PAROLISI ARRESTATO."PUÒ UCCIDERE ANCORA L´INCHIESTA PASSA A TERAMO

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ASCOLI – Qualche giorno fa, tra le polemiche, la notizia della richiesta d’arresto nei suoi confronti aveva fatto il giro dei quotidiani nazionali, nell’attesa che il gip decidesse al riguardo. Questa mattina, si è scoperta la decisione del giudice per le indagini preliminari, e Salvatore Parolisi è stato arrestato. L’accusa, pesante, è di omicidio volontario della moglie Melania Rea, la 29enne uccisa tra Ascoli e Teramo e ritrovata senza vita in un bosco, massacrata dalle coltellate. L’ordinanza di custodia cautelare gli è già stata notificata.
Il gip di Ascoli Carlo Calvaresi ha così accolto la richiesta della Procura, che chiedeva l’arresto del caporalmaggiore dell’esercito per l’omicidio volontario aggravato della moglie Melania Rea. La donna era stata assassinata il 18 aprile scorso. Il suo cadavere era stato trovato due giorni dopo nel Bosco delle Casermette, nel Teramano.
I reati contestati a Salvatore Parolisi sono gravissimi: omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudeltà (pena che prevede l’ergastolo) e vilipendio di cadavere in eventuale concorso con altri. Le ferite post mortem sul cadavere di Melania potrebbero dunque essere state inferte da persona diversa rispetto al marito. Ipotesi che comunque gli inquirenti ritengono poco verosimile.
Per i magistrati ascolani un ruolo importante nell’omicidio di Melania l’ha avuto la relazione fra Salvatore e Ludovica P., la soldatessa conosciuta nel 235 Rav Piceno durante un corso i addestramento e della quale il caporalmaggiore era diventato amante. Molto importanti i messaggi scambiati su Facebook da Salvatore attraverso con l’avatar ‘Vecio alpino’, precipitosamente cancellato il 19 aprile, all’indomani della ‘scomparsa’ della moglie. Messaggi che sono stati recuperati grazie a una rogatoria internazionale e dai quali si percepirebbe la pressione che Ludovica faceva su Salvatore affinchè lasciasse sua moglie per dedicarsi esclusivamente a lei.
Un altro elemento chiave che emerge dall’ordinanza del gip Calvaresi è il fatto che Melania Rea sia stata colta di sorpresa dall’assassino, persona della quale evidentemente di fidava visto che gli aveva dato le spalle e aveva abbassato pantaloni, collant e slip per fare pipì. Un atteggiamento che una donna con scarsissima probabilità assume in presenza di estranei. Melania non si è difesa, ma è stata aggredita alle spalle e certamente non si aspettava l’aggressione.

IL FRATELLO: E ORA LA BIMBA? «E adesso come facciamo con la bambina?». È stata la prima preoccupazione di Michele Rea, il fratello di Melania, alla notizia dell’arresto di Salvatore Parolisi. Lo riferisce il legale della famiglia, l’avv. Mauro Gionni, che ha appena parlato con i parenti della donna uccisa. La bambina è la piccola Vittoria, che porta lo stesso nome della nonna materna, e che dopo la morte della mamma è stata in parte con il padre, quando il lavoro glielo consentiva, e in parte con i Rea.

CONTRADDIZIONI SU FOTO Tra i comportamenti sospetti che per la magistratura ascolana testimoniano che Parolisi ha ucciso la moglie Melania, anche la vicenda del riconoscimento del luogo dove la donna venne ritrovata il 20 aprile scorso. Parolisi, nelle occasioni in cui è stato sentito dai carabinieri e dal pm di Ascoli Umberto Monti, disse di aver riconosciuto il Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella da alcune foto viste sul telefonino di Raffaele Paciolla, agente di polizia penitenziaria in servizio al carcere di Ascoli, che risiede nello stesso stabile di Folignano dove abitavano anche Salvatore e Melania con la loro bambina. Fotografie che Paciolla non ha mai scattato, come testimoniato dall’approfondito esame dei telefonini che spontaneamente Paciolla consegnò ai carabinieri di Ascoli. Parolisi si è poi corretto affermando di essersi confuso con le foto viste sui giornali che lo stesso Paciolla andò a comprare per lui il 21 aprile, all’indomani del ritrovamento del cadavere di Melania.

