Dalla notte di San Lorenzo a Ferragosto 2011, tra nostalgie e crisi economiche.

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Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e volentieri pubblichiamo, ripensando alla notte di San Lorenzo, l’interessante testo “10 agosto. San Lorenzo. Io so perché ricordare ha il suono della nostalgia” di Pierfranco Bruni, Consulente Culturale della Presidenza della Camera dei Deputati, Presidente Nazionale del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” e Coordinatore Progetto Minoranze Linguistiche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.  

 

 

 

 

 

10 agosto. San Lorenzo.

 

Io so perché ricordare ha il suono della nostalgia

 

 

 

di  Pierfranco Bruni

 

 

 

10 agosto. Anni lunghi tra gli spazi dei miei ricordi. Il mio viaggio, tra i luoghi e il silenzio di una terra che recita segreti, si fa sentiero. Non racconto. Ho la Calabria che vibra nostalgie sconfitte. Tutto mi recita la storia di un’infanzia e di un paese che ha lacerato anni e preghiere.

 

Perché ritorna questa data? Insistente. Insistente come la passione che intreccia la mia vita. Ascolto gli echi ma le conchiglie si sono invecchiate. Il mare ha onde sugli scogli. Gli scogli urtano rimpianti tra pezzi d’anima e una casa di paese.

 

San Lorenzo. Come sempre mi trafigge quel pezzo di memoria che ancora resta a vibrare tra le onde e la mezza luna che recita consolazioni d’Oriente. Ho immagini che non dimentico. Tutto passa ma nulla dimentico e non so se il non dimenticare è un pregio o un vizio.

 

La notte si fa notte e le voci dalla piazza si definiscono nel mio silenzio di secoli abbandonati tra i fili delle mie poesie e il contemplante rumore del vento. Ancora il vento. In questo mio paese del vento.

 

10 agosto. San Lorenzo. Isa e Diego non smettono di amarsi. Mio padre mi intrecci destini e avventure. Ha attraversato le verità di Benito e di Claretta e in una sera di aprile in una stanza della mia casa di paese, eravamo solo io e lui, io e il suo passato e la sua agonia, mi ha indicato il lanciatore di sogni e mi ha detto che occorre sempre avere coraggio. Mai arrendersi. Non bisogna mai cedere alla resa. La resa è una sconfitta che travolge. Bisogna sempre morire restando nel destino e non cedendo alle malinconie. Le malinconie sono ferite e l’appuntamento finale non ha bisogno di ferite ma di speranze che vanno oltre i naufragi. Sii coerente anche nelle devastanti imprese. Guardandomi negli occhi mi ha detto.

 

Mio padre dal letto di Ulisse mi ha guardato e mi ha sorriso. Questo paese che hai lasciato è sempre il tuo paese ma tu hai bisogno di avventure e non puoi fermati qui ora a raccogliere rose e custodire l’ombra delle palme. Verrà il tempo in cui avrai bisogno di esercitare la tua pazienza in questo giardino immenso che intreccia il tuo pensare con il tuo essere. Io ho ancora bisogno di te. Tu forse hai bisogno di me perché la tua coscienza non può assentarsi dalla tua storia. Ti ho sempre percepito come l’uomo delle partenze. Non illuderti su altro. Ci sarà tempo per procedere verso i camminamenti del ritorno. La tua partenza vive nella mia attesa. Non dimenticarlo. Così mi ha detto.

 

Oggi 10 agosto. San Lorenzo. Come tanti anni fa vivo la mia piazza nell’insistenza di ascoltare il vento, la sera, la notte, la mia giovinezza graffiata tra i vicoli in festa e i sorrisi nella allegria degli incontri. C’è sempre un incontro che attraversa i meriggi tra le scommesse del due di picche o di una scala reale. Ho puntato alto non per truccare le carte ma per vivere la sfida e saper guardare negli occhi me stesso, i miei figli, i solchi della mia anima. Non ci sono specchi e neppure maschere ma radici che legano speranze e futuro. Ecco perché ti porto, padre mio, mia lontananza di paese, tra le pieghe di quello che sono.

 

San Lorenzo mi tratteggi il mosaico che ho intrappolato tra e segni della mia infanzia e tra le strade e i labirinti che ho abitato. Ora viaggio questo mio paese dalle geografie mai perdute e dagli scogli che hanno nascondigli. Ma la vita avrebbe senso se non ci fossero i nascondigli? Il mio caro lettore potrà anche chiamarli segreti. È la stessa cosa? Cosa. Una parola che non ha estetica. Cosa è una cosa? Agli avventurieri la cosa. Ai marinai la corda che slega la barca al pontile. I marinai? Vivono tra le vele, il porto e il vento.

