In primo Piano unione dei comuni della penisola sorrentina non andiamo di fretta

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 In primo Piano, il gruppo di opposizione al comune di Piano di Sorrento, invista a non andar di fretta sull’ unione dei comuni della penisola sorrentina

Con la consegna dello Statuto, seppur avvenuta in via informale, fatta a tutti i Consiglieri comunali nel corso dell’ultima seduta del civico consesso, sembra ormai in dirittura d’arrivo il progetto per la realizzazione dell’Unione dei Comuni della Penisola sorrentina. Sul tema che ha alimentato gli ultimi mesi della politica locale, è intervenuto il Movimento civico In primo…Piano che, per il tramite del capogruppo consiliare, Giovanni Iaccarino ha invitato tutti ad una pausa di riflessione. “Voglio premettere – ha precisato l’esponente politico carottese – che come gruppo non siamo contrari all’ipotesi, ormai sempre più concreta, di dar vita all’Unione dei Comuni, ritengo però opportuno che la questione venga portata in Consiglio comunale per una sereno e pacato dibattito, prima che ci venga chiesto semplicemente di ratificare la bozza di statuto. Abbiamo infatti più di una perplessità. Innanzitutto, vorremmo sapere quale sorte avranno le altre strutture sovra comunali già esistenti. Mi riferisco a “Pensiola Verde”, che è una S.p.A. a totale capitale pubblico in mano ai Comuni di Sorrento, Meta e Piano di Sorrento e soprattutto all’ARIPS, un’azienda speciale consortile esistente tra tutti i comuni costieri, che di fatto è da anni in cerca, per così dire, d’autore. Far nascere l’Unione e mantenere in vita queste strutture significherebbe creare inutili doppioni e sprechi che finiscono come sempre per gravare sulle tasche dei cittadini!” Non sarebbero, però, queste le uniche riserve. Sempre Iaccarino, infatti, evidenzia: “Vi sono poi altri due aspetti da chiarire, sempre politici e che attengono allo Statuto. Il primo riguarda la composizione della Giunta dell’Unione. Avevamo messo in guardia dal rischio che ci sarebbe stato di utilizzare l’Unione per offrire contentini a destra e a manca e la lettura della bozza dello statuto sembra confermare le nostre perplessità. Infatti si prevede la possibilità che i Sindaci possano delegare la funzione di Presidente ed Assessore dell’Unione, persino a chi non è consigliere nel proprio Comune. Insomma l’ennesimo carrozzone per delusi più o meno eccellenti. E’ un trucchetto che si poteva opportunamente evitare. Inoltre per realizzare lo Statuto è ancora una volta stato usato lo strumento del copia ed incolla; è stato cioè fatto un collage di statuti di altre unioni già esistenti sul territorio nazionale. In particolar modo è stato pescato a piene mani dallo statuto dell’Unione dei Comuni Modenesi Area Nord. Questa volta, però a non convincere non è ciò che è stato copiato, ma ciò che non è stato copiato. Mi spiego: tra gli obiettivi programmatici dell’Unione modenese vi era e cito testualmente ‘promuovere e concorrere allo sviluppo socio-economico del territorio dell’Unione, anche favorendo la partecipazione dei soggetti pubblici e privati alla realizzazione di strutture di interesse generale compatibili con le risorse ambientali. A tal fine, essa promuove l’equilibrato assetto del territorio nel rispetto e nella salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini; valorizza inoltre il patrimonio storico, culturale ed artistico delle città’. Nel nostro statuto tra gli obiettivi programmatici vi è lo stesso intento, ma inspiegabilmente ci si ferma all’interesse generale, omettendo tutta quella parte che attiene alla salvaguardia del territorio ed allo sviluppo ecocompatibile. C’è da preoccuparsi o no?” A rincarare la dose ci pensa il vice-capogruppo di In primo…Piano, avv. Anna Iaccarino, che evidenzia anche una serie di storture giuridiche nel corpo dell’atto fondamentale della nascente Unione. “A differenza di quanto previsto dall’Unione dei Comuni modenesi – spiega l’avv. Iaccarino – i redattori della bozza del nostro statuto, all’art. 16 hanno previsto che l’incarico di Presidente dell’Unione venga assolto a rotazione per un anno da ciascun Sindaco dei Comuni aderenti, un po’ come avviene per l’Unione europea. Tuttavia, al comma successivo, hanno previsto che per l’elezione del Presidente sia necessaria la maggioranza assoluta dei Consiglieri in carica. Inoltre al successivo art. 20 è stato previsto l’istituto della sfiducia del Sindaco e della Giunta, che però è composta di diritto dagli altri Sindaci. Evidente a questo punto l’enorme paradosso. Innanzitutto se gli altri cinque Comuni si mettono d’accordo affinché il Sindaco di Piano, tanto per fare un esempio, non faccia il Presidente, o non lo eleggono proprio o lo sfiduciano non appena si insedia, ma poi una volta sfiduciati Presidente e Giunta chi subentra al loro posto? Ovviamente gli stessi Sindaci o loro delegati, magari con un Presidente diverso, perché di diritto solo loro possono far parte della Giunta. Stesso dicasi per l’art. 19 che disciplina la revoca o dimissioni dell’assessore dell’Unione, e cioè Sindaco di uno dei Comuni, da chi verrebbe sostituito? Francamente è tutto davvero inconcepibile, ma ci sarebbe da aggiungere tanto altro, per questo ci appelliamo al buon senso di tutti. Fermiamoci a riflettere un attimo e cerchiamo di evitare che la fretta ci faccia commettere errori che in futuro si potrebbero rivelare fatali”.

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