SIAMO IN UNA BARCA CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI

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Se l’Italia è questa e se abbiamo i governanti che abbiamo è perché noi li abbiamo votati. Gettiamo pure la croce addosso agli inquilini del Palazzo, ma ricordiamoci che quegli inquilini li abbiamo voluti noi. Più assistiamo a quelle scene nelle aule di Camera e Senato,  un tempo sacre,  e più sentiamo nostalgia di quelle frequentate dai vecchi statisti:  De Gasperi,  Einaudi, Scelba, Togliatti,  Nenni, La Malfa, Di Vittorio,  Saragat,  Malagodi,  Almirante, Berlinguer.  Una classe dirigente formidabile. Dove sono quei grandi professionisti della politica, vorremmo vederli risorgere, ma è un impossibile sogno. A quei saggi professionisti della politica, rimossi dalla vita e finiti sotto naftalina nel Pantheon della Patria, nel bene e nel male,  dobbiamo quello che siamo stati durante le loro reggenze. Dopo di loro: debiti fuori bilancio, promesse non mantenute, malversazioni, peculati, irrisioni di ogni merito, indifferenza verso ogni valore, disprezzo di ogni gerarchia.  Routiers che, con le dovute eccezioni, non si decidono a dimettersi e a passare la mano.  La politica è o dovrebbe essere un po’ scienza, un po’ arte nella sua prassi e nei suoi riti.  Quella  attuale, senza virtù, senza abnegazione, senza pudore, deve fare un esame di coscienza, deve capire dove ha sbagliato e perché. Deve fare ammenda dei suoi errori. Ma soprattutto, deve ritrovare quel senso dello Stato che è il presupposto per servirlo. Lo ha perduto da lustri, ma negli ultimi ne ha fatto strame.

Non ci facciamo illusioni su niente e su nessuno. Non ce ne facemmo neanche sul Presidente degli Stati Uniti George W: Bush, il più guerrafondaio dei Presidenti dal dopoguerra, quando all’ombra della Bibbia, decise l’invasione dell’Iraq e dichiarò che lo faceva per restituire la  libertà ad un popolo che l’aveva perduta e per instaurare la democrazia. La stessa di cui godeva e gode, il popolo yankee. Molti in occidente gli  credettero. Lo faceva in buona fede o in cattiva fede?  Non lo sappiamo. Quel che sappiamo sono le conseguenze che abbiamo viste e lette, le numerose perdite di innocenti vite umane e delle spese militari che hanno fiaccato pesantemente le finanze americane. Noi, ai ventilati buoni propositi  non ci credemmo. Egli non ebbe il coraggio di dire agli americani quello che gli sarebbe stato molto difficile dire: che il rais andava spodestato perché l’Iraq era un Eldorado di petrolio e uno dei bastioni più cruciali di un’area geopolitica strategica.

 Purtroppo, il prezzo del petrolio aumenta ogni giorno, anzi ogni ora, l’iva è aumentata Il costo dei  generi di consumo, le tasse, i costi dei trasporti, acqua, gas, luce, tassa spazzatura e dei  medicinali, sono in continua lievitazione. La sanità non naviga in acque migliori, I servizi pubblici che riceviamo sono scarsi o inefficienti. Abbiamo un debito di proporzioni  megagalattiche.   L’inflazione e la recessione incalzano. Tira una brutta aria.

 La situazione è grave, anzi gravissima e se i  “grandi”, ma anche i grandicelli, non correranno ai ripari, sarà l’apocalisse. L’Italia ha un mucchio di acciacchi e gli inquilini del Palazzo, causano tra loro vergognose risse e,  complici alcuni  mass media,  polemizzano sulle abitudini e debolezze sessuali del Ministro Tizio, dell’onorevole Caio o del personaggio Sempronio. O di questa o quella starlet, di questa o quella velina.  Con tutti i guai che abbiamo,  l’opposizione, una certa opposizione, invece di sfidare il governo su problemi vitali come il fisco, la sanità, la scuola, l’ordine pubblico, la giustizia, mette sul banco degli imputati e alla berlina, questo o quel potente,  con salaci commenti sul loro erotismo. E  chi mena la quadriglia nella politica e nella stampa si perde in chiacchiere e  maliziose indiscrezioni.

