Berlusconi ritira norma salva-Fininvest: è giusta, vergognosa crociata opposizioni

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ROMA – Berlusconi annuncia il ritiro della norma della manovra che consentirebbe alla Fininvest del premier di non pagare i 750 milioni di euro che deve alla Cir di Carlo De Benedetti, in base a quanto stabilito dalla sentenza di primo grado del Tribunale di Milano sulla vicenda lodo Mondadori. La decisione è arrivata dopo il durissimo scontro politico iniziato ieri e, soprattutto, al termine di una giornata di contatti tra Palazzo Chigi ed il Quirinale, con il Capo dello Stato che aveva chiesto, senza mezzi termini, una marcia indietro. Intanto si precisa meglio il contorno della manovra: sfiorerà i 50 miliardi. La discussione in aula al Senato inizierà il 19 luglio. Berlusconi ritira la norma sul lodo Mondadori contenuta nella manovra. «Nell’ambito della cosiddetta manovra – si legge in una sua dichiarazione diffusa da Palazzo Chigi – è stata approvata una norma per evitare attraverso il rilascio di una fideiussione bancaria il pagamento di enormi somme a seguito di sentenze non ancora definitive, senza alcuna garanzia sulla restituzione in caso di modifica della sentenza nel grado successivo. Si tratta di una norma non solo giusta ma doverosa specie in un momento di crisi dove una sentenza sbagliata può creare gravissimi problemi alle imprese e ai cittadini». «Le opposizioni – prosegue – hanno promosso una nuova crociata contro questa norma pensando che, tra migliaia di potenziali destinatari, si potrebbe applicare anche a una società del mio gruppo. Si è prospettato infatti che tale norma avrebbe trovato applicazione nella vertenza Cir-Fininvest dando così per scontato che la Corte di Appello di Milano effettivamente condannerà la Fininvest al pagamento di una somma addirittura superiore al valore di borsa delle quote di Mondadori possedute dalla Fininvest». «Conoscendo la vicenda – dice ancora Berlusconi – ritengo di poter escludere che ciò possa accadere e anzi sono certo che la Corte d’Appello di Milano non potrà che annullare una sentenza di primo grado assolutamente infondata e profondamente ingiusta. Il contrario costituirebbe un’assurda e incredibile negazione di principi giuridici fondamentali. Per sgombrare il campo da ogni polemica ho dato disposizione che questa norma giusta e doverosa sia ritirata. Spero non accada che i lavoratori di qualche impresa, in crisi perchè colpita da una sentenza provvisoria esecutiva, si debbano ricordare di questa vergognosa montatura». Fini: totalmente inopportuna. «Il mio giudizio non è molto dissimile da quanto espresso circa la totale inopportunità di inserire nella manovra la norma che oggi si dice essere stata ritirata», ha detto in Aula il presidente della Camera. «Ci ha provato. Ma noi apriamo bene gli occhi. Sappiamo con chi abbiamo a che fare – ha commentato Pier Luigi Bersani – Su tutti i carri che caricano di problemi gli italiani ci deve sempre essere qualcosa solo per lui, ma quando viene smascherato fa marcia indietro. Ma noi verificheremo». «Quando sarà il momento conoscerete le nostre determinazioni riguardo alla manovra economica», aveva detto oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispondendo a una domanda dei giornalisti. Ieri fonti del Quirinale avevano affermato che era «cominciato l’esame attento e scrupoloso di tutti i contenuti di una manovra complessa come questa che richiede i tempi necessari» e che sarebbe stata «oggetto di valutazione» anche la norma salva Fininvest. Il Quirinale: attendiamo altre risposte. La decisione di Silvio Berlusconi di rinunciare alla norma battezzata dalle opposizioni «lodo Mondadori» ha risposto solo ad una delle osservazioni prospettate dal Quirinale al governo