EMOZIONI DI VIAGGIO A MORIGERATI ALLA RISORGIVA DEL BUSSENTO

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La fondarono, forse, i Morgeti, antica popolazione italica, che si stanziò da queste parti già nel 2000 a.C.Mi trovo a Morigerati e sono salito fin quassù dalla costa di Scario per trovare refrigerio alla morsa della canicola. Mi incuriosiva il Museo Etnografico agro/silvo/pastorale creato con amore per il territorio dalle sorelle Florenzano. La visita mi ha entusiasmato, perchè mi è passato davanti agli occhi tutto un coinvolgente film sul “come eravamo”: contadini, pastori, legnaiuoli, carbonai, massaie, ecc,.Il Museo è un santuario di ricordi e la sua visita vale più di cento saggi di etnoantropologi.Mi pulsa ancora forte il sangue nelle vene e mi si gonfia il ricordo delle stagioni andate, quando mi avvio a passi lenti verso la bella chiesa parrocchiale.Dalla spianata del sagrato l’orizzonte spazia a perdita d’occhio tra monti e valli: un lago di verde ondulato dalla brezza e iridescente ai bagliori del sole.Vi si venera S.Demetrio, patrono del borgo e l’ardito campanile che svetta con la caratteristica cupola a cipolla rievoca il passaggio dei monaci italo/greci.

 

Ma il pieno delle emozioni le riserva la grotta della risorgiva del Bussento, in cui i capricci della natura improvisano cuspidi di cattedrali e cupole di pagode, sberleffi di mostri ed ali d’angelo nel paziente lavorio di secoli tra acqua e roccia, con stalagmiti che emergonon dagli abissi e minacciano trafitture al cielo e stalattiti che pencolano,lampadari di rara bellezza, fragili e trasparenti, ad adornare tempio e reggia della natura. E giù il fiume canta l’inno alla libertà e alla luce, scampato a chilometri di tenebre, carico di sali e scintillante nel gioco a nascondino con il sole che trafigge le cascate coralline di spuma tra sassi levigati e cupole di roverelle e carpini. Ed il muschio gigante si inorgoglisce a festonare rami sbilenchi curvi sulle brevi rapide; e se gnomi e fate, elfi e ninfe non sono creature del mito e della fantasia ed hanno in qualche luogo dimora concreta, di sicuro questo è il loro regno.Lo è certamente per trote, gamberi e granchi che sfilano in lente processioni nell’acqua limpida per niente intimoriti dalla nostra presenza estranea.Più timida e dispettosa la lontra, che di sicuro ci spia da qualche tana muscosa.Nello spicchio di cielo a cupola della gola volteggiano incuriositi e minacciosi l’astore ed il ghebbio, il nibbio ed il corvo imperiale. Da un cespo di tamerici vola con rumorosa protesta per la nostra intrusione improvvisa uno stormo di passeracei. Sono tante le tamerici sulle fiancate rocciose che portano all’Oasi del WWF, tanto che c’è chi sotiene che il toponimo Morigerati derivi proprio dalla voce greca “muriké”, che significa, appunto, tamerice.

 

 

 

E dal sagrato della chiesa antica

 

è volo d’orizzonte nella valle

 

a memoria di monaci sapienti

 

che qui tennero culto a San Demetrio.

 

Il campanile che ferisce il cielo

 

riecheggia, a vanto, a coro di campane

 

la storia di vissuto prestigioso

 

all’ombra del castello del “signore”.

 

Giù nella valle il fiume che risorge

 

tra capricci di vento, acqua e pietra

 

è mostra di prodigio nella grotta.

 

E nelle brevi rapide d’argento

 

di trote e granchi processione.Lenta

 

e guardinga la lontra nella tana

 

cerca rifugio. E su nel cielo guizza

 

volo ardito di corvo imperiale.

 

E’ festa di tamerici la costa

 

che caracolla ardita a fondo valle.

 

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it