SALERNO. SOCIETA´ AMATO: IL MISTERO DEL SUPER MUTUO

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C’è un mutuo di 27 milioni di euro concesso alla società «Antonio Amato & C. Molini e Pastifici», fallita il 19 luglio scorso, su cui si stanno concentrando le indagini della Procura di Salerno. Che ha messo sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta il cavaliere Giuseppe Amato, suo figlio Antonio, suo nipote Giuseppe, i due liquidatori Maria Francesca Napoli e Ignazio Amato, e l’imprenditore siciliano Giovanni Giudice (accusato di concorso). Si tratta di un finanziamento concesso il 24 luglio 2009 da un pool di banche: Unicredit Corporate Banking (capofila), Banco di Napoli, Mediocredito Italiano, Monte dei Paschi di Siena e Banca della Campania. Il pastificio avrebbe dovuto restituire l’intero importo entro 12 anni. Per ottenere il finanziamento, la società fallita avrebbe pagato una commissione di 507.519 euro. I documenti contabili, però, sembrano non chiarire a chi sarebbe stato versato questo mezzo milione di euro. E già l’ex commissario giudiziale Luigi Amendola, poi nominato curatore fallimentare quando l’ammissione al concordato è stata revocata dal Tribunale per lasciar posto alla sentenza di fallimento, insinua dubbi sul finanziamento nella prima relazione del 23 giugno scorso. Parte della cifra – ipotizzava l’avvocato – sarebbe stata usata per coprire alcune posizioni di conti correnti intestati alla società. Del restante denaro, però, non sarebbe stata trovata nessuna traccia. Senza tralasciate tra l’altro la presunta inopportunità da parte delle banche di trasformare credito vantato dagli istituti stessi in un mutuo. Ciò farebbe pensare addirittura d una presunta “abusiva concessione del mutuo”. Se il finanziamento di 27 milioni fosse servito alla famiglia Amato per concludere altre attività finanziarie è un dato che può accertare solo la magistratura inquirente. Al sostituto procuratore, Vincenzo Senatore, titolare delle indagini, è stato inviato l’intero incartamento che, prima della sentenza del crac, è rimasto nel fascicolo del collegio fallimentare. Gli indagati quindi dovranno chiarire anche questa circostanza, oltre a dover fornire spiegazioni sui 19 assegni trovati nella documentazione contabile che sembrano non avere una provenienza precisa. Finora nessuno dei sei indagati (eccetto il siciliano Giovanni Giudice, che ha depositato una memoria difensiva in Procura) ha chiesto di essere ascoltato dal pubblico ministero. Il curatore fallimentare, tra l’altro, ha inviato a tutti un sollecito a deporre di fronte a lui. Ma finora non è arrivata nessuna risposta. Nulla esclude, però, che già la prossima settimana qualcuno degli Amato finito sotto inchiesta possa accettare l’invito dell’avvocato Amendola. I legali di fiducia degli indagati stanno infatti lavorando in questa direzione. Qualora ciò dovesse accadere, il contenuto dell’audizione sarà trasmetto immediatamente al sostituto procuratore Vincenzo Senatore. Che ha delegato il nucleo tributario della guardia di finanza agli accertamenti contabili.

tratto da corrieredelmezzogiorno.corriere.it

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