BERLUSCONI A UN BIVIO. LE OPPOSIZIONI: "SI DIMETTA

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ROMA – Per superare la guerra di logoramento in corso da mesi nella maggioranza, Silvio Berlusconi ha una sola mossa efficace: presentarsi in Parlamento con un progetto credibile che integri la manovra – come gli ha chiesto il capo dello Stato – con una serie di misure per lo crescita e l’ occupazione. Una serie di segnali molto chiari gli sono giunti non solo dal Quirinale, che ha espresso pubblicamente le sue preoccupazioni, ma anche dal mondo produttivo e imprenditoriale. Come scrive l’economista Francesco Giavazzi sul Corriere, il Cavaliere ha forse l’ultima occasione di dimostrare le sue doti di imprenditore invertendo la rotta della nave: il suggerimento è quello di fare appello in questo passaggio difficile alla Banca d’Italia, l’istituzione che insieme a lui ha sempre insistito sulla necessità dello sviluppo. S’intende che questo programma potrebbe non incontrare il gradimento di Giulio Tremonti, ma per le parti sociali è una carta da giocare. Berlusconi è chiamato così a un gioco d’equilibrio per non sconfessare davanti ai mercati il suo superministro dell’ Economia (con il quale i rapporti restano gelidi ma che è protetto dallo scudo di Umberto Bossi) e allo stesso tempo per controllare la pressione delle parti sociali senza finirne prigioniero. Non ha nessuna intenzione di fare il «morto a galla», come lo dipinge l’opposizione, e nemmeno di guidare un governo di anatre zoppe. Il «piano Sacconi» può rappresentare la base di una futura intesa con sindacati e industriali? Difficile dirlo perchè il disegno del ministro del Welfare si basa su un mix di tagli fiscali e investimenti che allo stato sono tutti da verificare nella compatibilità con la manovra appena varata. Ma il premier ha intenzione di provarci, se la speculazione lascerà un momento di respiro all’Italia come dovrebbe essere garantito dalla solidità dei nostri fondamentali riconosciuta dalla Ue. Il fatto è che la crisi è dell’eurozona, come riconosce anche Luca di Montezemolo, non della sola Italia e ciò complica le soluzioni. Italia Futura, la fondazione del presidente della Ferrari, ha benedetto l’intesa bipartisan realizzata in Senato da uno dei suoi collaboratori, Nicola Rossi: un disegno di legge che introduca in Costituzione il vincolo di bilancio. Un limite simile a quello che già esiste negli Stati Uniti. Sono messaggi come questi, ragionano gli imprenditori, che possono modificare l’immagine del Paese e la percezione che se ne ha all’estero. I tagli ai costi della politica rappresentano l’altra faccia della medaglia: un Parlamento che chiude per ferie per più di un mese, nel bel mezzo di una tempesta internazionale, non dà un messaggio rassicurante. Il presidente del Consiglio saprà correggerlo concretamente al di là della retorica rivendicazione della politica che non va mai in vacanza? Lo si vedrà ben presto. Per il momento non si può non osservare come Berlusconi debba fare i conti con il malessere nei suoi confronti che serpeggia nella Lega. Le voci di una diserzione-manifesto dei maroniani in occasione del suo intervento alla Camera sono state smentite seccamente e del resto non si sarebbe compreso il senso di una tale protesta: si sarebbe trattato di un suicidio politico in diretta dell’asse del Nord, proprio nel momento di massima difficoltà internazionale dell’Italia. Ma è comunque il segnale di un problema irrisolto: una parte del Carroccio non scommette più sul «gatto dalle sette vite», pensa che il ciclo berlusconiano sia concluso. Ciò tuttavia significa anche decretare la fine politica di Bossi che a questa formula politica, l’asse del Nord appunto, ha legato le sue fortune di leader dei lumbard. Il punto è tutto qui: se davvero Berlusconi non si ricandiderà alla premiership, come Alfano sembra sinceramente credere, anche il futuro del Senatur è a rischio. E con esso quello di tutti i dirigenti di una classe politica che ha fatto il suo tempo, come hanno dimostrato le ultime elezioni amministrative e i referendum. Ne deriva che i successori (Maroni o Calderoli) dovranno stabilire quale relazione stabilire con il neosegretario del Pdl: anche perchè le prospettive di Tremonti si sono bruscamente ridimensionate dopo il caso Milanese. Alfano è già al lavoro e il fatto che Berlusconi abbia preso in mano le trattative con le parti sociali rubando la scena a Tremonti è forse la dimostrazione che qualcosa sta cambiando davvero.

