Vademecum di un ragazzo cilentano che per superare una delusione d´amore si improvvisa scrittore su Facebook

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Giovanni Farzati, Positano news, avere ottant’anni; la nostra vita è stata quasi del tutto vissuta; inizia così il suo scritto;  tutte le gioie; dolori; sono alle nostre spalle; tempo d’estate, tempo di qualche cotta; di qualche cocente delusione d’amore, una buona medicina, rifugiarsi nella scrittura per lenire il mal d’amore.

Un ragazzo cilentano inquadra così la questione; non ha digerito la fregatura che le ha procurato una brunetta che lo ha piantato in asso, scrive un fiume di parole su Facebook: “Si inizia dalle prime cotte adolescenziali, quando si è attratti dall’avvenente compagna di classe o prorompente professoressa. Queste piccole scaramucce d’amore ci lasciano dentro dei puntini, come dei brufoli scoppiati. Esce un po’ di sangue all’inizio, brucia un pochino ma poi dimentichiamo tutto. Noi dimentichiamo. Nel cuore, però, il ricordo di quel puntino resta, diventando bianco ed eterno. Poi…poi si arriva al primo grande amore. Il cuore nei giorni dell’amore è gonfio di gioia. Ci sembra di avere il mondo nelle nostre mani. Guardiamo tutto e tutti dall’alto in basso. Non ci manca nulla. All’improvviso, però, la catastrofe. Lei/lui che ci chiama dicendoci: “Mi dispiace da morire, credimi, io ti stimo tantissimo ma non provo più determinate emozioni. Addio”;l’innamorato trombato, catapultato nel buio, non sa come ci sia potuto capitare; dolore; disperazione offusca la mente”

Come risalire la china? il nostro amico allora si inventa un vademecum sul come comportarsi in simili occasioni: nei primissimi giorni (una settimana, circa) non ci resta che abbandonarci al dolore, anche esternandolo, con lacrime, urla ed oggetti rotti. E’ normale e condivisibile anche il mangiar poco, il non voler vedere nessuno ed aver voglia di sprofondare, davvero, negli abissi.Evitare, nel modo più assoluto, di cercare lui/lei. Sarebbe un errore mortale perché ci giocheremmo ogni possibilità, anche minima, di riavere quella persona al nostro fianco. La mente delle persone è strana e contorta. Chi fugge attrae, chi c’è sempre stanca. Il non farci sentire, magari cancellandoci anche da Facebook o altro social (mai eliminare lei/lui, sarebbe un segnale di cattiva educazione). Far sentire la nostra assenza può essere il miglior modo per far capire la nostra importanza. Il silenzio è più rumoroso, spesso, di molte urla… Dopo i primissimi giorni di clausura, bisogna iniziare a riprendere, gradualmente, le redini della nostra vita in mano. Usciamo, curiamo il nostro aspetto, parliamo del nostro disagio e dolore con gli amici, cercando di esorcizzarlo. Non colpevolizziamoci. Non siamo stati noi (o solo noi) a sbagliare. Non cercare subito un’altra persona. E’ vero che chiodo scaccia chiudo ma gli essere umani non sono degli oggetti da utilizzare per lenire il nostro dolore. Non dimentichiamo che lealtà e correttezza devono essere i principi guida della nostra esistenza. Inoltre, il nostro cuore, in questa fase, è ancora, ferito. Un’altra persona potrebbe confonderci le idee rischiano di peggiorare la nostra situazione.”