GB, SQUALO SBRANA 30ENNE IN VIAGGIO DI NOZZE –

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LONDRA – Un viaggio di nozze che finisce in tragedia. Quello di un trentenne inglese del Lancashier, ian Redmond, morto dilaniato da uno squalo mentre si trovava in luna di miele con la moglie a Praslin, una delle isole delle Seychelles. Stando a quanto riferito dalla polizia locale, citata dai media britannici, l’uomo ha riportato ferite gravissime nell’attacco avvenuto ieri al largo della spiaggia Anse Lazio. «Ha perduto moltissimo sangue», ha detto un portavoce della polizia. La moglie era sulla spiaggia quando alcuni pescatori hanno recuperato in mare il corpo di Redmont e lo hanno trasportato a terra. Secondo alcune testimonianze, la donna ha sperato fino all’ultimo che il marito sopravvivesse nonostante le gravi ferite. Due settimane fa un francese di 36 anni è stato attaccato da uno squalo nella stessa regione. Il governo delle Seychelles ha imposto oggi il divieto di balneazione nella zona. LA TESTIMONIANZA C’erano anche italiani sull’isola Praslin, nell’arcipelago delle Seychelles, tra i testimoni della morte del turista inglese dilaniato da uno squalo. Un giovane torinese, I.F., si è messo in contatto con l’ANSA e accusa le autorità locali di avere sottovalutato il pericolo, nonostante il due agosto un altro turista (francese) è morto dopo un attacco dello squalo. «In due settimane – dice al telefono da Praslin – sono morte due persone, attaccate a 25-30 metri da riva. Eppure, non c’era alcun cartello o avviso negli alberghi che mettesse in allarme i turisti. E sulla spiaggia non c’è alcuna postazione di soccorso. Ieri, inoltre, l’ambulanza è arrivata 40 minuti dopo ed era un furgoncino senza medico a bordo». Il turista torinese racconta di avere richiamato a riva una coppia di tedeschi che si era spinta troppo al largo, poco prima dell’attacco dello squalo all’inglese in viaggio di nozze. Era sulla splendida spiaggia di Anse Lazio, una tra gli angoli più belli dell’isola dove hanno trascorso la luna di miele il principe William e Kate. Proprio sull’Anse Lazio, tra l’altro, furono girate scene del film ’10’ con l’attrice Bo Derek nel massimo del suo splendore. «L’inglese si era buttato in mare da un catamarano e poco dopo l’acqua è diventata rossa. C’e stato trambusto attorno all’imbarcazione, a una ventina di metri dagli scogli, e poi è arrivato un gommone a gran velocità – racconta I.F. -. A bordo c’era un giovane inglese con un braccio staccato, usciva solo l’osso dalla spalla, e una gamba maciullata e strappata all’altezza della coscia. Una scena terribile. Tra le persone in spiaggia c’era un medico – prosegue il turista italiano – che ha cercato inutilmente di salvargli la vita, bloccandogli con un laccio l’arteria femorale. Ma ormai il poveretto era dissanguato. Mai, ci dicono gli abitanti, in questo paradiso naturale c’erano stati attacchi di squali, speriamo che adesso le autorità prendano provvedimenti e facciano abbattere quell’animale così stranamente aggressivo che non si accontenta di attaccare i bagnanti ma li fa a pezzi». A Praslin, conclude il turista torinese, «ci sono tantissimi italiani, francesi, tedeschi, inglesi, molti con bambini. Fino a ieri ignoravano il gravissimo pericolo che si nasconde nelle acque di quel mare dai colori incantevoli». ESPERTI: “EVENTI RARISSIMI” Eventi «rari» che però «colpiscono sempre moltissimo l’attenzione pubblica per la loro tragicità», anche se «spesso non ci si rende conto che il più grosso predatore dei mari oggi è proprio l’uomo». Lo dice all’ANSA Massimiliano Rocco, responsabile del programma Specie di Wwf Italia, a proposito della morte di un turista inglese, alle Seychelles, dilaniato da uno squalo, secondo episodio nell’arcipelago dell’Oceano