Meta Sorrento difetto di notifica, il GUP rinvia la causa di Peppe Tito al 24 gennaio

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ANTEPRIMA Meta (Penisola Sorrentina, Sorrento Coast). Arriva il giorno dell’udienza davanti al Gup Fiorentino a Torre Annunziata che dovrebbe decidere per un rinvio a giudizio per il sindaco di Meta, Giuseppe Tito, e con lui anche a tre dirigenti comunali e quattro imprenditori coinvolti nell’inchiesta sui presunti appalti pilotati.  E’ stata un’udienza combattuta dal punto di vista processuale con eccezioni da parte del collegio difensivo, ma una è stata determinante: la mancata notifica per il 415 cpp al difensore di Staiano. Il processo è stato stralciato per Staiano ed è stato rinviata l’udienza per il 24 gennaio 2018, sempre che la notifica vada a buon fine nel frattempo. Un’ottimo risultato considerando che l’accusa più grave risale ad oltre quattro anni fa e visto che il rinvio a giudizio è ritenuto negli ambienti giudiziari abbastanza scontato viste le accuse, anche se vi è stato un dissequestro di 15 mila euro .  Peppe Tito sta prendendo già le sue contromisure avvicinandosi al segretario del PD Paolo Trapani per evitare “fuoco amico” dal Partito Democratico, dove ha un ruolo importante nella Città Metropolitana oltre a contatti in Regione Campania vicino ad Amato e quindi al Governatore De Luca , anche se per lui è abbastanza lontana la candidatura al Parlamento proprio per questa vicenda. Probabile che dopo il rinvio a giudizio ci sia qualche attacco dal consigliere indipendente Susanna Barba, mentre le opposizioni dovrebbero tenere la linea di “attendismo” avuto sino ad ora, dal capogruppo Antonella Viggiano, attenta e puntuale su vari argomenti della politica metese, sinora non è mai stata sollevata la questione in aula consiliare. Tito dovrebbe riuscire a passare indenne anche in questa tempesta anche se ci fosse un rinvio a giudizio e riuscire a completare il mandato , solo una condanna in primo grado, lontana a poter venire, con la prescrizione abbastanza vicina per i fatti più gravi del 2012, per i quali il collegio difensivo punta comunque all’assoluzione. In ogni caso la prima udienza si terrebbe nella primavera del 2018 nella peggiore delle ipotesi, salvo spaccature gravi in maggioranza, che non sembrano esserci, Tito concluderebbe comunque il suo mandato da sindaco. Nel mirino della Procura tre appalti. Il primo riguarda la gestione del parcheggio sulla spiaggia per il 2012 che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato affidato in base a un accordo tra Tito (all’epoca assessore al Corso pubblico) e l’imprenditore Antonino Staiano. Per ottenere la concessione il presidente della società affidataria, Nunzio Lardaro, avrebbe versato all’attuale sindaco, tramite Staiano, 2.500 euro al mese per sei mesi. Di qui l’ipotesi di corruzione a carico di Tito che comunque, prima di un eventuale processo, dovrà essere vagliata dal giudice dell’udienza preliminare.

Attenzionato anche il servizio di scuolabus per il 2014-2015 che sarebbe stato assegnato a una ditta priva dei requisiti indicati dalla normativa regionale. Terza questione al centro dell’inchiesta è l’appalto per le luminarie natalizie del 2014 che sarebbe stato di fatto aggiudicato a un’impresa prima della scadenza del termine per la presentazione delle offerte. Anche in queste vicende, secondo i magistrati oplontini e i finanzieri della tenenza di Massa Lubrense che hanno svolto le indagini, Tito avrebbe rivestito un ruolo determinante. Ecco perché il sindaco è indagato pure per induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, peculato, omessa denuncia e falso.

Oltre al sindaco Tito ci sono altre sette persone coinvolte. Tre dirigenti comunali: Rina Paolotti, indagata per abuso d’ufficio per aver firmato il provvedimento di assegnazione del servizio di trasporto a una ditta priva dei requisiti di legge; Paola De Maio, alla quale si contestano la turbativa d’asta e il falso ideologico per l’assegnazione dell’appalto delle luminarie natalizie 2014; il comandante della polizia municipale Rocco Borrelli, nel mirino della Procura per abuso d’ufficio, turbativa d’asta, omessa denuncia, falso ideologico e peculato.

Quattro, invece, gli imprenditori per i quali il pm Silvio Pavia ha chiesto il processo: Nunzio Lardaro, Antonino Staiano e Carmela Izzo, che rivestono rispettivamente i ruoli di presidente, gestore e dipendente della società alla quale fu affidato il parcheggio sulla spiaggia, ai quali si aggiunge Aniello Donnarumma, numero uno della società alla quale nel 2014 sarebbe stato consentito di montare le luminarie 15 giorni prima della scadenza del bando.