Martina Colombari a Positano con "La Vita è una" . Intervista "Il mio impegno per Haiti mi ha cambiato la vita"

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” Positano, come Portofino, sono quei posti belli che ti incantano” Martina Colombari riceve, e apprezza, il free press di Positanonews a Seiano di  Vico Equense, sulla costa di Sorrento in penisola sorrentina, questa sera sarà a Positano in costiera amalfitana sulla costa d’ Amalfi al Domina Hotel per la rassegna letteraria di Angelo Ciaravolo, organizzata con Roberto Illiano, per presentare il suo libro dal nome tutto un programma  “La Vita è Una”

Imbarcarsi in un viaggio allucinante, in un luogo dove morte e distruzione hanno tolto il sorriso dai volti degli Haitiani. E dove Martina Colombari, la più giovane Miss Italia della storia, modella e attrice, ha deciso di fare la volontaria. Spalando cadaveri, respirando quell’aria, trascorrendo alcuni periodi in quel luogo che puzza di inferno. E che ha descritto nelle pagine de La vita è una (Rizzoli), ma facendolo precedere dal racconto di una giovanissima ragazza di Riccione che scopre le passerelle e il successo. “Sono stata due settimane fa ad Haiti – confessa la Colombari a Positanonews -, il mio impegno per quel luogo mi ha cambiato la vita” La redazione ricorda che a Positano al Poseidon si sta facendo una raccolta per beneficenza per Haiti  “Ogni iniziativa è buona per Haiti, li la situazione rimane disastrosa” Pubblichiamo una intervista ed un video tratti dal web della bellissima Colombari. Una bellezza che prima ancora che esteriore abbiamo scoperto essere interiore e d’animo

 

Il libro si apre con una citazione di Nelson Mandela, “sono il padrone del mio destino, il capitano della mia anima”.

 

Mi reputo una persona libera, con le sue attitudini, il suo lavoro, le sue idee. Non ho mai sposato una concezione classica della donna. Forse è anche per questo che mi sono rimessa in discussione, così è nato questo libro.

 

C’è molta tenerezza nel racconto delle prime pagine sull’approccio al concorso di miss Italia: che giorni sono stati quelli immediatamente prima di Salsomaggiore?

 

Beh, io ero e sono una persona normale. Prima di quell’avventura non conoscevo nemmeno le discoteche o i locali notturni. È stato come essere catapultati in un mondo nuovo senza un minimo preavviso. Un’esperienza fantastica che mi ha consentito di muovere i primi passi nel jet set, nello spettacolo, nella moda.

 

Una copertina di Sette di quegli anni ti ritraeva di spalle, con il titolone “io sono mia”. Solo uno slogan da copertina o una filosofia di vita?

 

Erano gli anni in cui stava finendo la mia storia con Alberto Tomba. La considero una condotta di vita, perché nonostante poi mi sia sposata con un calciatore, mi sono sempre sforzata di mantenere una mia identità. Anche perseverando nella mia professione, con sacrifici non da poco, come quando ho trascorso il primo anno di vita di mio figlio Achille a casa, rinunciando a contratti e a offerte di lavoro. Per poi ricominciare. Non è retorica, ma la vita quotidiana: vera e reale.

 

In un passaggio del libro scrivi: «Diventai donna dalla mattina alla sera, dall’alba a notte fonda». Come hai gestito quel passaggio?

 

Sono diventata miss Italia a soli sedici anni. Non è uno scherzo o una frase buttata così senza cognizione, dire che ero poco più di una bambina. I miei genitori mi hanno sostenuta. Mia madre è stata una presenza determinante e sicura. Poi ho dovuto rendermi conto che una macchina era stata messa in moto. Quando Alain Delon mi ha consegnato la fascia di vincitrice è iniziata un’avventura: ho firmato il mio primo contratto, del valore di 50 milioni di vecchie lire, che ha comportato una serie infinita di eventi e di impegni a cui non potevo rinunciare. È stato un test, duro.

 

L’immagine e la credenza popolare, hai sottolineato, è che le modelle siano tutte anoressiche e drogate. Quale invece l’altra faccia della medaglia?

 

Abbiamo un cervello oltre che la bellezza. Come ho scritto nel libro, assieme al giornalista Luca Serafini, non mi sono avvicinata mai al mondo della droga o di certe offerte. Non giudico ciò che in questi mesi è accaduto sotto gli occhi di tutti, credo che ognuno in casa propria possa fare quel che crede. Certo, però in quel caso qualcuna ha voluto imboccare una scorciatoia per un successo comunque effimero e molto limitato nel tempo.

 

Il lavoro, le passerelle, tuo figlio Achille. E un momento dopo l’impegno come volontaria ad Haiti, perché parli di epilessia del cuore?

 

Sono diventata madrina della Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus ma ho pensato che il mio impegno non potesse fermarsi a qualche cena di beneficenza, per raccogliere fondi mentre si pasteggia con splendide posate di argento. E allora mi sono messa in discussione. Sono rientrata dal mio terzo viaggio ad Haiti due giorni fa e la considero ancora un’esperienza incredibile. Credo che sarebbe utile un po’di Haiti nel nostro mondo, nella nostra società.

 

Haiti: fame, povertà, padre Rick e un rapimento dell’anima che descrivi.

 

Non ci nascondiamo dietro un dito. Ho deciso di fare quel passo anche per sentirmi utile, per ritrovare me stessa. Al mattino appena sveglia, non potevo mettere il piede per terra, perché sotto il letto vi era una trappola per topi,l che ogni notte ne imprigionava tre o quattro. Lì vi sono mamme che mangiano il cibo dei loro figli, obitori dove stipare circa duecento cadaveri al giorno, il colera da sconfiggere, la fame e la sete che si attorcigliano elle vite precarie degli isolani. Scendendo la prima volta dalla scaletta dell’aereo mi sono chiesta dove fosse Dio. Per questo penso che la vita, in fondo, sia una sola. E non va sprecata, noi siamo fortunati, lo ripeto sempre a mio figlio. Non dobbiamo combattere per sopravvivere, ma solo essere più sorridenti e lamentarci meno. Perché abbiamo la vita, che ad Haiti è solo un lusso.

 

 Foto Lello Acone