POTREBBE INQUINARE PROVE E REITERARE REATO Pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Questi i motivi principali per cui il pool di magistrati ascolani Umberto Monti, Carmine Pirozzoli, Ettore Picardi e Cinzia Piccioni ha chiesto la detenzione in carcere per Salvatore Parolisi. Ad inchiodare il caporalmaggiore – secondo quanto si legge nell’ordinanza – sono stati i risultati dell’autopsia effettuata dai medici legali Adriano Tagliabracci e Sabina Canestrai, che hanno stabilito che Melania è stata uccisa proprio nel lasso di tempo in cui il marito dice che si trovava con Melania e la figlioletta a colle San Marco (Ascoli Piceno). Parolisi e la moglie uscirono dalla loro casa a Folignano tra le 14 e le 14.20 e lui ricomparve con la bambina, ma senza Melania, al pianoro intorno alle 15.30. Proprio in questo spazio temporale i medici legali hanno collocato la morte di Melania, avvenuta al Bosco delle Casermette come ha stabilito l’autopsia, ma anche lo studio degli schizzi di sangue.

RICOSTRUITO PERCORSO FATTO DA PAROLISI IL 18 APRILE Il gip del Tribunale di Ascoli Carlo Calvaresi, alle 88 pagine della richiesta di arresto per Salvatore Parolisi fatta dal pm Umberto Monti e dai colleghi della Procura di Ascoli, ha aggiunto un altro paio di pagine con considerazioni personali sulla possibile dinamica dell’assassinio della giovane mamma di Somma Vesuviana. Allegate all’ordinanza anche le foto e le ricostruzioni corredate con tanto di didascalia fatte dai magistrati di Ascoli (erano a colori originariamente, sono in bianco e nero quelle nell’ordinanza) che testimoniano il percorso che Parolisi e la moglie avrebbero compiuto il 18 aprile, giorno della gita da Folignano a San Marco. Nell’ordinanza sono allegate anche le foto scattate dai ragazzi dell’istituto tecnico per geometri di Ascoli che il pomeriggio del 18 aprile erano anche loro al pianoro. Nelle istantanee scattate con i telefonini, non si vedono mai Salvatore, Melania e la piccola Vittoria, che il papà dice di aver fatto dondolare sulle altalene nell’attesa che la moglie tornasse dopo essersi allontanata per un bisogno fisiologico. Grande importanza in particolare viene data alle testimonianze delle persone sentite dai carabinieri durante questi tre mesi di indagini. Un paio almeno vengono ritenute assolutamente decisive per affermare che Melania non è mai stata il 18 aprile scorso a Colle San Marco e che Salvatore e la bambina vi sono giunti molto dopo rispetto all’orario indicato dal caporalmaggiore.

A PASQUA DOVEVA ANDARE DA LUDOVICA Il 23 aprile, a Pasqua, Salvatore Parolisi doveva recarsi a Roma per conoscere i genitori di Ludovica P., che nel frattempo gli avevano già prenotato una stanza d’albergo. Emerge dalla ricostruzione fatta dai magistrati ascolani, condivisa dal gip Carlo Calvaresi che ha accolto la loro richiesta d’arresto. Quel giorno Parolisi si sarebbe dovuto presentare dall’amante già con la notizia che aveva lasciato la moglie. Nell’ordinanza del gip vengono evidenziati anche i comportamenti tenuti da Parolisi dopo aver denunciato la scomparsa della moglie. In particolare il fatto di non aver partecipato alle ricerche, ma di essersi piuttosto preoccupato di cancellare il profilo su Facebook col quale chattava con Ludovica.

INCHIESTA PASSA A TERAMO Il gip del Tribunale di Ascoli Carlo Calvaresi, nell’ordinare l’arresto in carcere di Parolisi, si è dichiarato incompetente per territorio, per cui gli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Melania Rea passano alla Procura di Teramo. È in questa provincia, infatti, che si trova Ripe di Civitella, il luogo dove venne ritrovato il 20 aprile scorso il cadavere della donna. Il magistrato ascolano, in ogni caso, nei prossimi giorni sottoporrà Parolisi all’interrogatorio di garanzia, che entro i successivi 20 giorni verrà ripetuto dal collega di Teramo a ulteriore tutela e garanzia dell’arrestato. Calvaresi, nelle 90 pagine dell’ordinanza, ha condiviso l’operato del pool dei magistrati di Ascoli, che hanno chiesto l’arresto nonostante i risultati dell’autopsia e dello studio degli schizzi di sangue (Bto) abbiano stabilito con certezza che Melania Rea è stata uccisa nel luogo dove è stato ritrovata morta, al Bosco delle Casermette, appunto, in territorio abruzzese.

