VICO EQUENSE Salviamo “A villetta d’ ò Paraviso”

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Vico Equense – Ci andavamo tutti i giorni “ abbasc a villetta”, era il posto preferito da noi ragazzi del “centro storico”, per giocare a rincorrerci a perdifiato. Le grandi piante di quercia fornivano le “ghiande” che, con l’aiuto di un fiammifero da cucina trasformavamo in una piccola trottola, e poi si faceva a gara a chi riusciva a farle girare per più tempo, sul piano liscio dei bei sedili di pietra bianchi che, ruotavano intorno alle aiuole, sempre fiorite e ben curate. Quante volte giocando alla cavallina o a “ criscementone” – giochi semplici fatti di un sano divertimento, di cui ormai si è persa del tutto la memoria, qualcuno di noi cadeva malamente e tornava a casa malconcio, preoccupato più degli strilli della povera mamma che, per il dolore fisico procuratosi. I momenti più belli erano quelli primaverili, in particolare nel periodo pasquale quando incominciavano a passare per Vico Equense le macchine con i “ forestieri” dirette verso Sorrento e la costiera Amalfitana. La sosta alla villetta d’ò Paraviso era una tappa d’obbligo, tutti i conducenti napoletani o stabiesi di macchine da noleggio, giunte sul posto, fermavano le loro vetture e invitavano a viva voce, con un linguaggio del tutto particolare, fatto di frasi composte di parole napoletane, italiane, francese e inglese, a scendere per cinque minuti per ammirare il panorama più bello del mondo offerto appunto dalla “Luggiata d’ò Paraviso”. Com’eravamo orgogliosi noi ragazzi dei primi anni cinquanta di essere equensi e di abitare in un paese così bello, ammirato con tanta passione da persone provenienti da tutto il mondo. Ci sembrava di essere noi stessi belli e ammirati, figli di questa terra stupenda.

Fonte: Giuseppe Maffucci