Breivik. L´apologia della strage dei giovani norvegesi in 1.500 pagine

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di Pier Francesco Bello e Anna Laudati. In Europa soffia il vento dell’ultradestra e la strage di Oslo ne è un terribile segnale. Un richiamo ideologico-politico che mira alla distruzione di ciò che è diverso? Fino ad una settimana fa la Norvegia era considerata una delle nazioni più tranquille e prospere d’Europa, dove mai si sarebbe ipotizzato ciò che poi è successo: la capitale Oslo sventrata nel suo cuore da una potente bomba e una strage calcolata e voluta fino all’ultimo ragazzo sull’isola di Utoya. L’autore di tutto questo è quello che fino a pochi giorni fa era un apparente e normalissimo ragazzo di 32 anni, Anders Breivik; ma solo apparente.

 

Navigando un po’ in Internet, infatti,  si è scoperto il ‘mistero’: Breivik aveva già da tempo annunciato la sua carneficina, sia tramite video che tramite un lungo memoriale di 1500 pagine, che sembra tanto avere come modello il terribile ‘Mein Kampf’ di Hitler. Inoltre è ben risaputa la sua passata militanza in un partito ultranazionalista norvegese, ‘Il Partito del Progresso’  e la sua frequentazione di un blog noenazista svedese.

 

In questo lungo ed agghiacciante programma, l’attentatore di Oslo ha illustrato tutta la sua ‘ideologia’: entro il 2083 avrebbe dovuto aver luogo la distruzione della cultura europea marxista come rovina della virile società occidentale, la deportazione degli Islamici  in Occidente e il ritorno ad un ‘autentico’ cristianesimo, poiché Breivik si proclamasse fervente ed ortodosso cristiano.

 

Questo suo spirito ultraconservatore lo ha spinto anche a rivolgere duri attacchi a Benedetto XVI, definendolo come un Papa ‘corrotto, incompetente ed illegittimo che ha abbandonato il vero cristianesimo’.  Ma qual è il vero cristianesimo per costui?  In apparenza potrebbe sembrare quella dottrina ecclesiastica  di matrice pre-conciliare che rifiutava in modo netto il dialogo e l’apertura alle altre realtà religiose considerate come eretiche e anticristiane; a ben vedere, però, il mostro della Norvegia è di religione luterana e lui stesso ha affermato di non essere un fondamentalista cristiano, ma di concepire la Chiesa come entità culturale da contrapporre alla cultura islamica.

 

Per lui l’identità cristiana non è un patrimonio di valori antichi da preservare, aprendosi anche ad altre culture che possano arricchirlo, ma è solo una bandiera da impugnare. La sua figura è caratterizzata da quel tipico atteggiamento trionfalistico della Chiesa medievale, che tendeva a vedere se stessa come portatrice di civiltà ed estirpatrice di fenomeni culturali e religiosi non in linea con quelli ‘autenticamente’ cristiani, scatenando in questo modo terribili guerre (si pensi alle Crociate a cui tra l’altro Breivik si ispira) e provocando migliaia di morti.

 

Questo germe sembra essere ben diffuso anche in Italia. La Lega Nord, il cui esponente Mario Borghezio ha definito condivisibili le idee di Breivik riscuotendo il dissenso di tutti gli esponenti del partito, da un lato,  si erge a paladina dei valori cattolici contro l’invasione islamica, dall’altra pratica riti di origine celtica, come il rito dell’ampolla sul Po, ricevendo così il biasimo di quella stessa Chiesa che nelle intenzioni (elettorali) vuole difendere.

 

Ma non solo qualche esponente della Lega Nord si è espresso con accenti di solidarietà nei confronti di questo personaggio. Anche un esponente del partito neofascista ‘Fiamma Tricolore’ Bruno Berardi ha elogiato le idee che hanno spinto Breivik a compiere quel gesto.

 

Possibile mai che in Europa soffia il vento dell’estrema destra? Una corrente pericolosa che facendo leva sull’identità nazionale ‘messa a rischio’ dai fenomeni migratori, enfatizzando la maggior propensione criminale degli immigrati, cui conseguirebbe la scomparsa della antica cultura europea di radici cristiane, ottiene ottimi risultati in molti paesi del Vecchio Continente.

 

L’attenzione alle radici cristiane dell’Europa e una sua esplicita menzione nella Costituzione Europea,  era stata sottolineata nel 2003 da Giovanni Paolo II, al quale premeva ricordare come l’Europa unita(particolarmente odiata dallo stesso Breivik)non poteva prescindere da quell’humus culturale se non voleva smarrire se stessa. Radici cristiane quindi come monito che ci ricordi chi siamo e donde veniamo e non un richiamo ideologico-politico che miri alla distruzione di ciò che è diverso.

 

Purtroppo però, la paura della diversità e la chiusura verso l’altro ci sta invadendo ed è proprio quello che il folle carnefice di Oslo con il suo gesto e i suoi proclama ha cercato di trasmettere. Non bisogna quindi lasciarsi attirare da questi sconcertanti programmi, anche perchè, a prescindere dalle atrocità che scatena, tanti secoli di storia ci hanno insegnato che proprio nel momento in cui una identità culturale o nazionale si ostina a non voler accettare elementi ad essa alieni si condanna ad un processo devolutivo che produce ineluttabilmente la propria scomparsa.

(articolo pubblicato anche su www.serviziocivilemagazine.it)