PAROLISI SCRIVE ALL’AMANTE: "PIENO DI AMMIRATRICI MA IN CARCERE PENSO A TE"

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10/08/2011 Ti amo da impazzire, non vedo l’ora di abbracciarti e anche se qui in carcere ricevo tante lettere di donne innamorate di me, nella mia vita ci sei solo tu. Speriamo che finisca tutto presto». Eccola la dichiarazione d’amore assoluto e incondizionato che Ludovica aspettava da quasi quattro mesi. Da quando, dopo il delitto di Melania Rea – sua rivale in amore – Salvatore Parolisi non ha fatto altro che dichiararsi vedovo inconsolabile e «mai innamorato di Ludovica». Anche davanti alle telecamere Mediaset di «Quarto Grado», scatenando scenate di gelosia e disperazione nella soldatessa con cui due anni fa ha iniziato una relazione clandestina. Dalle intercettazioni telefoniche su apparecchi che i due amanti ritenevano – erroneamente – «puliti» straripa tutta l’ossessione della soldatessa romana, ex allieva del caporalmaggiore dell’Esercito alla scuola femminile Clementi di Ascoli Piceno. «Dimmi che ami solo me, in tv continui a ripetere che non ti volevi separare» piangeva Ludovica, 27 anni, laureata alla Sapienza di Roma, con l’hobby dell’equitazione. Lui, temendo comunque che l’orecchio investigativo li stesse registrando, nicchiava: «Aspetta, un giorno ti spiegherò». Quel giorno finalmente è arrivato. Dal carcere in cui il palestrato di 32 anni è rinchiuso con l’accusa di aver ucciso la moglie con una serie di coltellate, ha scritto alla sua amante una lettera di amore e di passione. Non è neppure la prima. Gliene aveva spedita un’altra anche dal carcere di Ascoli, dove era stato imprigionato dopo l’arresto, il 19 luglio scorso. Anche da lì, come a Teramo, la lettera è stata intercettata dalla polizia penitenziaria. In quella occasione, Salvatore, immaginando che una lettera destinata direttamente a Ludovica avrebbe creato sospetti, la inserì dentro una busta indirizzata ad un commilitone che si trova in Sardegna. Pregandolo di inoltrare la busta alla ragazza. Una precauzione inutile, che rivela ancora una volta la doppiezza di quest’uomo, padre di una bambina di 21 mesi, attualmente dai nonni materni, a Somma Vesuviana. I genitori di Melania – seguiti dall’avvocato di parte civile Mauro Gionni – ne hanno chiesto l’affido temporaneo e mentre si attende il verdetto del Tribunale dei minori di Napoli, tra le pareti di casa Rea si consuma un altro dramma. «Povera sorella mia – dice il fratello, Michele -. Tradita pure da morta. Io non ci posso credere. Quante bugie, quante menzogne. Ma chi era veramente Salvatore? Io non lo so. E secondo me, non lo sapeva neppure Melania. Altro che scappatella: Salvatore pensa a Ludovica pure dalla cella del carcere». Ludovica, Melania, Salvatore. Un triangolo di amore e di morte per il pm Umberto Monti di Ascoli e i colleghi di Teramo Aloisio, Rosati e il procuratore capo Gabriele Ferretti. Ipotesi condivisa dal gip di Ascoli Carlo Calvaresi e parzialmente accettata anche da quello di Teramo Giovanni Cirillo, oggi titolare dell’inchiesta per competenza territoriale. Il quale però alla pista passionale aggiunge anche altri potenziali i scenari. Da quello di un segreto inconfessabile tra le mura della caserma Clementi venuto a conoscenza da Melania, ad altre storie extraconiugali di Salvatore, fino alle possibili divergenze su un incidente stradale in cui perse la vita un bambino. Dalle indagini dei carabinieri di Ascoli e di quelli del Ros di Ancona non emergono, al momento, scoperte circa presunti giri loschi nel 235˚ Reggimento Piceno che ha sede nella Clementi. Esiste, invece, un’inchiesta della procura militare di Roma su abusi – anche a sfondo sessuale – tra istruttori e reclute. Tant’è che alcune soldatesse verranno interrogate dal capo procuratore militare Marco De Paolis. Che esclude però qualsiasi collegamento con la morte di Melania. Finora Parolisi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Un diritto che ha esercitato sia ad Ascoli – dove la procura era stata interessante perché Melania, secondo il marito, era sparita da Colle San Marco, in provincia di Ascoli appunto – sia a Teramo (la bella casalinga di 29 anni è stata trucidata nel bosco di Ripe di Civitella, nel Teramano). Dopo Ferragosto Salvatore dovrebbe comparire di fronte al Tribunale del Riesame dell’Aquila. «Quel giorno parlerà, fornirà una deposizione spontanea» assicurano i suoi avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile che ribadiscono l’innocenza del loro assistito. «Non si deve dimenticare che sotto l’anulare sinistro di Melania c’è un Dna femminile». Particolare ritenuto «irrilevante» dal gip di Teramo: «È una traccia piccolissima mescolata al Dna di Melania che può averla presa da una semplice stretta di mano». Dalla sua cella, intanto, Salvatore scrive all’amante.

(Fonte: La Stampa)