Indiano in due settimane. Sono episodi rari, precisa Rocco, «per lo più legati allo squalo tigre o allo squalo bianco, soprattutto se pensiamo che gli attacchi mortali sono circa una decina l’anno, mentre l’uomo uccide ogni anno circa 100 milioni di squali per il consumo di carne o per il commercio delle pinne». Un evento ancora più raro, sottolinea, se si considera che «le coste normalmente più a rischio per incontri ‘ravvicinatì di questo tipo sono in Australia, Sudafrica e Usa». Nelle Seychelles, come spiegato dalle autorità governative, prima di quest’estate l’ultimo attacco mortale si era verificato nel 1963. La prima ‘armà per difendersi da incidenti potenzialmente drammatici – lo squalo resta un predatore – è in ogni caso la precauzione. Dunque prestare attenzione alle segnalazioni delle autorità locali ed essere cauti in zone dove con più probabilità possono trovarsi gli squali, come al di là delle barriere coralline. «Se ci si trova davanti a una specie piccola, come quelle delle barriere – prosegue Rocco -, lo squalo può essere spaventato e si ha il tempo di mettersi in salvo, ma gli attacchi delle specie più grosse, come lo squalo bianco, sono in genere fulminei e arrivano dal basso, quindi in questi casi bisogna davvero essere fortunati». «Gli squali non sono inclini alla violenza nei confronti dell’uomo – dice all’ANSA Serena Maso, coordinatore nazionale di Shark Alliance -, spesso mordono a mò di ‘assaggiò perchè confondono in risalita le sagome che vedono sulla superficie del mare. La tavola dei surfisti viene ad esempio spesso confusa con una foca o una tartaruga». «Più che della ‘pericolosita» delle coste – rimarca Serena Maso – dovremmo parlare di specie più o meno aggressive e tener presente che alcune sono fortemente migratorie. Dobbiamo invece ritenerci fortunati ad incontrare ancora degli squali – aggiunge -, dato il loro assoluto declino soprattutto nei mari europei«. Da predatore lo squalo è diventato preda, evidenziano gli ambientalisti, e la Shark Alliance ha per questo avviato una petizione presso tutti i ministri europei della Pesca per aprire un dibattito sulla protezione degli squali in Europa, con decine di iniziative lanciate anche via social network in vista della prossima Settimana europea dello squalo (15-23 ottobre). I PRECEDENTI Dal 2000 nel mondo ci sono stati 715 attacchi accertati di squali su esseri umani, dei quali 54 sono risultati fatali. Lo scorso anno le aggressioni sono state 79 e in sei casi la persona aggredita è morta. Lo riporta il sito specializzato International Shark Attack File (Isaf) del Museo di Storia naturale della Florida. L’anno in cui i casi sono stati più numerosi rimane il 2000, con 80 attacchi, 11 dei quali fatali. Per quanto riguarda le Seychelles, dove in questi giorni si sono verificati due attacchi mortali, secondo quanto riferiscono fonti governative per trovare un precedente bisogna risalire al 1963. Il sito dell’Isaf esamina anche gli attacchi accertati contro subacquei dal 1800 in tutto il mondo (205 casi), rilevando come solo il 19% dei casi sia stato fatale a fronte di un 81% di attacchi non mortali. «Questo non significa che i subacquei debbano essere meno attenti quando si immergono, ma supporta comunque l’ipotesi che gli squali non diano la caccia all’uomo per procurarsi cibo», sostengono gli esperti dell’Isaf, ricordando anche che le vittime degli attacchi fatali solitamente muoiono a causa della perdita di sangue o per lo shock. «Una delle teorie più accreditate sostiene che gli squali mordano le loro prede per scoprire se sono per loro commestibili. Ma una volta accertato che si tratta di una fonte di cibo innaturale, di solito abbandonano la preda per andare a cercare cibo altrove».

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