La tenerezza che guarisce

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T – La tenerezza di una guarigione

 

“Ogni essere  e ogni esserci è in uscire . è un’esplosione di forze addominali , viscerali, che ci spinge fuori , ci dà alla luce , ci mette faccia a faccia con la dignità della vita pur passando un punto che sembra di morte. E’ tempo di donne, tempo di madri , inventate da Dio quando si stancò di amare gli uomini perché il maschile non sapeva più trattare la vita, come oggi non sanno più trattare l’amore. E’ tornato il tempo della “ Donna”.Torneranno gli uomini che stanno accanto alle donne? “( fra B.M.Fusco)

 

Sono belle e profetiche parole di un frate appartenente all’Ordine dei Servi Di Maria , da secoli uomini consacrati  al culto della Madonna  e alla valorizzazione del femminile nel mondo laico e religioso. E’ tempo di madri , dice il testo, ovvero di portatrici di vita e di luce ,ma che allo stesso tempo conoscono anche il buio, aggiungo io, che sono sia donna che madre. Dire donna dice danno, cita ironicamente un vecchio detto , ma anche questa volta farei una postilla , dire donna da sempre ha fatto e fa ancora( speriamo!)dire anche bellezza sia in senso  fisico che  spirituale e di bello ne abbiamo sempre molto bisogno, perché come affermava Dostoevsky nella sua opera l’ Idiota soltanto  “la bellezza salverà il mondo”! 

 

Gesù amava le donne, portava loro rispetto e  affetto , le considerava persone in un’epoca storica in cui ad esse era negato anche il diritto di parola e quindi  di esistenza visibile. Potremo dire che è stato il primo “ femminista”senza  però quegli  aspetti negativi che spesso associamo a questo termine. Per Gesù l‘essere umano era un valore prezioso , irripetibile da conoscere e amare nella sua singolarità, senza prevaricazione o possesso,perciò quando Gesù incontrava  gli uomini e le donne nei racconti evangelici ,li incontrava singolarmente e mai come massa anonima, Lui era ed è in questo momento come allora, la salvezza di ognuno di quelli che incontra e di cui consoce la vita e le vicende, li consola e li guarisce a volte anche fisicamente , ma sempre  con enorme  tenerezza. La tenerezza di Gesù per l’uomo non conosce limiti o spazio e nemmeno umana gratitudine ,perché come descriveva Sant’Agostino “ la misura dell’amore vero  è amare senza misura”. C’è un brano del vangelo di Marco ( cap.5,25-35)che a me piace molto, perché parla (e sembra quasi di toccarla) proprio della tenerezza di Gesù verso una donna malata ,in questo caso l’emorroissa . Così racconta il testo”  Una donna che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici , spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù,  venne tra la folla  alle Sue spalle, e gli toccò il mantello .Diceva infatti:Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”( Mc.5,25).Sono  parole scarne ed essenziali, nello stile di Marco ,ma di una profondità e di una fede incredibile. La donna ,considerata impura  per gli ebrei, non ha il coraggio di chiedere apertamente , non se ne sente degna ,vuole quasi strappare la guarigione a Gesù , sa di non recargli alcun danno e allora tocca il suo mantello in mezzo alla folla .(Immaginiamo di essere noi al suo posto nel racconto) La donna osa  solo sfiorare il mantello di Gesù ,perché  sente che basta questo per farsi ascoltare da Lui!!  Il suo comportamento che la fa occultare il mezzo alla gente è pieno di paura e disperazione .Quante volte anche noi facciamo lo stesso , ci nascondiamo tra la gente se abbiamo problemi seri di salute o altro , ci sentiamo degli  impuri agli occhi del mondo e anche a quelli  di Dio, ma chissà se osiamo toccare il lembo della divinità con la mano della fede per chieder aiuto come ha fatto l’emorroissa …..E nel racconto di Marco Gesù dirà :Chi mi ha toccato?  Domanda che suona  quasi assurda ,ma tra tanta gente che spinge e urta, Gesù sente e percepisce solo il tocco leggero,ma disperato di una povera donna.

 

Dalla fede del personaggio alla fede di noi che leggiamo , questo è il cammino che ci mostra Marco, infatti il vangelo necessita sempre di nuovi lettori e nuove letture , il testo sacro  resta come morto, in attesa,  finchè un nuovo lettore non lo riapre,ogni volta si opera una resurrezione. Così Gesù pubblicamente renderà quella donna “pura” guarendola  davanti a tutti e mostrando anche a noi che leggiamo, la sua grande attenzione e considerazione per la dimensione della malattia  , considerandola come un qualcosa da rispettare e da curare compassionevolmente in tutti i modi. Gesù riconosce il potere della malattia che gli è davanti mentre la donna con la sua fede gli riconosce il potere di guarigione e si prostra ai suoi spiedi,sfiorandolo senza potersene però impossessare . Come scriveva S.Efrem il Siro “ Prima il Signore scoprì la fede occulta della donna, poi offrì una guarigione manifesta”

 

La folla intorno a Gesù tace e forse non capisce nemmeno cosa è accaduto , tranne i discepoli stupiti che il maestro abbia riconosciuto chi lo aveva toccato in modo “diverso” tra tanta gente accalcata. In mezzo a questa folla del racconto evangelico, fatta di un’ umanità ottusa e troppe volte  cieca dai fronte al Bello che gli passa accanto, ci sono anche io che termino con le parole dell’Abbè Pierre  che mi  risuonano cariche di speranza per il mondo:” Rinnoviamo il nostro impegno di lavorare per dare pane a quelli che hanno fame , ma fame a quelli che hanno pane”

 

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Trudy Borriello