CRISI, BERLUSCONI: "BASI SOLIDE. IO SONO IN TRINCEA BERSANI LO ATTACCA -VIDEO

0

ROMA – «Oggi più che mai dobbiamo reagire tutti uniti». Il Berlusconi che parla nell’aula della Camera è ben diverso da quello che ha abituato il Parlamento alle sue frequenti tirate polemiche contro l’opposizione: di fronte all’emergenza economica il messaggio che il presidente del consiglio vuole dare al paese e ai mercati che lo tengono sotto osservazione è quello di un governo che promuove l’accordo con tutte le forze politiche e con le parti sociali per facilitare la crescita economica : «Certamente – dice il premier – è la crescita l’obiettivo fondamentale»; e per questo propone «un piano d’azione immediata per lo sviluppò. Berlusconi, che parla due ore dopo l’orario previsto, per evitare che il suo intervento si svolga a borse aperte, si richiama a quella coesione nazionale più volte auspicata dal capo dello Stato, »un monito saggio che faccio mio – dice – e che raccolgo con convinzione« . Nel discorso più impegnativo in tre anni di governo, Berlusconi propone un patto per approvare i provvedimenti necessari alla crescita dell’economia italiana: un ‘economia sulla cui vitalità Berlusconi giura a più riprese, sostenendo che »abbiamo i fondamentali economici solidi« e che anche le banche, il cui tonfo in borsa è »assolutamente eccessivo«, sono in piedi. La crisi, però, non può più essere minimizzata, e Berlusconi, in passato riottoso ad ammetterne l’esistenza, questa volta cambia registro: »Nessuno vuole negare la crisi, tutti dobbiamo lavorare per superarla. State ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in borsa e che è nella trincea finanziaria«. L’analisi dei terremoti finanziari è in parte autoassolutoria: Berlusconi sostiene che a essere sotto tiro non è solo l’Italia e che la crisi »non è solo italiana ma planetaria«. Il premier rivendica gli interventi fin qui approvati dal governo per correre ai ripari subito dopo gli sconquassi di borsa: la manovra di luglio, dice, è stata tempestiva ed è stata giudicata dall’Europa »adeguata e sufficiente«. Ma la speculazione è andata avanti e ora bisogna reagire con interventi decisi e coerenti »ma senza inseguire il nervosismo dei mercati«. Perchè , secondo il premier, bisogna tenere nel giusto anche anche l’irrazionalità dei comportamenti degli investitori che »come spesso succede nelle crisi di fiducia, non hanno valutato la nostra solidità«. Berlusconi non entra troppo nei particolari delle misure che ha in mente, non scopre troppo le sue carte, anche perchè domani c’è l’incontro con le parti sociali. Ma su alcune cose è chiaro: fissa l’obiettivo di azzerare il fabbisogno per la fine del 2011 , rispolvera la riforma dello statuto dei lavoratori (»è venuto il momento che in Parlamento si verifichi il grado di consenso che può avere«) e promette interventi anche sul versante dei costi della politica, come l’adeguamento delle retribuzioni degli eletti alla media europea, una sforbiciata alle auto blu, la riorganizzazione delle province. Ma Berlusconi è consapevole che tutto dipenderà dall’accoglienza che gli riserveranno le forze dell’opposizione e le parti sociali. Per questo insiste a lungo sulla necessità di mettere da parte le ostilità e lavorare insieme nell’interesse dell’Italia: »Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche. la stabilità politica è l’arma vincente contro la speculazione. Non chiedo all’opposizione di condividere il nostro programma ma auspico che possa contribuire con sue idee e proposte. Il governo non resterà sordo alle vostre idee se saranno animate da spirito patriottico«. L’idea di un »passo indietro« , che poco dopo gli chiederà Bersani, viene rispedita al mittente in anticipo: »Il governo – dice Berlusconi – porterà avanti il suo lavoro fino al 2013. Nei 20 mesi che mancano il governo farà il governo , completerà le riforme, rafforzerà sempre di più il rapporto con le parti sociali e l’agenda per la crescita. Abbiamo la maggioranza, abbiamo la piena consapevolezza delle responsabilità e vogliamo riconsegnare agli italiani, tra due anni, un paese più forte«. Domani il responso dei mercati. Nel frattempo, per convincerli, il ministro degli Esteri Frattini ha dato mandato agli ambasciatori italiani nel mondo ad illustrare alle autorità del paese dove risiedono gli obiettivi della manovra di bilancio, tra i quali il pareggio di bilancio al 2014, e di spiegare la solidità dei fondamentali dell’economia italiana. 

BERSANI CHIEDE LE DIMISSIONI Nessuno ci aveva puntato un euro ed infatti, come da copione, l’appello del premier Silvio Berlusconi alla collaborazione si infrange contro il gelo di Pier Luigi Bersani e gli sfottò di Antonio Di Pietro. Pier Ferdinando Casini, invece, non chiude del tutto, chiedendo «un armistizio» senza, però, liquidare Berlusconi. E la reazione in Aula del presidente del consiglio non è certo di chi tende la mano: ride agli attacchi del leader Pd e allo show di quello Idv, mugugna infastidito all’insistenza con cui Casini parla di «fine di una stagione politica come il ’92». Già all’ora di pranzo si era capito che chi, dentro e fuori il Palazzo, auspicava un atteggiamento collaborativo del Pd sarebbe rimasto deluso. Bersani riunisce i deputati e conferma la linea: «L’Italia è fortemente impaurita, serve una novità politica». Che poi, come preferirebbe il leader Pd, la svolta siano le elezioni anticipate o, come chiede Walter Veltroni, un «governo istituzionale», la sostanza non cambia: il governo se ne deve andare e a quel punto il Pd «è pronto a fare un passo avanti». «Non è per polemica politica – chiarisce il leader Pd in Aula – o interessi di bottega che noi chiediamo una svolta politica. Il paese è veramente nei guai, gli investitori non si fidano più. I problemi non si risolvono con un discorso o un monitoraggio con le parti sociali ma serve un pò di tempo per una tregua con gli investitori ed i mercati e il tempo si può avere solo con una svolta politica». Ma è proprio sul nuovo inizio che la strada delle opposizioni diverge, come si vedrà anche in Aula: il Pd è pronto a sostenere solo «un governo nuovo» dove per nuovo si chiede un passo indietro di Berlusconi come di Maroni e Tremonti. Casini, invece, non crede che la fine di una stagione politica significhi «la fine del berlusconismo». «Se qualcuno pensa – sostiene il leader Udc – che rispetto a questi passaggi epocali la questione si risolva con una sorta di liquidazione politica, si sbaglia. O ci assumiamo la responsabilità di disegnare una fase nuova o se pensiamo che la fine politica di qualcuno coincida con il successo degli altri, sottovalutiamo quello che abbiamo avanti e la crisi che stiamo vivendo». L«’armistizio» di Casini è in tre tempi: l’invito al governo a fare subito un decreto per anticipare parti della manovra; la proposta di una commissione bipartisan per la crescita. E come faro, resta la proposta di una fase di decantazione «tra i principali partiti, non con improbabili governi tecnici, ma governi che nascano dalla volontà del Parlamento, dei partiti». Toni agli antipodi, come al solito, rispetto a Antonio Di Pietro che, nel suo intervento, riesce nell’impresa di coniugare un amichevole ‘Caro Silviò con la richiesta al Colle di sciogliere le Camere, suscitando in più passaggi l’ilarità di Berlusconi. «È vero – ammette l’ex pm – che c’è una crisi mondiale, ma c’è anche una crisi italiana. Ed è il suo governo che fa scappare gli investitori internazionali. È lei, insomma, il problema per questo Paese! Gli italiani vogliono disfarsi politicamente di lei»

Fonte:leggo

http://www.leggo.it/video.php?idv=10655&id_news=134316