Salernitana. Bollini da mister record ad allenatore in discussione. Sabato contro il Perugia bisognerà vincere

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Ultimo appello? Prima di dire «esagerato», ricordate che il calcio vive d’eccessi. Ancor di più, di convenzioni che diventano implacabili e rigorose “regole non scritte”. Il pallone rotola senza memoria e allora ecco che Salernitana-Perugia diventa la madre d’ogni partita (anche) per il futuro di Alberto Bollini. Lo si pensa e lo si dice sottovoce, nel cuore d’una settimana cominciata con le “sassate” di Claudio Lotito, continuata con la decisione di mandar tutti in ritiro a Serino e mostratasi palesemente decisiva dopo le parole di Marco Mezzaroma, l’anima pacata della proprietà per antonomasia, e però stavolta il primo a parlare senza troppi fronzoli anche dell’allenatore, mettendo le responsabilità di tecnico e squadra sullo stesso piano. Si sa, il trainer paga sempre il conto per tutti, ma quando si pensa che le ragioni d’una crisi non dipendano dalla panchina ci sono mille modi per aprire un ombrello e mettere il condottiero a riparo dalla tempesta. Stavolta, invece, «er’ manico» – a dirla con un’uscita lotitiana di qualche anno fa – rischia di rompersi, perché i risultati stanno venendo meno (tre punti nelle ultime cinque giornate) e le tensioni iniziano a riaffiorare. La versione di Bollini sull’esclusione di Antonio Zito, dopo il novantesimo del match di Brescia, è un esempio che diventa prototipo. «Decisione del direttore sportivo», ha detto l’allenatore, contraddicendo quanto affermato il giorno prima proprio da Angelo Fabiani che aveva parlato di «scelta tecnica». Sul punto Mezzaroma è stato lapidario: «Dei “casi” non m’interessa. Ma certe cose vanno discusse “in casa”, non pubblicamente». Facile interpretare e decodificare il messaggio. La panchina scotta e mentre nel retroscena già si muovono possibili alternative, alcune fantasiose e altre più credibili, l’allenatore di Poggio Rusco s’aggrappa alla forza d’un gruppo che ha sempre sentito suo, lavorando sulla mente prima che sui movimenti e sulle gambe dei calciatori, garantendo spazio un po’ a tutti, costruendo un’identità morale prima che tattica. Belle parole, che si sbriciolano come un pacchetto di crackers calpestato da un gigante quando mancano le vittorie. A ridurla alla solita, consumata e però inevitabile sintesi “pallonara” all’italiana: Bollini ha un solo risultato per scacciare i fantasmi, deve battere il Perugia. Strano – ma vero – per un tecnico che fino a due settimane fa sfidava il record di risultati utili consecutivi all’ombra del Castello d’Arechi e poteva andar fiero del fatto che la sua Salernitana fosse la squadra meno battuta della serie B, con una sconfitta soltanto. Poi ne sono arrivate altre due, cocenti perché figlie di prestazioni molli, vuote e senz’anima, facendo riaffiorare tensioni che soltanto i muri sanno se son causa o effetto d’un momento da superare con lucidità, coraggio, magari pure un pizzico di fortuna. Il trainer mantovano, oggi più che in passato, rischia non per scelte palesemente criticabili (di calciatori disponibili ne ha avuti col contagocce e ha saputo arrangiarsi) ma perché il calcio è materia spietata. Qui più che altrove. Bollini lo sa. E cercherà il modo d’uscirne indenne. Non importa come… (Dario Cioffi – La Città)