Intervista a Lucia Buono, a cura di Maurizio Vitiello.

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Intervista di Maurizio Vitiello a Lucia Buono, bravissima artista pugliese.  

 

MV – Mi puoi raccontare i tuoi esordi e i consensi critici, che sono stati qualificati e numerosi? 

LB – Esordi Indimenticabili. Ho cominciato a muovere i miei primi passi nel mondo dell’arte in Accademia a Bari, nel corso di decorazione, con la guida di Mimmo Conenna, riconosciuto artista di spicco ed eccellente insegnante. Provenivo dagli studi classici e fino ad allora avevo sempre disegnato e dipinto da autodidatta. Gli anni di accademia sono stati per me importantissimi, li ho vissuti con grande curiosità e passione, con un forte desiderio di apprendere, conoscere e di riuscire ad esprimere tutta me stessa. 

Le competenze e la sicurezza che avevo acquisito in quegli anni portò Conenna a darmi fiducia e così nel 1980 mi invitò a partecipare al Premio Lubiam, in assoluto, la mia prima esposizione in pubblico. Vinsi il premio. Ricordi indelebili. Da allora è cominciato tutto. La mia prima personale del 1983, presso la Cooperativa Esperienze Culturali, punto di riferimento di molti artisti, presentata da Lia De Venere, mise in evidenza la mia prima produzione. L’Expo Arte di Bari è stata poi per anni un’importante vetrina. E’ lì che ho avuto la possibilità di far vedere ad un pubblico più ampio i miei primi lavori e di avere l’attenzione di importanti critici come Varga, Crispolti, Crescentini, Bignardi e tanti altri; è lì che ho cominciato a raccogliere i primi consensi.   

MV – All’inizio degli anni Ottanta eri conosciutissima come giovane emergente. Poi? 

LB – Gli anni 80 sono stati intensi e molto produttivi: ricchi di conoscenze, relazioni, consensi, esposizioni personali e partecipazioni a importanti rassegne nazionali e all’estero. 

Poi negli anni 90 ho dovuto fare importanti scelte di vita: lavoro, famiglia, figlio. Sicuramente scelte naturali, ma difficili per chi sente il bisogno di vivere a pieno l’esperienza dell’arte e per giunta vive lontano dai suoi circuiti più attivi. Mi sono dedicata all’insegnamento senza mai smettere di produrre artisticamente. Inevitabilmente, sono diminuite le esposizioni personali e la partecipazione alle rassegne collettive; la mia produzione è stata meno visibile, ma non credo per questo meno significativa. In quest’ultimo decennio ho approfondito molti aspetti della mia ricerca artistica che oggi risulta sicuramente arricchita e pronta a nuove avventure. 

MV –  Quali artisti e quali artiste sono stati anche con te; con chi hai operato ottenendo proficuo interesse? 

LB – Difficile rispondere a questa domanda; in tutti questi anni ho mantenuto un dialogo costante con diversi artisti che stimo e con alcuni di loro ho operato interagendo proficuamente. Non vorrei dimenticarne nessuno, per me sono stati tutti importanti. Potrei forse citare alcuni tra quelli che conosco da più tempo che, per diversi motivi, sento ancora vicini: Beppe Bonetti, Carlo Fusca, Miryam Risola, Paolo De Santoli, Lello Gelao, Ugo Martiradonna, Maria Pia Daidone, Luisa Bergamini, … 

MV – La creatività mediterranea ti vede nel suo alveo, ma non sei nella sezione pugliese de “La Biennale” 2011. Assenza di precisione critica? 

LB – So per certo di essere stata segnalata tra gli artisti da invitare, ma non sono stata invitata. Francamente non sono riuscita a comprendere bene i criteri d’invito. Non ne ho seguito direttamente le dinamiche e, anche quando ne ho avuto informazioni, seppure parziali, mi sono un po’ demoralizzata. Forse bisognava capire meglio il sistema o non bisognava aspettarsi un invito tempestivo o, forse, bisognava interessarsene di più…. 

MV – Le regioni del Sud con la Puglia sono tagliate fuori dal giro creativo e/o dal giro artistico-mercantile? 

LB – Non direi che sono tagliate fuori, piuttosto penso che chi vive al sud ha sicuramente minori opportunità per affermarsi e fa più fatica ad entrare nel vivo del circuito artistico-mercantile. Ciononostante, credo che non bisogna mai smettere di promuovere nuove occasioni d’incontro e di alimentare forti energie. 

