Champions League. Assalto Sarri: «Solo i grandi si rialzano. Voglio entrare nella storia»

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Ringhia Sarri. Respinge fermamente la parola crisi, difende gli azzurri, snocciola i numeri positivi degli ultimi due anni, crede al passaggio agli ottavi di finale di Champions e attende una reazione immediata contro il Feyenoord dopo il ko contro la Juventus: gli darebbe gusto se il Napoli entrasse per la seconda volta consecutiva tra le prime sedici di Europa e spiega che rialzarsi nell’immediato sarebbe una risposta da grande squadra. C’è un solo modo però per proseguire l’avventura in Champions: vincere stasera a Rotterdam e sperare che il Manchester City faccia lo stesso contro lo Shakhtar. Non c’è Insigne: come pensa di sostituirlo ed è questa un’occasione per verificare la profondità della rosa? «Per dare ragione a quelli che dicono che non cambio mai giocherei in dieci. Abbiamo perso Milik e a differenza di quello che dicono tutti non abbiamo mai fatto lamentele, come quando abbiamo perso Ghoulam che in quel momento era il migliore terzino sinistro d’Europa. Saremo senza Insigne, giocherà qualcun altro e dovremo fare bene lo stesso. È una partita difficile perché il Feyenoord è cresciuto soprattutto in solidità difensiva rispetto al match di andata. Si rischia di perdere energie sull’altra partita in cui non possiamo influire e toglierne dalla nostra sulla quale possiamo invece influire». Quanto può essere importante questa partita al di là della qualificazione, come risposta al ko contro la Juve? «Vorrei approfittarne per dire che mi ha dato grande soddisfazione vincere un premio sapendo che mi hanno votato 500 giocatori di serie A. Il peso specifico è quello di una partita che può essere decisiva: una cosa mi darebbe gusto e cioè che questo gruppo capace di entrare nella storia del Napoli per il maggior numero di punti conquistati, con un pizzico di culo, potrebbe anche essere il primo a centrare per la seconda volta consecutiva la qualificazione agli ottavi di Champions». Mertens perderebbe due denti per passare, il tecnico dello Shakhtar si vestirebbe da Zorro: lei cosa sarebbe disposto a fare? «Niente, nella vita ho già dato…». Quanto le manca la possibilità di affidarsi al 4-2-3-1? «L’abbiamo fatto quasi sempre bene, come a Ferrara con la Spal quando ci permise di cambiare la partita, e fu fondamentale anche in Ucraina con lo Shakhtar, anche se non siamo arrivati al pareggio. E un modulo però in cui è necessario Milik come punto di riferimento davanti e Mertens dietro, perché con altri non avrebbe lo stesso effetto. L’ho riproposto con interpreti diversi al San Paolo contro il Manchester City e abbiamo preso quei due contropiedi che hanno dato un’idea della partita diversa da come è andata. Questa cosa mi ha fatto sentire in colpa perché mi sono sentito come uno che ha mandato verso un’umiliazione i propri ragazzi. Se c’era Milik sarebbe stato diverso, forse anche venerdì contro la Juve. Mi sono pentito e scusato con loro». Ha avuto modo di sentire Guardiola: si aspetta che faccia la miglior partita contro lo Shakhtar? «Con Guardiola mi scambio qualche messaggio ogni tanto ma parlando in generale di calcio. L’ultima cosa che farei sarebbe chiedergli qualcosa per la partita in Ucraina, sarebbe un’offesa nei suoi confronti, significa mettere in dubbio la sua mentalità: noi siamo certi che il City giocherà una partita per vincere alla ricerca del record, se poi lo Shakhtar sapesse fare risultato bisognerebbe anche saper andare fuori». I suoi ragazzi come stanno gestendo la sconfitta con la Juve? «Quando perdi dopo così lungo tempo la sconfitta è ancora più dolorosa: ci ha fatto seriamente male e ci siamo arrabbiati perché pensavamo di meritare di più, almeno un pareggio. Penso che le prime due notti sono state simili e che nessuno abbia dormito: nei primi allenamenti ho visto ancora qualche scoria, stamattina è andata meglio. La partita ci dirà se siamo grandi perché i grandi cadono e si rialzano, gli altri no». Tre gol all’attivo nelle ultime 4 partite: qual è il problema di questa sterilità? «Visto che abbiamo fatto 206 punti in 91 partite con la media di 2.27, non credo che la nostra sia una gravissima crisi, che io sia diventato un imbecille e i giocatori scarsi. Non abbiamo mosso la palla veloce mente facendo qualche passaggio in orizzontale più del solito e in attacco siamo stati meno pericolosi. In tre giorni non si possono mettere in dubbio 27 mesi di lavoro: nessun tipo di problema se non qualche acciacco di troppo che rientri nella normalità di una stagione». Quanto sarebbe importante per la crescita passare il turno? «Darebbe anche un bel premio economico… Mi interessa che il gruppo entri nella storia del Napoli in Champions, sarebbe la conferma che stiamo facendo bene e questo ci darebbe ancora più fiducia per la prossima edizione. Quest’anno la sensazione è che la squadra si senta ancora in prova in Champions ed è molto determinata in campionato: vediamo a livello europeo chi siamo». Deve essere un bravo psicologo a risollevare il morale del gruppo? «Non voglio essere un bravo psicologo ma un bravo allenatore: ho un bel rapporto con i giocatori e le cose ce le diciamo in faccia. Bisogna solo evitare di perdere fiducia nei propri mezzi visto quello che ci siamo costruiti in 27 mesi e tenendo presente che contro la Juve abbiamo perso ma tenendo l’83 per cento contro il 17 di predominio territoriale facendo un’ottima partita con alcune difficoltà negli ultimi venti metri. La sera ero a casa a bestemmiare in otto lingue e non sono riuscito a dormire neanche la notte successiva: devono dare anche loro la forza a me». Spalletti l’ha punzecchiata sulla sua frase sul campionato a parte che fa l’Inter augurandole di arrivare settimo: come risponde? «Io spero che lui arrivi ottavo, così almeno facciamo gli scontri diretti». (Roberto Ventre – Il Mattino)