Locorotondo (BA). Il canto delle pietre. Brigantesse e briganti nella letteratura dei vinti e il destino di Maria Sofia.

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Articolo di Maurizio Vitiello – Dopo Francesco II a chi saranno intitolate vie e piazze …

 

 

Perché non intitolare strade e piazze a Maria Sofia e Francesco II, ai Martiri della Vandea e anche a Carmine Crocco?

L’Unità d’Italia si rispetta dando voce ufficiale anche ai vinti, all’altra storia.

Una forte provocazione è stata lanciata da Pierfranco Bruni nel corso del Caffè filosofico di Locorotondo durante la presentazione del saggio: “Il canto delle pietre. Brigantesse e briganti nella letteratura dei vinti e il destino di Maria Sofia”

Caffé filosofico, nel Sagrato della Chiesa di San Giorgio Martire a Locorotondo (Ba), al ritmo anticonformista, ironico, con il tamburo battente delle provocazioni e della rilettura storica sia del Risorgimento e, soprattutto, dell’Unità d’Italia nell’intervento molto giocato di Pierfranco Bruni, che ha pubblicato, di recente, insieme a Gerardo Picardo, Neria De Giovanni, Marilena Cavallo e Micol Bruni, il saggio: “Il canto delle pietre. Brigantesse e briganti nella letteratura dei vinti e il destino di Maria Sofia” (Pellegrini editore) con un Cantos iniziale dalla “spaziatura” poundiana dello stesso Pierfranco Bruni dedicato ai briganti, alle brigantesse e alla figura di Maria Sofia.

A fare da controaltare, ma con delle sottili venature storico-letterarie, sono stati gli studiosi Marilena Cavallo, saggista e docente, che si è soffermata sulla letteratura dei vinti e Roberto Russano dell’Università degli Studi di Bari.

A ben coordinare è stato il filosofo Antonio Cecere.

Già il titolo del Caffè si prestava ad aprire la danza delle provocazioni: “Mi sono battuto per una bandiera: qui si fa (o si rifà) l’Italia.”

Cogliendo in pieno l’interrogativo posto dal tema, Pierfranco Bruni, con la sua ironia e la profondità, ha subito stimolato il pubblico sostenendo che è errato insistere sul concetto di Risorgimento, perché l’Italia nel contesto ottocentesco non doveva risorgere da alcuna cenere, in quanto esisteva già da sette secoli con le sue glorie rinascimentali e con le sue dignità.

Pierfranco Bruni ha segnalato: “Doveva soltanto liberarsi dall’invasore e invece in pieno Ottocento è stata invasa dai piemontesi e dalle tesi cavouriane scritte non in lingua italiana, ma addirittura francese”.

Ha sostenuto, poi: “Non è concepibile, provocando culturalmente, intitolare piazze, strade, busti soltanto a Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanale lasciando nel dimenticatoio l’altra storia, quella dei vinti, che aveva come riferimento personalità come Maria Sofia, Francesco II e tutti quelli che la storiografia ufficiale ha definito criminali, ovvero da Carmine Crocco a Michelina De Cesare”.

“Non è possibile celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia pensando di escludere i vinti meridionali. È inaccettabile non ricontestualizzare e non rileggere con i parametri storici e scientifici una storia che appartiene ad una Nazione che si chiama Italia, ovvero la Patria Italia.”

Marilena Cavallo si è soffermata, invece, sul ruolo popolare e sulla letteratura prodotta nella fase pre e post unitaria con una entratura in quel brigantaggio delle brigantesse che hanno raccontato con la loro testimonianza esempi significativi di donne, madri e rivoluzionari.

Roberto Russano ha cercato di contestualizzare la vulgata antiborbonica e sabauda dal punto di vista storiografico e istituzionale.

Numerosi gli interventi del pubblico, che si sono soffermati, in modo particolare, sulle provocazioni offerte da Pierfranco Bruni, il quale ha insistito nel sostenere che “Sarebbe opportuno smetterla con la retorica e le liturgie risorgimentali perché insistono ormai altre storie o altre verità che vanno definite e non si può dire che i buoni stavano con i Savoia e i cattivi con i Briganti”.

Proprio in conclusione, è arrivata la provocazione più forte da parte di Bruni nell’invitare a intitolare strade ai non vincitori della guerra civile del 1861.

Bruni, sempre con la sua ironia e usando metafore molto colorite, ha precisato: “Il Brigantaggio politico lo si legge ancora con i retaggi del perbenismo, ma vogliamo veramente ricostruire la storia di Carmine Crocco, dei Sanfedisti, della Vandea, di Maria Sofia, del brigante Ninco Nanco dentro ciò che è stata definita Unità d’Italia? E allora cominciamo con intitolare strade ai martiri della Vandea, al Cardinale Ruffo, a Francesco II e Maria Sofia e perché no anche a Carmine Crocco. Si parla di storia condivisa o di storia subita. Bisognerebbe riscrivere e impossessarsi di altri documenti per capire di più la storia e le storie. Io non posso condividere una invasione che ha distrutto la storia mediterranea del Regno di Napoli. Ma non celebriamo soltanto in modo retorico le liturgie nelle quali questo nostro Sud non si identifica?”.

La serata del Caffè filosofico è stata organizzata dalla Emittente radiofonica comunitaria cattolica di Locorotondo “Radio Centro” con il Patrocinio del Comune di Locorotondo.

Nel corso della manifestazione sono stati letti brani di lettere, di proclami e di canti risalenti al contesto storico della metà dell’Ottocento sino al famoso testo “Brigante se more”.

Ricordiamo, prima di chiudere, che esiste ad Arco, in provincia di Trento, Via Francesco II di Borbone e, ironia della sorte, al n. 1 c’è il Tribunale per i Diritti del Malato – in questo Stato malato, è tutto dire. –

 

Maurizio Vitiello

 

 

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