Anticipazione su “Diego Fabbri. L’eresia oltre l’ambiguità. Un cristiano nella letteratura” di Pierfranco Bruni.

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Diego Fabbri da “Processo a Gesù” al “Vizio assurdo” di Cesare Pavese in un saggio di Pierfranco Bruni  nel quale si ripercorre il suo inquieto confrontarsi con la modernità: “Diego Fabbri. L’eresia oltre l’ambiguità. Un cristiano nella letteratura”.

 

 

 

“Diego Fabbri. L’eresia oltre l’ambiguità. Un cristiano nella letteratura”. È un saggio di Pierfranco Bruni, in corso di pubblicazione (l’uscita è prevista per la fine di settembre),  sul rapporto tra letteratura e cristianità nel percorso umano di Diego Fabbri. Il testo viene pubblicato in occasione del Centenario della nascita dello scrittore e drammaturgo Diego Fabbri (1911 – 2011, Fabbri moriva nel 1980). L’elemento di riflessione punta la centralità della dialettica intorno alla “ambiguità cristiana” con riferimento ai suoi percorsi teatrali e al suo impegno tra libertà della cultura e cristianità. Fabbri viene inserito in un contesto culturale in cui si incontrano scrittori come Papini, Pampaloni, Pomilio, Grisi, don Giuseppe De Luca, Pasquale Festa Campanile, Luigi Santucci, Giuseppe Berto, Carlo Bo, Mauriac, Giovanni Paolo II.

 

Si tratta di un saggio ben articolato, edizioni Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, dove sono analizzati i punti nevralgici del suo impegno culturale e anche della sua posizione”ideologica” in un percorso tra scrittura e vita.

 

Tra l’altro vengono ricostruiti i suoi rapporti con Francesco Grisi e con il Sindacato Libero Scrittori Italiani e soprattutto sono poste all’attenzione le sue opere a partire da “Processo a Gesù” sino al “Vizio assurdo” dove si racconta il destino e l’avventura di Cesare Pavese oltre alla polemica con Natalie Gizburg che, in modo oltranzista, attaccò l’opera di Fabbri da una posizione meramente ideologica.     

 

“Tre concetti fondamentali, sottolinea l’autore del saggio lo scrittore Pierfranco Bruni, hanno caratterizzato la sua funzione di scrittore e di uomo: la metafora del processo, la consapevolezza dell’ambiguità, la rilettura costante e non statica del concetto di cristiano. La metafora del processo ha avuto come riferimento sia una rivelazione storica (che è chiaramente da considerarsi essenzialmente come una rivoluzione che poneva al centro il cuore dell’uomo) che è, appunto, la figura di Gesù sia un personaggio che ha lasciato un segno particolare nella letteratura: mi riferisco allo scrittore Cesare Pavese sul quale Fabbri ha lavorato portando sulla scena Il vizio assurdo. Una figura che ha, sostanzialmente, richiami ontologici da una parte e un dramma esistenziale tutto giocato tra la vita e la morte in un incrocio tra realtà e letteratura”.

 

      “Il Pavese di Fabbri, prosegue Bruni, è un Pavese “strappato” agli schemi dell’ideologia, alle disperazioni di un tempo incomunicabile, ad una morte che non conosce rivelazione. E’ un Pavese che ritrova la sua dimensione esistenziale e religiosa pur nella tragedia che lo condurrà al suicidio. Era il Pavese che chiedeva amore. Chiedeva di uscire fuori dalle solitudini. Si domandava. E non c’era un Pavese estremamente razionalista. Pavese era in quel bisogno di amore che si esprimeva nei suoi scritti. Ebbene, Fabbri ha saputo cogliere il suo sentiero amoroso in un intreccio di incanto e disincanto”. 

 

Diego fabbri ha scritto sul tema della cristianità un libro chiave dal titolo proprio: Ambiguità cristiana che è del 1954 (già nel 1949 aveva pubblicato il saggio Cristo tradito), nel quale si coglie l’intervento dello scrittore mutuato dalla coscientizzazione di un impegno non formale che coniuga testimonianza, come vissuto, e operatività. E’ una questione epocale che vive dentro questa civiltà dell’uomo.

 

      Sul valore della cristianità, una cristianità nella eredità delle eresie, “Processo a Gesù” rappresenta un punto di riferimento fondamentale.

 

      “In fondo in Fabbri, afferma Pierfranco Bruni, pur nella dialettica dell’ambiguo e del cristiano, sembra costantemente ripetersi ciò che Maddalena pronuncerà in Processo a Gesù:”.

 

È  preso in considerazione anche il carteggio tra Francesco Grisi e Diego Fabbri. Fabbri è stato presidente del Sindacato Libero Scrittori negli anni in cui Grisi era segretario generale.

 

      In una lettera inedita  dell’aprile del 1975 di Francesco Grisi a Diego Fabbri (tra i due c’era una profonda amicizia dettata non soltanto dal sodalizio sindacale, ma da sentimenti che li accomunavano sul piano umano: c’è una lettera interessante di Fabbri a Grisi  nella quale si parla del Pavese messo in scena da Fabbri e che lo stesso Grisi aveva recensito) in riferimento a Inquisizione ma in modo più generale al tema dell’amore, si legge: “L’amore è sempre tentato dalla disperazione. L’amore non è mai contemplazione o santità ma è sempre incapacità di conciliazione, dolore di umiltà, paura di vivere. Almeno così … in questa nostra terrestre giornata. (…) Cristo (che è così assente) è l’unico collegamento (per noi cattolici) tra l’uomo e Dio. Il rischio di comunicazione diretta tra l’uomo e Dio è la grande tentazione”.

 

      La storia della memoria come antitesi della storia come cronaca. Una storia dai significati cristiani. E proprio per questo il suo percorso letterario non è stato altro che una ricerca volta alla centralità dell’uomo. Il teatro dentro il teatro che si fa vita. Il suo primo testo teatrale risale al 1931 dal titolo: I fiori del dolore. Tra il 1940 e il 1950 si contano: Orbite, Paludi, Il nodo, Il prato, La libreria del sole, Inquisizione, Trio, Contemplazioni, Rancore. Gli anni successivi vedranno la luce:  Il seduttore, Divertimento, Processo di famiglia, Processo a Gesù, Veglia d’armi e poi i lavori su Dostoevskij. Al 1963 appartiene: A tavola non si parla d’amore. Lavora su un testo di De Roberto. Al 1974 risale il testo su Cesare Pavese. Al 1980 appartiene invece: Al Dio ignoto. Ma tutto il teatro di Fabbri è stato pubblicato in due volumi, Tutto il teatro (nel quale c’è anche il testo postumo dal titolo: Incontro al parco delle Terme), nel 1984.

 

 

 

 

 

[Dal lancio-stampa ricevuto; segnalazione di Maurizio Vitiello.]

 

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