CILENTO. Vassallo, «Il sindaco pescatore» raccontato dal fratello (in un libro)

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SALERNO – «Angelo Vassallo diceva sempre: io non ho nemici. Però alla fine anche lui ce l’aveva e dopo un anno purtroppo non sappiamo ancora chi sono». Nello Governato, ex centrocampista della Lazio con 258 presenze complessive e già dirigente sportivo dei biancocelesti negli anni ’90 in cui trionfano in Italia e in Europa, per la sua quarta fatica da scrittore ha scelto la storia umana del sindaco di Acciaroli trucidato sulla via di casa il 5 settembre di un anno fa. Una scelta quasi obbligata: la figlia, infatti, ha sposato il fratello di Angelo Vassallo, Dario, che con la Fondazione istituita nel nome del primo cittadino cilentano porta in giro per l’Italia i valori e l’esempio del congiunto barbaramente ucciso. «Il sindaco pescatore» è il titolo del libro edito da Mondadori (144 pagine, 17 euro), scritto da Dario Vassallo e Nello Governato con prefazione di Riccardo Iacona, che uscirà il 1 settembre e che sarà presentato il giorno 5 ad Acciaroli, proprio nel primo anniversario di quel misterioso delitto. Governato, come nasce l’idea di questo libro? «Nasce per mantenere vivo il ricordo di Angelo, è un lavoro di documentazione fatto giorno dopo giorno con mio genero che parla in prima persona. Io mi sono limitato a raccontare ciò che lui mi ha raccontato ogni qualvolta era libero dal lavoro (fa il medico, ndr)». Angelo Vassallo tra pubblico e privato, dunque? «Lui parlava poco delle sue cose personali, preferiva soffermarsi sulle iniziative che portava avanti al comune. Però era un pò il capofamiglia di sei fratelli, cinque maschi e una femmina, molto uniti tra loro che lo ammiravano, e l’ammirano, molto. Io non avevo un rapporto così intenso con lui, ci vedevamo solo d’estate. Non lo consideravo così grande perché non lo conoscevo così bene». Giocavate a calcio assieme? «Non è mai capitato. Anche se Angelo giocava da centrocampista, proprio come me, all’epoca in cui era in collegio dai frati per le scuole medie». Interviene Dario Vassallo. «C’è un episodio della nostra gioventù che abbiamo riportato nel libro e che Angelo ricordava spesso senza vergognarsi della nostra povertà: eravamo cinque fratelli e una sorella e il problema era chi si svegliava prima la mattina per indossare l’unico jeans a disposizione». La copertina La copertina In un anno si è parlato molto di Vassallo, sicuramente molto più di quanto se ne parlasse in vita. Governato, che immagine di lui viene fuori dal libro? «L’immagine di un uomo generosissimo, che per fare politica ci ha rimesso un sacco di soldi. Ciò che guadagnava da sindaco lo spendeva per tenere i contatti con la gente, pagava a tutti il caffè al bar, anche a quelli che poco prima aveva sgridato perché non avevano parcheggiato bene. Un uomo amante degli animali, stava sempre con Fortunella e a casa aveva altri dodici cani, molto preciso, voleva che tutti avessero i gerani alle finestre perché diceva che con quel tipo di strutture stavano bene». Vassallo però non si limitava solo a sgridare chi parcheggiava male ma più di una volta è intervenuto per cacciare via da Acciaroli gli spacciatori di droga. Sono loro ad aver voluto la sua eliminazione? «Andava personalmente sul pontileper mandarli via, certo, può essere stata una vendetta. Anche perché nell’ucciderlo è stato consumato un odio particolare. Sette colpi di pistola a bruciapelo: c’è stata la strage della persona». Interviene nuovamente Dario Vassallo. «Mio fratello mi raccontava spesso che non ce la faceva più a dover difendersi contro altre parti dello Stato come Soprintendenza, Demanio, Capitaneria di Porto. Credo che sia andato almeno cento volte al tribunale di Vallo a rappresentare il comune. C’era, che so, una denuncia sui lavori al porto e allora il magistrato fermava i lavori e stabiliva che un pontone prelevasse dieci massi per analizzarli, verificare se contenevano plastica, come era stato denunciato. La plastica naturalmente non c’era ma così si perdeva solo un sacco di tempo». E’ per questo motivo che esattamente un anno fa proprio al nostro giornale dichiarava ‘La Lega ormai è la nostra ultima speranza’? «Nel libro c’è anche quest’intervista, dettata sicuramente da un impeto di rabbia. Angelo dalla Lega avrebbe voluto prendere il buono che c’è in un momento in cui viveva un rapporto difficile con il Pd». Già, la mancata candidatura al Parlamento. «Un episodio che abbiamo riportato citando il politico del Pd, Goffredo Bettini, che non vide neanche la sua candidatura. Il curriculum fu mandato due volte in una busta neppure aperta». Chi c’è nel libro oltre ad Angelo Vassallo? «C’è la sua squadra fidata, quelli che stanno continuando oggi nel suo segno: l’attuale sindaco Stefano Pisani, l’ex vicesindaco Carla Ripoli. Ma anche l’ex segretario comunale Gerardo Spira e l’ingegnere Eugenio Lombardi del pool di tecnici di cui Angelo si fidava ciecamente. E poi ci sono le testimonianze d’affetto raccolte tra la gente, quella molto commovente di un vecchio pescatore e due-tre lettere di bambini scelte tra le tante inviate». Com’è un anno senza Vassallo? «È un anno di lutto, di pianto, indescrivibile. Ma nel libro non si parla di morte ma di vita. Anche perchè Angelo diceva che la morte fa parte della vita». Il suo ultimo libro si intitolava ‘Matthias Sindelar, il campione che non si piegò ad Hitler’. A chi non si è piegato Angelo Vassallo? «Al potere nascosto al quale rendeva quasi impossibile costruire ad Acciaroli o a quello che forse non voleva che si esportasse nel resto del Cilento il modello di raccolta differenziata che lui, artefice della buona politica al Sud, aveva adottato con successo nel suo comune».

Gabriele Bojano IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO