Pagani vicenda Gambino intercettato anche Bottone

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A Pagani capita anche che l’antagonismo politico finisca nell’inchiesta giudiziaria che ha travolto l’ex sindaco e consigliere regionale del Pdl, Alberico Gambino. E succede pure che, in uno scenario di odio e veleno politico molto acceso, c’è chi finisce per essere visto come colui che potrebbe contribuire a decretare «la fine» degli avversari. E’ il caso di Salvatore Bottone, già vice sindaco di Gambino e chiamato a succedergli come facente funzione durante il periodo di sospensione amministrativa decretato dalla condanna in appello per peculato del vice coordinatore campano dei berlusconiani. Bottone e i «bottoniani» vengono chiamati in causa da Amerigo Panico, il titolare del centro commerciale incriminato «Pegaso»: l’imprenditore che denuncia per primo il «sistema dei Gambiniani» che esisterebbe a Pagani e che, nell’inchiesta del sostituto procuratore della Dda di Salerno, Vincenzo Montemurro, riveste il doppio ruolo di parte offesa e di intercettato. Ed è proprio in una intercettazione telefonica – del 6maggio scorso – che Panico dice al suo avvocato di voler «uccidere Marcone consigliere comunale legato a Gambino; ndr) e Gambino in senso politico». E per farlo si pensa di ricorrere a «alleanze e appoggi politici dei bottoniani». «Voi mò li dovreste far male contro il centro – dicono imprenditore e avvocato al telefono – vi dovreste alleare in un’altra maniera». Ma, in una inchiesta dove sembra si intreccino politica, camorra e «talpe» delegate ad accertare la fondatezza dell’esistenza di una indagine scottante, anche le parti offese hanno i propri informatori e sembrano poter contare su canali mediatici. E perfino Panico ne ha uno: si tratta di un amico che, il 28 maggio scorso, gli avrebbe annunciato imminenti arresti. «Ho una bella notizia per te – dice all’imprenditore – l’amico tuo, quello con le Geox e il gilet, ha le ore contate e si farà l’estate al fresco. Chi me lo ha detto è abbastanza addentro». Il primo blitz contro Gambino e company scatta il 15 luglio scorso. Il secondo è stato effettuato meno di una settimana fa. Entrambe le inchieste nascono dalla denuncia di aprile scorso del titolare del centro commerciale di Pagani. Panico stesso, più volte ascoltato in Procura, sembra conoscere l’evoluzione delle indagini, dal momento che il mese precedente al primo blitz sembra essere certo che i carabinieri che indagano sul caso Pagani «qualche altra cosa hanno trovato». Di intercettazione in intercettazione, spunta anche un dialogo tra due persone che parlando del rapporto tra Gambino e Michele Petrosino D’Auria (figlio del boss Gioacchino) dicono: «Ho la pelle d’oca… – Gambino ha detto che Michele è come un fratello per lui». Una frase simbolo dalla quale emerge la confidenza esistente tra il politico e responsabile del cantiere della società Multiservice (deputata alla rimozione dei rifiuti e alla gestione dei parcheggi), con carichi pendenti e processi ancora aperti. Infine sulla decisione annunciata dal presidente della Provincia Edmondo Cirielli di avviare un’indagine interna «per accertare se le persone coinvolte nella vicenda abbiano avuto, qualunque titolo, rapporti con la Provincia di Salerno, interviene il segretario provinciale del Pd Nicola Landolfi: «Invece di propagandare un’improbabile commissione di inchiesta interna, il presidente della Provincia dovrebbe semplicemente spiegare quali sono i suoi rapporti con il consigliere regionale del Pdl Alberico Gambino». Angela Cappetta