Zakhar Bron incanta Salerno con il suo Kreisler

0


Pubblico delle grandi occasioni al Teatro Verdi per il concerto del violinista russo che si è presentato alla platea del massimo in trio con il suo allievo italiano Maurizio Sciarretta e la pianista Alina Artemyeva

 Non solo i marciabili delle bande sono stati ascoltati in questi austeri festeggiamenti  del San Matteo 2011. La vigilia del giorno dedicato al Santo Patrono ha ricevuto il sigillo del magistero violinistico russo di Zakhar Bron, il quale a Salerno per una tre giorni di masterclass dedicata agli allievi del conservatorio Statale di musica “G.Martucci”, non ha disdegnato di imbracciare il suo violino, per offrire un concerto alla cittadinanza, che si è ritrovata nel suo massimo. La prima parte della serata, affabilmente presentata da Concita De Luca, ha salutato la performance di Bron in duo con il suo unico allievo italiano riconosciuto e suo braccio destro Maurizio Sciarretta, e in trio con la pianista Alina Artemyeva. Nel panorama delle formazioni cameristiche, l’accostamento di strumenti ad arco si associa inevitabilmente con il quartetto o con piccoli ensemble di una dozzina di elementi utilizzati per il repertorio barocco. Senza dubbio l’uso di due violini, senza altri strumenti, è più raro, ma non per questo privo di fascino e di potenzialità espressive. La particolarità del timbro del violino e la sua cantabilità può efficacemente venire esaltata anche in composizioni dove si creino dei dialoghi fra due strumenti morfologicamente uguali ma, come accade per la voce umana, dotati ognuno di un proprio timbro specifico, che ovviamente deve essere evidenziato dall’abilità dell’esecutore. Quando due artisti navigati quali Zakhar Bron e Maurizio Sciarretta, “giocano” in duo, il risultato è destinato ad essere illuminante. Saranno queste personalità fortemente individualiste che si rifiutano di miscela, o sarà il  loro un dare e avere, come in tutti i grandi duo dovrebbe accadere? Al Verdi le personalità dei due sono rimaste distinte sufficientemente per consentire all’ascoltatore attento di distinguere chi stesse eseguendo la parte principale, ma il timbro di entrambi gli strumenti ha presentato, in particolare nei tempi lenti della Sonata di Sergeij Prokofiev, una miscela omogenea e piacevole. Nel trio-sonate di George Friedrich Handel, in sol minore op.2 n°7 per due violini e basso continuo, in questo caso realizzato dal pianoforte, l’interpretazione è risultata letterale, lontanissima dal gusto barocco, da quel fraseggio, da quell’atmosfera. Bron e Sciarretta hanno poi proposto il secondo dei gran duo concertanti, in re maggiore, dell’op.67, scritto da Ludwig Spohr nel 1824, diviso nell’intenzione tra slancio virtuosistico e intimo lirismo conformato alla voce dello strumento. I due solisti si sono ritrovati nel climax espressivo  del movimento lento, mal eludendo qualche sbavatura nei tempi veloci che si distinguono per quel loro virtuosismo brillante, ma mai superficiale. La gemma del programma è risultata la sonata in Do maggiore op.56 di Sergeij Prokofiev. Composta nel 1932 da una autonoma ispirazione dell’autore e senza nessuna commissione, è sostanzialmente una composizione che, nella sua ripartizione in quattro tempi, si ispira alla tradizione classica delle sonate a tre. Il linguaggio è ovviamente quello tipico dell’autore, che Zakhar Bron ha intimamente fatto suo, trascinando nel suo sentire, anche Maurizio Sciarretta, in base a una sua precisa scelta, la ricchezza e articolazione delle idee, coinvolgendo in tal modo l’ascoltatore, anche comune, che non vi ha potuto trovare motivi di noia o monotonia. Nei  movimenti Andante cantabile, Allegro, comodo quasi allegretto e l’Allegro con brio, si alternano idee musicali liriche ma anche con forte connotazione ritmica, non tralasciando spunti musicali della tradizionale popolare russa, che hanno ammaliato la platea. Zakhar Bron, nella seconda parte si è presentato da solo con la pianista Alina Artemyeva, la quale ha ricorso al cambio d’abito per l’occasione. Il duo ha regalato un tributo a Fritz Kreisler, attraverso pagine quali la scena dai campi Elisi dall’Orfeo di Gluck, Syncope, La petit wiener marsch, Gitana, la Serenade Espagnole di Chaminade e il tema della Fantasia op.131 in La minore di Schumann, in cui il violinista ha inseguito il senso della musica attraverso il segno sulla pagina, e il significato di ogni nota nel disegno della frase,  attraverso la libertà tecnica che ha costruito sulla sua pelle: la  bellezza di un suono comunque presente, l’esplorazione totale delle potenzialità dell’arco, la celebrata “cavata”, l’integrazione e la varietà del vibrato, il rigore ritmico sempre compatibile con la pulsazione naturale. Applausi scroscianti e diverse chiamate al proscenio sigillate dalla Meditation dalla Thais di Jules Massenet. Festa delle premiazioni con la consegna degli attestati di partecipazione ai corsisti Alessia Avagliano, Matteo Calosci da Ancona, Gennaro Cardaropoli, Daniele D’Andria, Roberto D’Auria, Giacomo Mirra , Concetta Pepere da Cosenza e Giovanni Zanon da Castelfranco Veneto, omaggiati dal direttivo del conservatorio Fulvio Maffia e Franco Massimo Lanocita, unitamente all’assessore Franco Picarone, attento ed entusiasta per l’intera durata dello spettacolo.

Olga Chieffi  

by olga.chieffi@virgilio.it