MACCHIE DI SANGUE NELL’AUTO Tre macchie sul montante della portiera dell’auto, dalla parte del passeggero, forse di sangue. Sono l’ultima novità, rivelata questa mattina dal Corriere della Sera, sulle indagini per la morte di Melania Rea. Le tre macchie, al primo esame dei Ris, risultarono essere sangue, ma una successiva perizia fece nascere dei dubbi negli inquirenti: l’auto tornò poi a Parolisi, prima di essere nuovamente sequestrata. E qui la stranezza: negli accertamenti successivi, gli esperti scoprirono segni evidenti di smacchiature, prova che l’uomo aveva evidentemente provato a rimuovere quelle macchie. Certo, potrebbe trattarsi anche del risultato del semplice lavaggio dell’auto, ma gli investigatori non ne sono affatto convinti. 

LA SVOLTA DOPO TRE MESI A tre mesi e un giorno dall’omicidio, anzi, a tre mesi esatti, dato che l’ordinanza del gip è stata firmata ieri, con l’arresto di Salvatore Parolisi è arrivata finalmente la svolta nelle indagini sulla barbara uccisione di Melania Rea. È il 18 aprile scorso, infatti, quando Carmela Rea, che si fa chiamare Melania, ‘Melà per le amiche, 29 anni da compiere il 24 maggio, parte dalla casa di Folignano con il marito Salvatore Parolisi, 30 anni, caporalmaggiore dell’esercito di stanza al Rav Piceno, e la loro figlioletta Vittoria, 18 mesi, per fare delle visite mediche. Finito tutto la coppia, con la bambina, si dirige verso un supermercato della zona. Mancano pochi giorni a Pasqua, che cade il 23 aprile, e Melania vuole comperare qualcosa da regalare ai parenti, papà Gennaro, la mamma Vittoria e il fratello Michele, che l’aspettano a Somma Vesuviana. Sono le 10:44 quando la donna entra nel supermercato. Indossa jeans e un giubbetto; ha i lunghi capelli neri sciolti sulle spalle e grandi occhiali da sole che le coprono il viso, una capiente borsa a tracolla. Dietro di lei, Salvatore con la bimba in braccio. Lui indossa un piumino; più tardi, a Colle San Marco, sarà visto con una tenuta ben più leggera, maglietta e pantaloncini corti. Melania sembra imbronciata. È molto probabile, se ha saputo o intuito che quella Pasqua Salvatore vuole trascorrerla con l’amante, la soldatessa Ludovica P., di cui andrà a conoscere i genitori, che peraltro gli hanno già prenotato una camera in albergo. Dopo aver fatto spesa la coppia torna a casa. Intorno alle 13:30 Melania parla con la mamma al telefono e le dice come sono andate le due visite mediche. Quindi fa uno spuntino, mangia una piadina e beve un caffè (che sarà fondamentale per stabilire l’ora della morte), e poi intorno alle 14:10 lei e Salvatore, insieme alla bimba, sono di nuovo fuori casa, diretti – dirà Salvatore agli inquirenti – al Pianoro di Colle San Marco, un vasto parco alle porte della città dove ci sono anche campi attrezzati per far giocare i bambini. Sono circa le 14:20. Dopo pochi minuti, sempre secondo la versione di Salvatore, Melania si allontana in cerca di un bagno. Il titolare del chiosco Alfredo Ranelli vede una coppia con una bambina. Riconosce sicuramente Parolisi, perchè è in tenuta quasi estiva e questo lo stupisce; della donna non sa dire se sia effettivamente la Rea. Alle 14:40 Sonia, un’amica di Melania, le invia un sms per chiederle come sono andati i controlli medici, ma lei non risponde. Perchè, si sa ora grazie alla perizia medico legale, è già morta. La ricostruzione della Procura si ‘biforcà rispetto alla versione di Parolisi, all’uscita di casa a Folignano. Secondo i magistrati ascolani la coppia, con la bambina in auto, si dirige subito verso Ripe di Civitella, dove Melania, intorno alle 14:30, viene uccisa dopo essere stata aggredita alle spalle dal suo assassino. Un tentativo di ‘scannamentò che fallisce perchè la donna fugge, poi però, impedita nei movimenti dai pantaloni abbassati (perchè effettivamente doveva fare pipì), viene atterrata e raggiunta da una serie di coltellate mentre è supina. Salvatore ricompare poi a Colle San Marco, con la piccola Vittoria. Iniziano le ricerche di Melania. Sono le prime ore del pomeriggio del 20 quando si diffonde la notizia del ritrovamento di un cadavere a Ripe di Civitella, nella vicina provincia di Teramo. È Melania. Sul suo corpo ci sono colpi inferti post mortem con un’altra arma, forse un punteruolo. Il riconoscimento è affidato al fratello Michele, perchè Parolisi non andrà sul luogo del delitto

fonte.leggo