Berlusconi preme: fare presto ma teme il calo nei sondaggi

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ROMA. Adesso «basta». La manovra deve passare così com’è. Silvio Berlusconi ha chiuso l’ascolto a tutte le lamentele (moltissime) provenienti dalla maggioranza, dando il via libera al licenziamento del testo che dovrà essere tradotto in legge, ovvero essere approvato definitivamente, entro le prossime due settimane. Il Cavaliere non è certo soddisfatto, ma deve ingoiare l’amaro boccone che lo sta portando al tracollo nei sondaggi.

La pressione dei mercati, con lo spread tornato pericolosamente a salire, dei vertici della Ue e il timore di smottamenti interni ha convinto il premier a puntare a una rapida approvazione della manovra. Il malcontento ovviamente resta, soprattutto nel Pdl. La Lega infatti, incassato lo stop sulle pensioni di anzianità, ha deciso di mollare la presa sui tagli ai Comuni: «Si finirà il lavoro entro la fine della settimana e si finirà così. Niente di straordinario», ha sentenziato Roberto Maroni, il ministro dell’Interno che a nome del Carroccio si era fatto carico di difendere gli interessi dei sindaci.

 

«Con questo poco tempo a disposizione di più non si poteva fare» è il ragionamento del premier che ora ha ben altri problemi a cui rivolgere l’attenzione. Nel Pdl però c’è sconforto. Soprattutto tra gli amministratori locali. Tant’è che c’è chi giura che Roberto Formigoni (e anche Gianni Alemanno) siano prossimi a una mossa di rottura. Per il momento si accontentano di lanciare durissimi attacchi all’indirizzo del governo e lunedì torneranno a protestare.

Ci si muove in ordine sparso. I pasdaran di Miccichè (il sottosegretario alla Presidenza leader di Forza Sud) cantano vittoria per l’approvazione dell’emendamento che impedisce di espropriare le regioni del Mezzogiorno dei fondi Fas. Ai ministri invece non resta che leccarsi le ferite per i tagli che li attendono.

I sondaggi indicano il Pdl in discesa e la fiducia in Berlusconi ai minimi. Ma «margini non ce ne sono, dobbiamo chiudere», è il ragionamento che si fa ai piani alti del partito del Cavaliere. Una corsa contro il tempo che ha visto ieri esaminati circa un terzo dei 1.300 emendamenti presentati e che a Palazzo Madama si concluderà la prossima settimana.

Il rapporto tra il premier e Giulio Tremonti non è certo migliorato. Il ministro dell’Economia continua ad essere accusato di «mancanza di ascolto». Ma a dare il via libera alle mosse di Tremonti – anche sul fronte dell’inasprimento delle sanzioni contro chi evade – è stato proprio Berlusconi, il quale in cambio ha ricevuto la cancellazione del contributo di solidarietà, la cosiddetta super-Irpef. Qualche aggiustamento il ministro l’ha concesso, come la salvezza del 25 aprile e del 1° maggio, ma poco altro.

Nessuno dubita che la manovra passerà. Nonostante le critiche, anche l’opposizione è pronta a dare il suo contributo evitando atteggiamenti ostruzionistici. Certo se dovesse arrivare la richiesta del voto di fiducia l’atteggiamento potrebbe cambiare, ma non più di tanto vista anche la moral suasion del Quirinale.

Piuttosto già si guarda al dopo. Alla Camera una volta esaurita la pratica della manovra, e in attesa della legge di stabilità, ci si concentrerà sul caso Milanese, l’ex consigliere di Tremonti su cui pende una richiesta di arresto da parte della Procura di Napoli. «Vediamo che fa la Lega…», dicono maliziosi nel Pdl. Difficile che Bossi e i suoi possano avere un atteggiamento diverso da quello mostrato nei confronti dell’altro deputato del Pdl Alfonso Papa, che finì in carcere proprio per i voti del Carroccio uniti a quelli dell’opposizione. E per Milanese potrebbe andare anche peggio, visto su di lui graverà anche il malcontento nei confronti di Tremonti.

La manovra resta però al momento la priorità e nessuno sembra intenzionato a fare sorprese. La tenuta del Governo non è in discussione. Anche perché nessuno al momento intravede alternative e il terrore di andare a votare, induce tutti a rimettersi in riga.

fonte.sole24ore

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