Chi ci capisce è bravo, ma nessuno è bravo perché nessuno ci capisce. Chi la vuole cotta, chi cruda, chi barzotta: né cotta né cruda.

Non siamo politici o politologi, e siamo felici di non esserlo. Quel che succede nel Palazzo, dove succede di tutto, non c’interessa come addetti ai lavori ( i nostri sono altri). C’interessa come osservatori e critici di un costume diventato malcostume e di una politica fatta di frasi fatte, luoghi comuni, che fanno comodo per prendere le cose alla larga. Per non affrontare come andrebbe affrontata una situazione d’emergenza. Parole, parole, parole, escamotage per mettere insieme il diavolo e l’acqua santa. Una coalizione tenuta insieme non dall’attak, che attacca tutto, ma dalla saliva del potere. L’opposizione non sta meglio. Tutti vogliono la leadership che il Cavaliere, forte del partito più forte in Parlamento, rivendica napoleonicamente  a se stesso: Ancora chi ci capisce è bravo, ma nessuno è bravo perché nessuno ci capisce. Sono anni che sentiamo proposte di miglioramenti da gente che rimescola le carte, raddoppiando in noi,  che non facciamo parte di alcun  Palazzo, quel buio che tanto contribuì a provocare. Ma c’è un limite a tutto.

 La manovra che è stata approvata, con tagli e tasse aumentate, non aiuterà certo le tasche degli italiani e in particolare, dei  pensionati e meno ancora delle famiglie che hanno già problemi finanziari di sopravvivenza per il lievitare del costo della vita e di tasse varie, della cancellazione in Campania delle esenzioni dai contributi per i medicinali anche ai disabili al 100% ed altri problemi finanziari connessi. 

Se siamo finiti in una palude, dobbiamo dire grazie ai padroni e padroncini del vapore di qualunque colore, distinguo indegni di una democrazia matura e rispettabile. In questa palude, se qualcuno non si assume le proprie responsabilità, non solo ci resteremo, ma sprofonderemo fino a soffocare.

Assumersi le proprie responsabilità non significa compiere gesti da eroi, ma diventare più seri e credibili. Il popolo è stufo, arcistufo di essere preso in giro, da chi, con il suo voto, si trova dov’è.

La situazione anche a Napoli non è incoraggiante, poco funziona e quel poco funziona male. Il turismo è in ginocchio a causa della insicurezza dei turisti per furti e pericolosi scippi. Napoli è stata cancellata dagli itinerari delle agenzie internazionali di turismo; gli alberghi e ristoranti ne soffrono le conseguenze finanziarie; i giovani non hanno possibilità di lavoro, le promesse fatte loro da esponenti politici in periodi elettorali, da anni, sono cadute nelle dimenticanze post elezioni. La miseria imperante, non solo spinge i più deboli a comportamenti illegali, ma avalla l’invito “fuitevenne”, rivolto ai giovani in varie occasioni, con la fuga all’estero, forse anche di qualche grande cervello.

Abbiamo letto su “Il Mattino” di Napoli, nelle lettere al direttore, che un lettore si domandava  “e se tornassimo alla lira?”  

Dopo anni dalla nascita della seconda sedicente sgangherata repubblica, il Paese in ginocchio e con il fiatone, ha bisogno di una salutare scossa, che lo risvegli dai problemi in cui è stato proiettato.  

Ma si aspetta forse che venga fuori un nuovo Masaniello su scala nazionale, con tutte le conseguenze connesse che la storia ci ha tramandate?

Qui, o tutti, ma proprio tutti,  ci rimbocchiamo le maniche e facciamo il nostro dovere, o la barca, già alla deriva, se qualche giocoliere non l’avrà fatta sparire, affonderà completamente con tutto l’equipaggio.

 Non resta che augurarci che Dio non ci abbandoni, se non ci ha già abbandonati.

 Alberto Del Grosso

 Giornalista Garante del Lettore di positanonews