per indicare criticità, problemi tecnico-giuridici e di coerenza del decreto legge che contiene la manovra economica. Sulle altre questioni, il Colle resta in attesa di risposte dall’esecutivo. Le osservazioni, si sottolinea in ambienti ben informati, non riguardano il merito del provvedimento, che rimane di esclusiva competenza e responsabilità del governo. Secondo ambienti della maggioranza, le altre questioni ancora all’esame potrebbero riguardare, tra l’altro, l’Ice e le quote latte. Salta conferenza stampa sulla manovra. La prevista conferenza stampa di oggi sulla manovra, a cui avrebbero dovuto partecipare i ministri Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Paolo Romani, Renato Brunetta e Roberto Calderoli, è stata annullata. Lo hanno fatto sapere in mattinata dal ministero dell’Economia. Malumore nella Lega. Anche i vertici della Lega hanno scoperto con stupore, subito seguito da malumore, la presenza della norma definita salva-Fininvest nel testo della manovra. A quanto ha appreso l’agenzia Ansa da fonte autorevole, i ministri leghisti giovedì scorso non avevano ricevuto nel testo che era stato loro consegnato la norma in questione. E hanno appreso solo a cose fatte che la norma era stata inserita. Da qui il «profondo malumore» dei ministri del Carroccio Bossi, Maroni e Calderoli. Se fosse diventata legge, la norma avrebbe investito in pieno la sentenza che la Corte d’appello di Milano si accinge a emettere, forse in settimana, sulla causa tra Fininvest e Cir, che in primo grado ha visto condannare la holding di Berlusconi al risarcimento di 750 milioni a favore dell’azienda dell’editore di Repubblica. Se la Corte dovesse confermare la sentenza o ridurre la condanna a una cifra non inferiore ai 20 milioni, la nuova legge sarebbe venuta in soccorso del gruppo del Cavaliere sospendendo l’esecuzione della decisione dei giudici fino al definitivo pronunciamento della Cassazione. La norma salva-Fininvest contenuta nella manovra potrebbe avere l’effetto di «violare il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge», aveva detto il vicepresidente del Csm Michele Vietti. Bersani: norma vergognosa. «Il tempo è migliorato e abbiamo fiducia che entro stasera la manovra venga presentata e si chiarisca qual è la manina che ha messo la norma sul lodo Mondadori che ora tutti disconoscono. Una norma vergognosa, che fa scandalo e che deve essere ritirata». È la richiesta che aveva avanzato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ironizzando sull’annullamento della conferenza stampa di Tremonti. «È vergognoso che sullo stesso provvedimento dove si caricano problemi per il Paese, sempre lì si trovino le soluzioni per uno solo». «Alla faccia del partito degli onesti! Hanno tradito il voto di 25 milioni di persone che con il referendum del 12 giugno avevano detto basta con le leggi ad personam. Loro invece ne hanno riproposto subito un’altra…», commenta il leader dell’Idv Antonio Di Pietro. «Se il Parlamento dovesse legittimare questa norma votando a favore – aggiunge – si dovrebbe davvero riflettere su quale funzione abbia ancora…». «Dopo i vari lodi Schifani e Alfano, dopo il legittimo impedimento, dopo il processo breve e le tante leggi salva-Cavaliere già partorite dalle ‘illustrì menti del centrodestra, ecco spuntare nella manovra economica un’altra norma tagliata su misura del presidente del Consiglio. Quando c’è di mezzo l’interesse personale del premier il Governo tira fuori sempre il peggio di sè», scrive sul suo blog il presidente dei Senatori IdV, Felice Belisario. «La banda degli onesti, quella guidata dal Ministro dell’ingiustizia Alfano, usa un provvedimento di fondamentale importanza come un cavallo di Troia per introdurre l’ennesima indecente norma ad personam. Non faremo passare