Missioni all´estero, tagliati fondi e soldati Napolitano: riduzione forze è solo ipotesi

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ROMA – Meno soldi alle missioni all’estero, rientro della nave ammiraglia Garibaldi dal conflitto libico e ritorno in Italia di duemila militari entro fine anno. E’ l’annuncio dato al termine del Consiglio dei ministri, il quale (all’unanimità, viene sottolineato), approva il decreto di rifinanziamento delle missioni militari. Sembrerebbe una vittoria della Lega Nord su Governo e Quirinale a proposito dell’impegno italiano fuori confine. Nel pomeriggio il presidente Napolitano getta acqua sul fuoco dell’entusiasmo leghista, spiegando che il ridimensionamento delle missioni per ora è solo una «ipotesi». L’annuncio. «Sotto lo stimolo degli amici della semplificazione e di Calderoli e dopo il lavoro dello staff della Difesa e del Cdm annunciamo che, ferme restando tutte le missioni, il costo complessivo scende di circa 120 milioni di euro, passando dagli 811 del semestre scorso a 694», spiega il ministro della Difesa Ignazio La Russa. «Dei 9950 militari attualmente impegnati, 2078 uomini rientreranno a casa entro fine anno – dice per parte sua il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli – Ho apprezzato che dei 2078 uomini che torneranno a casa 1000 provenigono dalla missione libica, che ci sarà un ridimensionamento di un terzo dei costi di quella missione (da 142 mln del primo trimestre a 58 mln), che in un decreto che rifinanzia le missioni semestralmente, per la Libia il rifinanziamento sia fino a settembre 2011, quindi è stato recepito il nostro sollecito». «Abbiamo ridotto essenzialmente il costo relativo alla Libia: da 142 milioni che era il costo del primo semestre siamo passati a meno di 60 milioni per il secondo semestre – ha detto La Russa – Abbiamo studiato un meccanismo che non rende necessaria la presenza della nave Garibaldi con i suoi tre aerei nella zona. Ciò comporta la riduzione di quasi mille uomini di equipaggio. L’impegno resta identico perchè i tre aerei saranno sostituiti dagli aerei nelle basi con impiego di attività più flessibili, cioè anche missioni. Abbiamo ritirato un’altra nave che era in attività antiterrorismo che era lì dal 2001». Prima della riunione c’è stata una lunga riunione con i ministri leghisti Roberto Maroni e Roberto Calderoli, il titolare dell Difesa Ignazio La Russa e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta dopo la lettera inviata dalla Lega a Palazzo Chigi per contestare che il decreto sul rifinanziamento fosse portato in Cdm senza un preventivo confronto con il Carroccio. Le riduzioni dei contingenti militari sono «ipotesi che diventeranno decisioni effettive quando si sarà raggiunto il concerto con l’Onu e le organizzazioni internazionali», ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso di una conferenza stampa al Quirinale. «Naturalmente non commento dichiarazioni di nessun esponente e di nessun ministro», ha risposto Napolitano a una cronista che gli chiedeva di commentare le dichiarazioni al termine del Consiglio dei ministri di oggi. «No a decisioni o ritiri unilaterali: Toghether out or toghether in», ha aggiunto Napolitano a proposito della partecipazione italiana alle missioni militari internazionali. «Ieri il Consiglio Supremo di Difesa ha ribadito l’importanza essenziale per l’Italia della partecipazione alle missioni internazionali. Stiamo discutendo di come ridurre il costo. Ritiriamo dal fronte marittimo in Libia l’ammiraglia Garibaldi ma senza nulla togliere alla continuità della nostra partecipazione». «Tutti i cambiamenti di assetti e, in particolare, quelli che prevedono una diminuzione del numero dei nostri militari in Libano a partire dal primo dicembre, devono avvenire con il pieno accordo delle organizzazioni internazionali», ha detto La Russa, ribadendo che «l’Italia resta assolutamente fedele al principio “togheter in, togheter out”. Per quanto riguarda il Libano abbiamo avviato contatti, al momento assolutamente informali, sia con l’Onu sia con altri paesi che partecipano alla missione Unifil che ci fanno ipotizzare ogni assenza di controindicazione alla diminuzione di militari italiani fino al livello del contingente spagnolo, che ne ha il comando». «La decisione finale la prenderemo col concerto dell’Onu», ha aggiunto La Russa, spiegando che «non a caso nel decreto è previsto che prima di quella data dovrò riferite al Parlamento la situazione». In termini più generali, il ministro ha infine «ribadito» che «la decisione di far rientrare il numero di militari indicato nel decreto dipende dal conseguimento di importanti risultati. Sono questi risultati che consentono la diminuzione dei contingenti ed è sbagliato immaginare che i soldati siano di per sè contenti di rientrare in Italia: sono contenti di aver assolto il loro dovere e di averlo fatto bene, ma se fosse necessario sarebbero contenti di restare nei teatri operativi, come hanno sempre dimostrato».

IL MATTINO DI NAPOLI