NITTO PALMA GUARDASIGILLI, NAPOLITANO FIRMA,MA È GELO

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ROMA – Francesco Nitto Palma, 61 anni, già sottosegretario all’Interno, è il nuovo ministro della Giustizia. Prende il posto di Alfano, ormai troppo impegnato a occuparsi del Pdl come segretario politico. La nomina si accompagna a quella di Anna Maria Bernini, scelta per colmare il vuoto alle Politiche comunitarie. Berlusconi è salito al Quirinale per ufficializzare i nuovi membri dell’esecutivo, ma il clima fra premier e presidente della Repubblica è stato gelido. Il Colle aveva mostrato delle perplessità sui nomi circolati per ricoprire l’incarico in via Arenula e aveva chiesto un nome di alto profilo. L’ostinazione di Berlusconi – insieme alla mancata risposta alle «preoccupazioni» del Capo dello Stato sullo spostamento dei ministeri al Nord – appare più come una sfida che come un tentativo di stemperare il clima.
Ex magistrato, Palma è entrato nel 2001 in Parlamento con Forza Italia. Di lui si ricorda un emendamento, poi ritirato, che prevedeva di congelare i processi ai parlamentari fino al termine del mandato. Ma anche l’amicizia con Cesare Previti e con il presidente dell’Anm, Palamara.
Qualcuno legge la sua nomina come il frutto di una strategia elaborata da Berlusconi e dal fido Ghedini. L’obiettivo è continuare la prova di forza con la magistratura cercando di far leva sulle sue divisioni interne. Il neo ministro di via Arenula, infatti, apparteneva alla corrente più conservatrice dell’Anm, Magistratura indipendente. Le opposizioni già gli chiedono di «fermare l’obbrobriosa legge» allunga processi. Una proposta per cui la maggioranza ha ottenuto una corsia preferenziale in Senato, anche se la strada appare tutta in salita. Il centrosinistra ha annunciato ostruzionismo e il Csm non ha risparmiato critiche: «Allungherà a dismisura la durata di tutti i processi».
Passa intanto il rifinanziamento delle missioni e oggi la giunta per le autorizzazioni a procedere si occuperà della richiesta di arresto per il deputato Pdl Milanese, ma è probabile che tutto venga rinviato a settembre. Rimane in carcere, invece, Alfonso Papa, l’altro deputato del Pdl coinvolto nell’inchiesta sulla P4. Il gip ha rigettato la richiesta di revoca della custodia cautelare. (ass)

IL CASO BERSANI. Bersani non ci sta. Il segretario del Pd sferra un duro attacco contro quella che definisce «la macchina del fango» scatenata contro il suo partito. Reagisce alle accuse lanciate da alcuni giornali sulle vicende Tedesco e Penati e all’accostamento tra il partito e la ‘ndrangheta. «Se sperano di intimorirci – dice in una conferenza convocata a proposito – si sbagliano. Critiche le accettiamo, calunnie e fango no». Il leader democratico ammette che «ci sono stati errori» sulla vicenda Tedesco, ma sottolinea anche che «la risposta è stata coerente». Sul caso Penati, ha invece evidenziato come l’esponente lombardo del Pd sia «stato corretto» e si sia «dimesso da tutte le cariche». La risposta del Pd potrebbe trasformarsi in querele e in una class action degli iscritti. (A. Sev.)

fonte:leggo 

di Alessandra Severini