LIBIA, LA BALIA TORTURATA DA HANNIBAL GHEDDAFI VIDEO

0

 

TRIPOLI – Gettata in un angolo di casa come un cane, denutrita, costretta a dormire a terra e con sul volto i segni inequivocabili dei maltrattamenti subiti, simili a torture. Il crollo del regime a Tripoli ha iniziato a far emergere storie sconcertanti sul comportamento della famiglia Gheddafi. Come quella della balia etiope, Shweyga Mullah, dipendente di Hannibal, considerato la ‘testa calda’ tra i figli del colonnello, ritrovata in condizioni disperate da una troupe della Cnn in un complesso residenziale dei Gheddafi nella capitale libica. Lì in una delle numerose stanze delle ville del compound con vista direttamente sul mare, Shweyga ha raccontato la sua storia, una testimonianza cruda delle angherie subite da Hannibal e dalla moglie, Aline. È il racconto di una vera e propria casa degli orrori che emerge dalle parole della balia, malgrado l’opulenza degli arredamenti, gli stucchi e le piscine, le bottiglie vuote di scotch e di champagne rosè Laurent Perrier trovate dai giornalisti sul bordo di lussuose vasche idromassaggio Jacuzzi.

È un vero e proprio choc vedere le immagini video di Shweyga, 30 anni, bruciata da Aline in un momento di collera e costretta ad indossare un cappello e il velo per coprirsi il volto sfigurato dal fuoco. Tre mesi fa la giovane donna aveva rifiutato di picchiare la figlia di Aline e Hannibal che continuava a piangere. La moglie del figlio del colonnello aveva punito quell’ ‘insubordinazione’ senza pietà. «Mi ha trascinato in bagno – ha denunciato con voce apparentemente calma la balia, che da circa un anno lavorava per i Gheddafi – mi ha legato i piedi e le mani dietro la schiena. Poi mi ha tappato la bocca e iniziato a versare acqua bollente sul capo». I segni di quella ‘punizione’ sono tangibili. Shweyga ha cicatrici, alcune anche recenti, sul capo, sulle gambe e il busto.

Secondo il giornalista della ‘Cnn’ che l’ha incontrata, del liquido trasparente, probabilmente plasma, le esce da una delle ferite aperte. Dopo quell’episodio uno dei suoi colleghi l’aveva portata in ospedale per farla curare. Ma il suo ritorno a casa era stato ancora più terribile. Venuta a conoscenza di quanto accuduto, Aline aveva gettato la balia fuori di casa. «Avevo freddo ed ero senzo cibo ed acqua. Lei ha detto a tutto lo staff che se mi avessero nutrito avrebbe fatto lo stesso a loro». Shweyga era costretta a guardare i cani che mangiavano mentre sentiva aumentare i morsi della fame. «Ho lavorato un anno intero e non mi hanno dato un centesimo – conclude la balia – ora voglio andare in ospedale. Non ho denaro, non ho niente».

Le torture inflitte alla donna sono solo l’ennesimo episodio di violenza che riguarda uno dei figli di Gheddafi. Seif al-Islam, l’erede designato è atteso da un processo della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità e Khamis, forse ucciso ieri, ha guidato barbaramente la repressione contro gli antigovernativi. Hannibal è da anni ritenuto la ‘testa calda’ della famiglia. Dopo essersi distinto per il lavoro svolto nell’industria nazionale petrolifera, nel 2008 aveva portato la Libia a una crisi diplomatica con la Svizzera. Dopo il suo arresto per avere aggredito due cameriere a Ginevra, Tripoli aveva scatenato un’offensiva contro Berna, espellendo i diplomatici svizzeri e boicottandone i prodotti. Già nel 2001 Hannibal aveva aggredito tre agenti di polizia in Italia e nel 2005 era stato accusato di avere picchiato una ragazza a Parigi.

fonte:leggo