Acerno. Condannati 11 operatori dell’ospizio per maltrattamenti agli anziani: pene tra i 12 e i 20 mesi di reclusione

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Acerno. Condannati gli operatori dell’ospizio ubicato nell’ex albergo Roma dove si maltrattavano gli anziani ospiti. Per undici imputati che avevano scelto il rito abbreviato è arrivata la sentenza del gup Pietro Indinnimeo. Comminate pene che oscillato tra i dodici ed i venti mesi di reclusione. Di sicuro più basse rispetto alla richiesta del sostituto procuratore Francesca Fittipaldi. Il pm aveva chiesto nella requisitoria che fossero tutti condannati a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Al termine dell’udienza preliminare, il gup ha condannato ad un anno e otto mesi di gli operatori Alfonsina Rubino, Salvatore Di Nicola, Annarita Cianciulli, Domenica Frasca, Giuseppe Guazzo, Raffaele Pecoraro, Pierina Capone e Antonio Vasso. Ad un anno e quattro mesi, invece, è stata condannata Gerardina Giudice. Donatella Iuliano e Dorina Meta, infine, hanno avuto la pena di un anno di reclusione. Sospensione condizionale della pena per tutti. Il giudice, inoltre, ha condannato gli undici imputati al risarcimento del danno alle costituite parti civili, da liquidarsi in separato giudizio. Il collegio difensivo era composto, tra gli altri, dagli avvocati Stefano Della Corte, Francesco Rizzo, Angelo Mancino, Massimo Ancarola e Demetrio Pellegrino. Lo scandalo della casa di riposo di Acerno scoppiò a metà ottobre dello scorso anno. L’inchiesta partì dalla denuncia di due ex dipendenti della società Villa Igea (questo è il nome legale della struttura per anziani), che gestisce l’ospizio di via Roma. A raccontare cosa accadeva furono una lavorante straniera e una donna del luogo. Dalle loro dichiarazioni i carabinieri della compagnia di Battipaglia, diretta dal maggiore Erich Fasolino, sono stati scoperti i maltrattamenti di cui erano vittime gli anziani. A confermare quanto raccontato sono state le telecamere installate dalla magistratura nella struttura. Quelle immagini scossero l’opinione pubblica e quello di Acerno divenne un caso di rilevanza nazionale. Secondo l’accusa gli imputati trattavano i vecchietti con modi rozzi. Spesso usavano un linguaggio scurrile verso gli ospiti che, come ripreso dai video, subivano anche maltrattamenti. In una delle scene video sequestrate dai carabinieri si sente un operatore pronunciare la frase “È muort o e vivo?” mentre un anziano veniva trascinato nella sala mensa. Quella che si è chiuso ieri è solo uno stralcio del processo in corso. Altri imputati hanno fatto ricorso al patteggiamento mentre sono ancora da definire le posizioni dei vertici della società che gestiva la casa di riposo. In particolare sono da definire le posizione di quelli che, all’epoca dei fatti, erano l’amministratore legale Roberto Di Lascio e sua madre Rita Di Nicola, indicata nelle carte processuali come la tuttofare della struttura. (La Città)