Ravello Festival mostra sul viaggio dedicato al San Carlo e senza catalogo ma non si poteva fare di meglio?

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 La mostra del Ravello Festival in costiera amalfitana quest’anno è dedicata al San Carlo: Io non so se son Valacchi o se Turchi son costor… – Esotismo e viaggio nell’opera lirica. Così recita il comunicato “Casa madre per artisti leggendari ma anche tempio laico per le grandi kermesse politiche e culturali, il Teatro San Carlo ha visto sfilare pezzi da novanta, protagonisti indiscussi della scena, dalla Callas alla Bergman, da Gigli a Martucci, da Visconti a Herzog, dalla canzone napoletana rivista da tenori e soprani a stilisti e couturière, che hanno seguito la strada aperta da Coco Chanel in Francia e a noi hanno portato le preziose mani di Roberto Capucci ed Emanuel Ungaro. Come in un cammino a ritroso, il Museo Memus (Museo del Teatro San Carlo) traccia le linee di un viaggio indietro nel tempo, all’interno di quelle arti – dalle scene ai costumi, dalla composizione delle musiche all’interpretazione – che fanno del teatro una macchina creativa di grandissima forza e suggestione.” Ma la mostra, per la quale fra l’altro non è stato realizzato neanche un catalogo, ci ha lasciato un attimo perplessi. Non è nostra intenzione dar ragione a Bruno Mansi, che proponeva una mostra legata al tema dell’anno “Il Viaggio”, ma rispetto agli anni precedenti lo spessore ed il tenore dell’evento artistico è di tono minore per la mostra inaugurale. La costiera amalfitana, la “terra dei limoni” di Goethe, ha nel viaggio, proprio nell’estensione del “tour”, la propria essenza economica, culturale, sociale turistica. Anche solo volendo utilizzare la propria storia e le proprie risorse si poteva fare qualcosa più attinente e interessante anche per i visitatori. Il nostro giro nella mostra è stato deludente. Un ingresso di 5 euro, quanto abbiamo pagato, per vedere una mostra di costumi del San Carlo, che avrebbe avuto più senso in un altro contesto, mentre il territorio può esprimere, per le presenze e la storia che ha avuto, cose molto più interessanti, ci ha lasciati un attimo perplessi. Diverso era se la mostra portava dei connotati artistici originali, allora questo avrebbe avuto un senso, anche se non legata al territorio, per l’apporto innovativo che avrebbe potuto dare al Ravello Festival. Non si poteva fare di meglio? E come mai, per la prima volta, non è stato fatto neanche un catalogo per la mostra stessa dove anche i privati la realizzano?