OPPOSIZIONI SCETTICHE: VIA BERLUSCONI Al Senato l’ex Pd Nicola Rossi è riuscito a unire senatori di maggioranza e opposizione su una proposta che renda obbligatorio nella pubblica amministrazione il rispetto degli impegni di bilancio. Ma è difficile che domani il discorso del premier Silvio Berlusconi alle Camere riesca ad avere un consenso bipartisan. Nelle opposizioni, soprattutto nel Pd, c’è scetticismo sulla ricetta anti-crisi che il Cavaliere proporrà e ancor più sulla risposta dei mercati. «L’unico gesto che potrebbe avere un effetto positivo sarebbe politico», è la convinzione di Pier Luigi Bersani che si prepara a chiedere in Aula le dimissioni del premier. Le scarse aspettative con cui l’opposizione si prepara ad ascoltare il presidente del consiglio si traduce nella tattica parlamentare e nella decisione di non presentare mozioni di sfiducia. «È un esercizio inutile», taglia corto il leader Udc Pier Ferdinando Casini in realtà perplesso anche sull’insistenza con cui il Pd chiede «discontinuità» con lo show down del governo. Non che Bersani nutra maggiori aspettative sull’effetto del suo pressing sul governo ma certo non è più disposto ad aperture di credito a Berlusconi. «Qualsiasi cosa dica – afferma il leader Pd conversando con i giornalisti alla Camera – sarà credibile? Farà un appello alle opposizioni ma dopo tre anni possiamo credere che voglia collaborare? Spero che almeno ci sia un’analisi veritiera, che non si racconti la solita favola». Insomma il Pd non si aspetta grandi annunci anche perchè, continua Bersani, «se aveva qualche proposta da fare Berlusconi sarebbe venuto di sua sponte in Aula e non dopo che noi abbiamo insistito». E, dato per scontato che il premier non potrà fare grandi rilanci, «a questo punto – spiega un dirigente Pd – ci auguriamo almeno che non faccia danni, aizzando una reazione molto aggressiva dei mercati». Più speranzoso, almeno a parole, Casini che chiede «misure concrete da realizzare anche con un decreto urgente» e si augura addirittura «una convergenza su proposte concrete anche perchè a furia di chiedere le dimissioni di Berlusconi mi è venuta la voce roca». Non si stanca invece di chiedere le elezioni anticipate, invece, il leader Idv Antonio Di Pietro per il quale «l’unica ricetta anti-crisi è lo scioglimento delle camere e le elezioni anticipate».

NAPOLITANO PREOCCUPATO Giorgio Napolitano parte per Stromboli per un breve periodo di vacanze estive ma, prima di lasciare la Capitale, fa ancora sentire la sua voce ribadendo la «preoccupazione per l’andamento dei mercati finanziari e dell’economia», con un occhio di riguardo alla situazione italiana. Il crollo delle borse e dei titoli di Stato allarma il Quirinale: ecco perchè in una nota ufficiale il Presidente della repubblica non esita a chiedere «un integrazione delle decisioni sui conti pubblici» invitando, ancora una volta, le forze politiche e tutti i rappresentanti sociali «al confronto» per «stimolare decisamente l’indispensabile crescita economica». Il monito del Quirinale arriva alla vigilia di due appuntamenti importanti: il discorso del premier Silvio Berlusconi domani in Parlamento. Ed i vertici di giovedì( prima quello del governo con tutti gli attori sociali ed economici; poi quello tra opposizioni e parti). L’obiettivo del presidente della Repubblica è quello di segnalare la costante attenzione del Colle per la situazione delicata in cui versa l’economia. Giorgio Napolitano, dunque, dimostra ancora una volta di essere impegnato in prima persona nel vigilare su una situazione critica per i mercati italiani. In questo quadro, si inserisce l’impegno chiesto a tutte le forze politiche nell’approvare in tempi rapidissimi la finanziaria. Cosìcome i due colloqui, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, con Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e prossimo presidente della Bce. Il presidente della Repubblica continuerà a seguire attentamente la situazione anche se, mette in chiaro nella nota diffusa questo pomeriggio, la palla passa nelle mani della politica e delle forze sociali: «Nell’attuale momento – scrive Napolitano – la parola è alle forze politiche, di governo e di opposizione, chiamate a confrontarsi con le parti sociali sulle scelte da compiere». Parallelamente alla ‘moral suasion’ che il Colle continua ad esercitare affinchè le forze politiche collaborino per una risposta unitaria alla crisi del mercati finanziari, il presidente della Repubblica chiama in causa il governo affinchè fornisca strumenti concreti con cui fronteggiare la crisi e tranquillizzare i mercati. Nel concreto il Quirinale chiede che ci sia un’integrazione di misure da affiancare alla manovra varata lo scorso luglio. Un ulteriore richiamo dopo quanto già chiesto nel momento in cui firmò il decreto legge sulla misure economiche, meno di un mese fa. Il quell’occasione infatti il presidente della Repubblica mise in chiaro che quel provvedimento rappresentava solo il primo passo per giungere al pareggio di bilancio previsto nel 2014, così come chiede Bruxelles. In quell’occasione Napolitano firmò il testo accompagnandolo con una nota in cui oltre ad «auspicare il confronto» tra maggioranza e opposizione sottolineò la necessità che oltre al decreto legge si mettessero in campo anche altri «strumenti di bilancio e ddl collegati»

fonte:leggo