In ricordo di Tommaso Biamonte

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E’ trascorso un anno dalla scomparsa di uno dei grandi vecchi della nostra sinistra storica. Ne ripercorriamo la carriera politica

 

 

 

 

 

Di Olga Chieffi 

 

Un anno è trascorso dalla scomparsa di Tommaso Biamonte, uno degli ultimi grandi vecchi della sinistra salernitana, sopravvissuto solo di qualche giorno alla dipartita del suo compagno Peppino Amarante. Mercoledì 7 settembre, alle ore 19,30 verrà celebrata una messa dal parroco di famiglia Don Enzo Rizzo, nella chiesa di Sant’ Agostino, ma il ricordo di tutti è in primo luogo per quel burbero benefico, integerrimo e dalle spalle forti, da pugile, qualità sui cui ha fondato il suo percorso nelle fila del Partito Comunista. Calabrese di ferro, nato quel 15 novembre del 1921, tra i monti di Gimigliano, nello stesso anno della scissione di Livorno, che dette vita al Partito Comunista Italiano per mano di Antonio Gramsci e Amedeo Bordiga, Tommaso partecipò alla Resistenza, membro della gloriosa “Brigata Garibaldi”, per poi trasferirsi a Salerno e legare il suo nome a quello della famiglia Chieffi, sposando nell’aprile del ’48 Franca, la secondogenita di Italo e sorella di Mary, primo consigliere comunale donna nel 1946. Il compagno Tommaso sostenuto dalla famiglia Amendola, in particolare da Giorgio e Pietro, bruciò le tappe, divenendo consigliere comunale, alla guida di un’opposizione critica e fattiva del regno di Don Alfonso, il Sindaco-patriarca. Di lì, nel 1968 varcò per la prima volta la soglia della Camera dei Deputati, con a fianco Gaetano “Ninì” Di Marino. Ma la carriera di Tommaso non si è mai limitata a sedere sugli scranni delle due camere del governo, da Deputato, ancora, e da Senatore, nonché da primo cittadino di Amalfi, è stato sempre vicino alla gente, di tutte le correnti politiche, poiché “il partito comunista è un partito popolare, grande, unito”. Migliorista e meridionalista, è stato a fianco di Emanuele Macaluso e Giorgio Napolitano, uomini chiave della cosiddetta “nebulosa berlingueriana”, prodotti della covata di Amendola, sostenitori del rigore economico e di una politica dalle larghe intese, indirizzati maggiormente verso un sano pragmatismo, più che divenire baluardi degli ultimi residui ideologici. Una vita, la sua, trascorsa quale difensore dei diritti della gente, dei più umili, sino a chiudere la sua carriera quale esponente Senior della CGIL. Tornare a parlare di Tommaso Biamonte non è solo un modo per rendere omaggio alla sua memoria, ma un invito a tramutare il ricordo in un bisogno di riflessione su alcune idee e intuizioni che conservano una straordinaria attualità e universalità. Tommaso ha attraversato quasi un secolo di storia economica, politica e sociale segnato dalle idee e dalle lotte del movimento operaio e del socialismo, “Conquiste – amava citare Enrico Berlinguer – sia sul terreno economico e sociale, sia su quello culturale e politico che hanno portato ad una espansione della democrazia a beneficio di tutti”. Ed è appunto su queste conquiste e sui valori di democrazia e libertà , su un pluralistico concorso di forze, laiche e cattoliche che si basava la “visione” di Tommaso e dello stesso Amarante. Come spiegare ai giovanissimi l’idea di una democrazia piena, vissuta come costante compartecipazione di tutti ai problemi, e alle scelte, collettivi: la democrazia più piena e più alta, figlia legittima della Resistenza che entrambi avevano attivamente vissuto? Un aiuto ci viene dall’ultimo lavoro di Pietro Ingrao “Indignarsi non basta”, un libro intervista pubblicato dalla Aliberti editore, in cui afferma “Pratica il dubbio ogni volta che l’agire collettivo contrasta col tuo sforzo di essere libero”. Ai tempi di Tommaso, Peppino e Pietro, l’indignarsi era tutt’uno con l’impegnarsi per tutti e tutto: facevano politica, loro. Vi è ancora un elemento del ricco patrimonio di Tommaso da far rivivere. La tensione ideale e morale che lo ha costantemente sorretto nella sua opera, il modo di intendere la politica come servizio per il bene comune, come riforma morale e intellettuale per la liberazione dell’Uomo. Nella emozione e nella commozione che ci pervase lo scorso luttuoso agosto, era pienamente riflessa la sua intensa lezione politica e umana. In tempi usa e getta come quelli che stiamo vivendo, questo aspetto della sua eredità rappresenta non solo un insegnamento da non disperdere, ma una via, un comportamento da recuperare e seguire.

 

 by olga.chieffi@virgilio.it