Pompei, la Corte dei conti fa i conti in tasca agli scavi

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 Soprintendenza di Pompei, negli anni 2007 e 2008 la manutenzione dell’area archeologica veniva eseguita con poco più di 400mila euro a fronte degli oltre 7 milioni di euro spesi negli stessi anni dalla Soprintendenza speciale di Roma.

È quanto emerge dalla recente relazione conoscitiva della Corte dei Conti che cifre alla mano apre uno squarcio di luce su anni di abbandono e incuria degli scavi archeologici più importanti del mondo.
Dalla relazione emerge che le risorse per la manutenzione di Pompei non mancavano ma, inspiegabilmente non venivano spese.
Così le giacenze di cassa subito spendibili del 2006 erano pari a 98 milioni di euro; 74 milioni nel 2007.
Nel 2005, durante la gestione ministeriale Buttiglione le giacenze non spese (30 milioni di euro) furono destinati ad altre strutture.

Ingenti risorse invece, secondo la Corte dei Conti, furono dedicate tra il 2006 e il 2008 per altri lavori come il progetto Pompei Experience (15 milioni di euro) per la realizzazione di una sala cinematografica sotterranea dove proiettare l’eruzione distruttiva, progetto poi bloccato dal Cda; o come la realizzazione di nuovi depositi, uffici del personale e magazzino presso Porta Nola (3.796.100,00 euro) che prevedevano il completo sbancamento della collina che era stata l’area dei depositi di scavo borbonici; o come la realizzazione delle nuove biglietterie (2.940.000,00 di euro) di Piazza Anfiteatro mai aperte al pubblico e mai entrate in funzione perché prive di allacci, di servizi elettrici e fognature e oggetto di rilievo della Regione Campania.

I dati della Corte dei Conti appurano anche le giacenze di cassa mai spese per la manutenzione dagli anni 2002 (65 milioni euro); 2003 (72 milioni euro); 2004 (78 milioni euro); 2005 (87 milioni euro); 2006 (98 milioni euro).

La relazione della Corte dei Conti che in queste ore è oggetto di interrogazione parlamentare da parte dell’onorevole Diana De Feo ha suscitato sgomento nel sindacato Ugl-Intesa FP Che all’epoca fu tra i pochi sindacati che denunciarono la mancanza di spesa dei fondi da parte dell’allora Soprintendente Giovanni Guzzo.

All’epoca sembrava che parlavamo al muro – spiega Renato Petra del Coordinamento Ugl-Intesa FP Beni Culturali – oggi l’indagine della Corte dei Conti ci da pienamente ragione sull’incapacità di spesa della Soprintendenza e dell’allora Soprintendente.

Gli scavi di Pompei per anni non hanno ricevuto la manutenzione che abbisognavano sebbene vi fossero le risorse a seguito di ciò ci sono stati i crolli, gli smottamenti e tutto il resto, senza contare la brutta figura fatta con il resto del mondo.

Chi paga? La Direzione Generale dell’Archeologia non avrebbe dovuto controllare?
Va giù duro anche il Segretario Territoriale della Ugl di Napoli, Francesco Falco che sottolinea la necessità di ripristinare la soprintendenza autonoma di Pompei, separandola da Napoli predisponendo controlli gestionali amministrativi su tutti i Beni Culturali del territorio regionale.

(napoli.it)