quest’ennesimo elogio dell’impunità». «È una norma equilibrata che dà certezza e tutela tutte le parti. Va valutata in sè a prescindere dalla fattispecie a cui si applica anche se riguarda il premier». Così il ministro dl Welfare Maurizio Sacconi ha difeso la norma sul lodo Mondadori. Secondo Sacconi le polemiche sono frutto «del clima politico particolarmente avvelenato». Il Pdl difende la norma. «Non si capisce che c’entra l’evocazione del cosiddetto partito degli onesti con la proposta di rinviare a dopo il deliberato finale della Cassazione la conseguenza di sentenze civili per cifre superiori a 20 milioni di euro (10 se è in primo grado)»: lo afferma Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. «Si tratta di evitare che eventuali rovesciamenti di giudizio prima che esso sia definitivo comportino per le parti conseguenze destabilizzanti. Si può essere d’accordo o meno sul merito della proposta ma i toni da crociata che caratterizzano molti interventi ci sembrano appartenere al solito armamentario polemico», conclude. L’intervento reale della manovra sfiora, se si considerano le maggiori tasse e i tagli di spesa, i 50 miliardi. Nei primi due anni maggiori entrate per 6,1 miliardi (1,8 quest’anno e 4,3 nel 2012) serviranno a coprire maggiori spese di analogo importo, senza alcun impatto sul deficit. Nei due anni successivi, invece, la manovra corregge il deficit sia sul lato delle entrate sia su quello delle spese prevedendo ulteriori interventi per 49,4 miliardi: 17,9 miliardi nel 2013, e 25,4 miliardi nel 2014. Il totale è appunto 49,3 miliardi È quanto emerge dalle tabelle allegate al decreto della manovra. Se si considera, invece, il solo effetto sul deficit la «correzione» è praticamente vicino alle zero nei primi due anni e di circa 43,4 miliardi nel quadriennio 2011-2014. Di fatto per quest’anno il governo conta di incassare 1,8 miliardi in più dalle entrate (tasse e giochi) che vanno a compensare un analogo importo di maggiori spese. Lo stesso accade nel 2012: le entrate salgono a 4,3 miliardi ma valgono poco ai fini del deficit perchè vanno a coprire un importo appena inferiore di spese 4,1 miliardi. La correzione del deficit parte invece dal 2013, quando sia le entrate sia le spese vanno nella stessa direzione del miglioramento dei conti: le maggiori entrate sono pari a 7 miliardi, i tagli di spesa 10,8 miliardi, per un totale di 17,8 miliardi di miglioramento del deficit. Lo stesso accade l’anno successivo: le maggiori entrate nel 2014 si attestato a 6,1 miliardi, i tagli a 18,7 miliardi, per un totale di 25,4 miliardi di correzione del deficit. Ammontano a 19,4 miliardi i tagli di spesa a carico di Sanità, pensioni, pubblico impiego, Regioni ed Enti locali. Emerge dalla Relazione tecnica alla Manovra, secondo cui nel 2012 i tagli di spesa ammontano a 229 milioni, nel 2013 a 6,4 miliardi e nel 2014 a 12,7 miliardi. Dalla sanità si recupereranno 2,5 miliardi nel 2013 e 5 nel 2014, dal ticket 486 milioni; dalla mancata indicizzazione delle pensioni al lordo degli effetti fiscali si hanno i seguenti effetti finanziari: 600 milioni nel 2012 e 1.090 nel 2013 e nel 2014, che scendono a 420 e 680 milioni al netto degli effetti fiscali. Dalle Autonomie arriveranno 9,6 miliardi, salvo 200 milioni stanziati per Regioni e Comuni virtuosi. Dal pubblico impiego 600 milioni in tutto. Confermato intanto nel provvedimento lo stop alla rivalutazione delle pensioni a partire da quelle sopra 1.428 euro lordi al mese, il blocco degli stipendi degli statali e il turnover nella pubblica amministrazione. Nella sanità nuovi ticket dal 2014, e pare confermato il ticket da 10 euro su specialistica e diagnostica dal 2012. Ancora incerto invece il taglio agli incentivi per le energie rinnovabili.

IL MATTINO DI NAPOLI