Sorrento: Don Pedro, ancora veleni sul ristorante nato da una officina meccanica.

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Sorrento: Don Pedro, da officina meccanica a ristorante abusivo.

di Vincenzo Maresca.

Sorrento. Sette anni di opere edilizie di dubbia concessione che hanno visto la nascita di un ristorante multipiano con la realizzazione di manufatti in cemento armato su area demaniale con la successiva tombatura del rivo Acquacarbone che partendo da Sant’Agata sui due Golfi, frazione di Massa Lubrense, attraversa il territorio di Sorrento, la creazione di aree di sosta, l’abbattimento, il taglio e la potatura di esemplari di alberi secolari di alto fusto, infine la costruzione di terrazzamenti e murature di contenimento. Tutto questo partendo da una piccola officina in lamiere che dal 2004 ad oggi si è trasformata nel ristorante “Don Pedro”, nel pieno di una curva a gomito in località Priora, frazione di Sorrento, sul tratto stradale del Nastro Verde che ricade sulla statale 145 sorrentina. Una situazione che da anni ha assunto un tono grottesco con una interminabile raffica di denunce da parte di privati nei confronti del proprietario dell’attività ristoratrice spuntata dal nulla e contro il quale il Comune di Sorrento e gli enti preposti non hanno mai adottato gli opportuni provvedimenti. Emblematico il caso della presidenza del consiglio dei ministri che nonostante il doppio intervento del primo dicembre 2009 e dell’ 8 maggio 2011 non è riuscita a smuovere le acque nemmeno attraverso ripetuti solleciti inoltrati al Comune di Sorrento, Regione Campania, Prefettura, Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che di fatto non hanno preso alcun provvedimento. Vane anche le segnalazioni del Ministero dell’Ambiente e del corpo forestale dello Stato di Castellammare di Stabia in merito all’abbattimento degli alberi secolari, falcidiati unicamente perché impedivano la veduta sul golfo dal ristorante improvvisamente spuntato al posto di una officina meccanica in lamierato. Chi è dunque il proprietario di questa struttura capace di edificare in zona P3 classificata dall’autorità di bacino del Sarno come area di elevata pericolosità ed a rischio idrogeologico? Dalle ultime, attuali, segnalazioni, sembrerebbe che nemmeno i controlli ripetutamente invocati dagli organi ministeriali e regionali siano stati effettuati da parte dell’ufficio tecnico del Comune di Sorrento che a tutt’oggi non si è ancora accorto della tombatura del rivo Acquacarboni, sull’alveo di un suolo di proprietà del demanio idrico. Di fatto la tombatura e la cementificazione del rivo Acquacarboni porta le acque, nel periodo invernale, ad uscire dal rivolo invadendo il tratto di statale 145 sorrentina di via Nastro Verde determinando gravi rischi per la circolazione stradale. Numerose sorgenti della zona hanno invece avuto il corso d’acqua bloccato dalle cementificazioni effettuate nei terrazzamenti. Le autorità preposte continuano a non vedere mentre emerge che l’avvocato che difende il titolare del ristorante “Don Pedro” è l’attuale assessore al Comune di Sorrento proprio con delega al demanio ed ultimamente coinvolto in un analogo caso per una struttura realizzata al Capo di Sorrento all’interno del sito archeologico della Regina Giovanna.