COSTA D´AMALFI. IL BINOMIO CULTURA-TURISMO E´ UN BUSINESS,OGGETTO DI RIFLESSIONE PER LA DESTAGIONALIZZAZIONE

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Il 24 e il 25 settembre si sono aperti gratuitamente al pubblico i luoghi della cultura per avvicinare i cittadini al patrimonio archeologico, artistico e storico, architettonico, paesaggistico, archivistico e librario, cinematografico, teatrale e musicale, su lodevole iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Spero tanto che l’evento si sia verificato anche in Costiera, anche se non ne ho trovato traccia sulla stampa locale che, pure, leggo quotidianamente con attenzione. Anche perchè fare cultura paga anche in tempo di crisi. Lo testimoniano le cifre: nel 2010 la spesa delle famiglie italiane  per servizi culturali e ricreativi è aumentata del 5,8% rispetto all’anno precedente. Prendendo in considerazione gli ultimi dieci anni si registra un balzo addirittura del 53,7%. Nelle città d’arte è rinato il turismo: nei primi sei mesi di quest’anno i soli ingressi ai musei sono aumentati del 9,5%. A confronto gli investimenti nel settore scendono vorticosamente: meno 15% tra il 2005 e il 2009. Quest’anno potremmo toccare la soglia del -30% sia nel settore pubblico che nel privato. Eppure l’interesse per la cultura nella prismaticità della sua offerta non cambia, anzi… Non so se gli amministratori locali della Costa d’Amalfi ne siano consapevoli e, in caso affermativo, se abbiano dedicato o intendano dedicare qualche riflessione al tema. Vorrei sbagliarmi, ma a me sembra che l’aspetto della “Costiera come un insieme di piccole ma straordinarie città d’arte” sembra sottovalutato.

 

E’ di sicuro “città d’arte” Amalfi non tanto e non solo per il Duomo conosciuto in tutto il mondo, ma anche per l’enorme patrimonio delle altre numerose chiese disseminate, e tutte da scoprire e valorizzare, nel tessuto compatto del centro storico, ma anche di quelle aperte alla luminosità della luce e alle carezze dei venti sui poggi ariosi dei villaggi nel verde dei terrazzamenti dei limoneti. Lo è, di sicuro, per i chiostri dei conventi, trasformati o non in residenze alberghiere di eccellenza, per i musei, che testimoniano memorie prestigiose dell’Antica Repubblica, pagine di fede religiosa, di attività economiche, palazzi gentilizi, slarghi e piazze dove è passata la grande storia di dogi, cardinali, mercanti, regine e popolane, armatori potenti e popolo minuto. Non mi pare che la città dia spazio adeguato a questo aspetto rilevante e sicuramente attrattivo per i mercati nella sua promozione dell’offerta turistica.

 

Di sicuro “città d’arte” è Scala, dove approdarono i Picentini migranti sulle vie dei monti e ne fecero fin da subito una comunità prospera e potente, a postazione/sentinella del Dragone e del Canneto, lungo i cui corsi scesero a valle a sbocco di mare. Il centro, che da qualche tempo conosce nuova e meritata fama a livello internazionale sull’onda della felice intuizione dell’evento “Scala incontra New York” ma non solo, è da considerarsi una sorta di “museo all’aperto” non tanto e non solo per il maestoso duomo di San Lorenzo e relativo tesoro d’arte, ma per la bellezza tutta da ammirare nelle chiese uniche e bellissime di Minuta e Pontone, nella maestosità dei resti della Basilica di Sant’Eustachio, nella storia ossificata in reperti di straordinario valore delle famiglie gentilizie che fecero grande la contrada, nelle testimonianze delle attività artigianali/protoindustrali che s’incrociano lungo una passeggiata a scivolo di centinaia e centinaia di gradini dalla piazza, a conquista di luce d’orizzonte lontano, della piazza di Pontone alla Valle dei Mulini con il sottofondo delle cascate dirupanti di fragori d’argento, le soste a dominio di tetti rossi della città (Amalfi) a varo di mare, con le narici aperte al solletico di profumi/afrori di essenze mediterranee, erbe officinali e frutti coltivati dal lavoro sapiente e paziente dell’uomo. Qui, nel dormiveglia dello stupore non sai se sei ancora nel paradiso terrestre ricco di gioie e bellezze incontaminate o, per miracolo, sei ripiombato nell’Eden ritrovato, dopo l’espiazione dell’inferno da ore di traffico lungo la cosa nelle ore di punta. 

Di certo è “Città d’arte” Ravello con il Duomo bello e ricco di storia a dominio di Piazza ariosa, ma anche con le altre chiese ed i conventi e, ancora di più, con le ville, che hanno acceso la fantasia di narratori e musicisti e, dove, se chiudi  gli occhi, la magia della musica che sibila tra bifore e colonne, tintinna sui tralci dei vigneti, caracolla giù per i terrazzamenti degli agrumeti e si frantuma nel letto ghiaioso del Dragone da un lato, e del Reginna dall’altro, prima di confondersi e spegnersi alla risacca del mare di Atrani e di Minori. E certamente, e a giusta ragione, sono “città d’arte” queste ultime, l’una per quella straordinaria Basilica di Santa Trofimena, punto di riferimento da sempre della storia religiosa ed anche civile della comunità e, ancora, per la Villa Romana marittima in buono stato di conservazione, dotata di tutti gli optionals di una dimora di lusso della danarosa borghesia antica e l’altra per la Collegiata della Maddalena con la facciata rococò ed il caratteristico campanile a volo di mare e la “casbah” dei vicoli del compatto centro storico: tentacoli di un polipo pietrificato dove hai la sensazione di cogliere odori, umori, misteri atmosfere di Algeri e di Tunisi.

 

Qui, nei centri  sopracitati, è passata la grande storia e, conseguentemente, è fiorito il miracolo della grande arte. Non a caso stiamo parlando di un territorio, piccolo geograficamente, dove, però, hanno prosperato ben “quattro diocesi“: Amalfi, Ravello, Scala, Minori. Ma anche gli altri centri della costiera vantano belle testimonianze d’arte e di cultura; ne cito due per tutte: le chiese rupestri di Santa Maria de Olearia di Maiori e di Gete di Tramonti e le emergenze archeologiche di Minori, Polvica di Tramonti, Vietri, Amalfi e Positano, tema questo da affrontare a parte. Se mai, in chiusura, mi preme ritornare sulla riflessione fatta all’inizio con due interrogativi: la Costa d’Amalfi ha fatto fino in fondo quanto doveva per promuoversi come “città d’arte“? E’ l’interrogativo che mi pongo e pongo sommessamente agli operatori che da domani e con altri appuntamenti scaglionati nei prossimi mesi si porranno il problema su come “Destagionalizzare il turismo“. L’arte e la cultura sono una offerta di qualità non legata alle stagioni. E, poi, nel 2019 l’Italia, per effetto del turnover tra i Paesi membri dell’UE dovrà indicare la “Città europea della Cultura“. Perchè non voliamo alto e candidiamo non una città ma un intero territorio: la Costa d’Amalfi, capitale europea della cultura? Mi sono sforzato di darne le motivazioni in due miei articoli, di cui uno recente, a cui rimando quanti dovessero essere interessati.

 

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it