflessione. Mirigliani rispose con la frase “Show must go on” e Nanni Loy abbandonò la giuria tecnica”.

 

O.C. “ Ma il cronista Todaro oltre al lato politico di quella XXXVII edizione si pose anche a caccia del gossip?”

 

E.T. “Fu un servizio politico-sociologico più che di indiscrezioni sulle ragazze. Non nego di aver sbirciato di notte le madri delle miss, che gareggiavano in eleganza nello sfoggio di sfarzose toilette, una vera gara nella gara, con conciliabolo notturno sulla scelta della mise per l’indomani e sfida a “parole” sulla bellezza delle proprie figlie. Una categoria quella a cui appartiene questo genere di madri, che da “Bellissima” di Luchino Visconti, ad oggi è l’unica a non aver cambiato canone”.

 

By olga.chieffi@virgilio.it