 

Ritorna il mio paese del vento tra le mani rugose che sanno di sabbia e di sale. Il mare ondeggia e lo ascolto dalle praterie della mia collina. Un tempo qui era tutto greco. Come mi suggerisce il mio Cesare tra le pagine delle sue lettere. Tutto greco nel Mediterraneo che invade le mie lontananze e il mio infinito gioco che mi ha condotto tra le parole ripetute per una vita. Anni lunghi dunque. Come sempre. Nel sempre che non ha coincidenze.

 

Ho immagini di una estate tra gli ombrelloni di Sibari nella corsa folle di una gialla cinquecento anni Settanta. Ma come passa il tempo tra le dita che battono sensazioni e frasi in un corollario di indefinibili emozioni. Sibari. E poi Roma. E i miei viaggi tra il Sud America e l’Adriatico dei Balcani e ancora tra i miei Mediterranei che recitano il sogno infranto di una giovinezza ritrovata. I miei Mediterranei del nord Africa in questa Magna Grecia che ha i colori ellenici ed arabi. Canti andalusi si intrecciano con danze sufiche nel mistico sentire la vita tra un roteare turco e un ballo tondo balcanico sardo. L’infinito, l’indefinibile e il cerchio. Quale viaggio cercare. Cercare?

 

Mia donna araba non smettere di danzarmi l’amore del destino. Mio. Tuo. Nostro. E ancora tra Grecia e Roma il mare e il deserto. Gerusalemme o terra promessa. Questo 10 agosto è una recita nei silenzi della mia storia e l’avventura che non cede al caso ma si solca come destino.

 

La notte scorsa Nuvola Azzurra in sogno mi recitò: “Non devi mai temere la pioggia che scava e che rompe vetri e passi nella nebbia. È necessario che la pioggia ci sia. È necessario che il tuo sguardo si faccia distanza tra la misura del  tempo e i gli orizzonti che segnano frontiere. È necessario che le tue mani intreccino le vite per dare armonia alla vita. Cerca ma affidati. L’amore porta salvezza. Siamo lungo le albe che sfiorano gli occhi che chiamano salvezza”.

 

Cielo Verde rispose: “Io sono nel paesaggio delle attese. Tutto il resto ha chiaroscuri. Non perderti nella notte. Il Dio del Sole non porta ombre. Ti indica la sfida della luce. Pur nelle distanze la luce ha arcobaleni di stelle. Raccogliti tra le pause delle stelle. Lì troverai il vento che ti condurrà oltre”.

 

Il sogno si perde nella pazienza dell’aurora. Mi trovo a ricorrere metafore. Ma non ci sono più metafore. Il paese è una distanza. E il mio 10 agosto recita i silenzi e il gioco di una vita. Non credo al caso. Siamo fatti di tasselli che incidono sulla terra  e sulla roccia un mosaico mai ben definito anche se la nostra inquieta resurrezione ha le ombre di Tiresia e il volto di Elena che incontra Paride.

 

Questo mio paese è un infinito in questa notte di San Lorenzo dove le stelle si danno appuntamento ma forse non si incontrano. Ogni stella vive una sua vita e un suo tempo nel vagare delle correnti  che sembrano un veleggiare sul filo che lega il mare e il cielo. Darsi appuntamento. Non ho sfilacciato le nostalgie.

 

Sono anni lunghi. I miei romanzi, le mie poesie, i miei scritti ripetono con uno sguardo da stranieri le mie appartenenze e le mie cadute, i miei silenzi e le mie dissolvenze. Ormai vivo i silenzi. I silenzi hanno voce quando le voci battono le ore sulla clessidra di una memoria che si gioca il tempo. Giocarsi il tempo?

 

Notte di San Lorenzo. Commino ancora con la mia pazienza in una piazza affollata. La Calabria è un mistero che ha i suoi riti, le sue magie, la sua musica, il suo cantare, le sue alchimie. E il mare è un soffio d’onda che giunge sino alle porte del castello. Una volta ci fu una danza sciamana sul davanzale del castello e la profezia portata negli occhi di una zingara ci disse di aspettare l’alba perché ci avrebbe rivelato nei ricordi la nostalgia. Ci si affidò all’attesa. L’alba  venne con il chiarore dell’estate. E poi…

 

Nuvola Azzurra e Cielo Verde, senza darsi appuntamento, si sono incontrati lungo la strada dei falò sotto la luna di agosto.