La nuova recherche di Enzo Esposito

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Il cantante Enzo Esposito

Eleganza, tecnica e ceselli antichi nelle dodici tracce del debutto discografico della giovane voce di Castellammare di Stabia protagonista di “Radici e Ali”

Di OLGA CHIEFFI

La musica dell’individuo moderno, dotata di pienezza espressiva, di dominio del materiale sonoro, di distinzione stilistica, è divenuta priva di cittadinanza in un mondo in cui la forma di individualità egemone si fonda su ben altri criteri. I suoni accompagnano la nostra vita quotidiana. In quanto segni del tempo e della memoria, evocazione di ciò che è stato e di ciò che potrebbe essere, essi pervadono la vita. La ricezione dei suoni allude al bisogno di una sensibilità verso un’invenzione infinita e inconcludente del tempo e del luogo, che soppianti il desiderio di una certezza metodologica, culturale e storica. Ciò implica accettare l’ansia di essere posizionati al limite, in una zona di confine, tra passato, presente e futuro, tra l’immaginato ed il possibile. A venirci incontro su di un ponte di note, che sa unire tutti i Sud del mondo, ci viene incontro la voce di Enzo Esposito, attraverso il florilegio di canzoni che ha raccolto per il suo debutto discografico “Radici e Ali”, per la Poliedizioni della Heristal Entertainment. Il suo arco di note unisce “solo” 120 anni di storia in dodici amatissimi titoli, da “Napulitanata” a “Dicitencelle”, da “Diteglielo”, all’omaggio al suo concittadino Raffaele Viviani, con “’A rumba de’ scugnizze”, musica en plein air come “Munasterio ‘e Santa Chiara”, genius loci artistico e dell’anima, e ancora, gli iperboli d’amore di “Canzone Appassiunata”, “Maruzzella”, il disprezzo, con “Fa bene e scordate” e “Indifferentemente”, la passione angosciosa, con “Che lle conto” o “ ‘O bene mio”, o quelle in cui Enzo si rivede, come “Guaglione ‘ mez’ a via” e “Pe’ tte”, titoli e testi cui il giovane musicista, che vanta già un repertorio di oltre mille pagine, ha scelto quale riferimento per schizzare e ritrovare la propria identità di artista del nuovo millennio. Note a volo, note in volo, quelle di Esposito, note difensive, volte anche a garantire lo spazio ideale e necessario alla rivisitazione e alla ricerca su ogni tipo di canto avutosi a Napoli, in oltre seicento anni di storia, caratterizzato da uno sviluppo libero della melodia, un andamento che cerca la piena effusione della vitalità e della gioia e, quando è presente, l’accento passionale, il picco espressivo, caratteri presenti nelle altre tradizioni musicali dei paesi del mediterraneo, canto che ha saputo accogliere nel suo ardente crogiuolo, la melopea araba, i ritmi del jazz, le blue notes che sposano così bene la nostra sesta napoletana, le tensioni e distensioni del tango argentino, la rivoluzione triste della bossa nova, ritmi sudamericani che ritroviamo negli arrangiamenti che Antonio Gillo ha creato per Esposito e nel sentire musicale di Renato Russo che lo ha sostenuto con chitarre bouzouky e mandolini, rifondendoli e creandone altri nella nostra lingua, con gli stessi atteggiamenti mentali, con ugual gusto e medesima fantasia. Enzo Esposito pone la sua voce al pieno servizio del racconto, fuori dal tempo e da ogni moda, in splendida solitudine, con originali portamenti di ampio respiro, capace di assorbire in ogni brano, ogni traccia di inevitabile invecchiamento, in un’immagine sempre dinamica e coerente di ogni melodia proposta. Enzo, formatosi presso il nostro conservatorio, è una creatura canora priva di ogni compromesso, dominatrice della tradizione partenopea con estro, pathos, ruggente crudezza e lirico fascino, supportato dal gusto non comune di scolpire la parola. Raffinatezza e già magistero, in questo primo cimento, al servizio di un feeling napoletano, percorso da un’armoniosa, malinconica trasparenza.