MV – Bari con l’Expo Arte aveva un riferimento certo. Poi, tutto si è ridimensionato. Perché? 

LB – Certamente per tutti gli anni ‘80 l’Expo Arte di Bari è stata un punto di riferimento importante e un appuntamento certo per gli artisti pugliesi; ha accorciato le distanze creando notevoli occasioni di incontro e di scambio culturale. E’ stata stimolante per tutti, per molti un vero trampolino di lancio e l’occasione che ha consentito l’ingresso nel circuito mercantile. Partecipavano le più importanti gallerie italiane, ma anche associazioni culturali di rilievo. Giungevano qui critici da tutta Italia e mai come in quei giorni di fiera si respirava arte così intensamente. In realtà non conosco i reali motivi del ridimensionamento di questa fiera. Forse non è riuscita a dare sufficienti risposte alle esigenze del mercato o forse qui non c’è abbastanza mercato?!  

Da diversi anni non è più organizzata direttamente dall’Ente Fiera del Levante (in collaborazione con enti pubblici), è stata affidata a diverse agenzie che hanno sicuramente svolto un buon lavoro, ma con uno spirito e in un contesto diversi rispetto a quelli degli anni migliori.

MV –  Le tue tematiche sono state anche ispirate dal mare e dal territorio pugliese? 

LB – Sento i segni, le luci, gli umori della mia terra e di tutto ciò che è “mediterraneo”; sono la mia storia, sono il mio vivere, la mia forza.  

Da sempre, rendere “visibili”, manifestare e donare le indicibili emozioni che continuamente mi regala lo spettacolo della natura mi fa sentire parte integrante del respiro del mondo. 

La tela di juta accoglie come in una continua sfida le tracce di me stessa. Colori e segni, tra alterne vicende di alleanze e disgregazioni, svolgono sulla tela di juta temi primordiali, fatti senza storia e senza tempo che sono però nella storia e nel tempo di tutti; cercano ritmi, forme e spazi. Tutto si manifesta come una carezza dello sguardo che nella tensione verso l’esterno cerca di incontrare l’altro. 

MV – Mi puoi parlare dei tuoi anni operativi, sino ad oggi? 

LB – Come ho già detto gli anni 80 sono stati fondamentali ed intensi; quelli in cui ho messo a punto il mio linguaggio e rafforzato la mia personalità, gli anni del confronto e della crescita. 

Successivamente la mia produzione si è arricchita di senso: cercando di superare gli aspetti maggiormente legati all’immediatezza della fruizione e alla piacevolezza decorativa ho soprattutto evidenziato l’autodisciplina del propagarsi dei segni colore in movimenti interni alla pitture e strutturali. 

Le esperienze di vita e di lavoro mi hanno inoltre spinto a riflettere sul bisogno di una maggiore e diversa condivisione del mio modo di vedere e di pensare. Infatti, pur continuando a esporre, negli ultimi anni mi sono dedicata alla promozione di iniziative artistiche in ambito didattico e di occasioni di incontro fra artisti operativi in Puglia e su tutto il territorio nazionale. Ho partecipato a diversi gruppi operativi, tra cui quello dell’ associazione culturale Arte&immagine.  

MV – Come definiresti le tue precedenti estetiche e la tua ultima cifra artistica?

LB – Vorrei citare altre e più alte definizioni. Penso a quanto scritto in questi anni da Varga Crispolti, Crescentini, Bignardi, D’Elia, Fizzarotti, Vinella, Finizio, Vitiello, P. e A. Marino, … Mi piace pensare che la tessitura dei miei segni, a “lievitazione emozionale”, sia l’ espressione di un “lirismo panico” e la manifestazione onirica della “tensione idealistica all’armonia”. 

Con le tele dei primi anni ’90, oltrepassando la soglia del piacere visivo, ho voluto spostare l’attenzione verso gli ”universi dell’anima” e verso una partecipazione più profonda dei segreti della vita. Con le successive “mappe” e negli ultimi lavori, riappropriandomi degli “impulsi mediterranei”, ho percorso vari dinamismi nel tentativo di raggiungere nuove simbologie e nuove spazialità.

MV – Hai in mente di organizzare una solida monografica, in Puglia o fuori Puglia? 

LB – Certo, che includa i miei ultimi lavori, magari da presentare in una mia prossima personale.