Ricordo di Enzo Baldoni, morto sette anni fa

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L’annuncio arrivò di sera, sette anni fa. Ora di Baghdad, naturalmente: una riga, a scorrere, su al Jazeera che metteva fine alla vita spericolata generosa follemente curiosa di una balena. Avrei tante cose ancora da dirvi di lui: sui misteri irrisolti soprattutto, sui semi che ha lasciato, anche su questa foto che – ormai lo posso confessare – gli scattai quasi come sberleffo, come si fa tra ragazzini per rispondere alle tante che lui faceva a me nonostante l’inferno che ci avvolgeva. “Sai, tu sei famoso potrebbero risultarmi utili….” mi diceva bersagliandomi divertendosi ai miei scongiuri senza sapere che invece sarebbe stata questa, la mia a lui, a entrare purtroppo nella storia (le sue a me non le ho viste e non le vedrò mai purtroppo). Di Enzo è stato detto tutto, ma sicuramente prevale la sua grande infinita ironia. Capace di cazzeggiare su qualsiasi cosa e su qualsiasi persona. Talmente piena e coinvolgente quella voglia di giocare che preferisco allora credere a uno scherzo, alla solita goliardata baldoniana. Insomma, che si ripresenti all’improvviso e ci prenda per i fondelli, alla faccia anche di quel funerale a Preci fatto per far contento suo padre, uomo all’antica, un tipo proprio in gamba per fare un figlio così. E anche, magari, per fare la conta degli amici veri (tranquillo, erano tanti). Enzo, ti voglio bene.  (dal blog di Pino Scaccia)
 
Io amo la semplicita’ che si accompagna con l’umilta’. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare. Il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Perchè lì c’è la verita’, lì c’è la dolcezza, lì c’è la sensibilita’, lì c’è ancora amore. (Alda Merini