Giornalista, mestiere brutto o bello?

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 La retorica che ancora circola nel mondo della professione viene denunciata aspramente da un allievo della Scuola superiore di giornalismo di Lille, in Francia – Che, citando esperienze personali, racconti di redazione e indicazioni di sociologi, denuncia che cosa si nasconde dietro le mitologie del mestiere – Le logiche del mercato, mediate e tradotte in eufemismi, e il desiderio di immedesimazione di parte del ceto giornalistico con gli strati sociali al potere- Mentre nelle redazioni continua a dominare la pedagogia della sottomissioni, scrive il sito lsdi.it,condizioni di lavoro a volte inaccettabili diventano un carattere essenziale, e a volte ”affascinante”, del mestiere di giornalista, indicato di volta in volta nei discorsi autocelebrativi ancora in voga nella professione come una‘’passione’’ o una ‘’vocazione’’. Un discorso che finisce per sostenere il funzionamento delle aziende editoriali, che hanno bisogno di gente bisognosa, pronta ad azzerare una parte della loro vita privata per la bellezza della loro ‘’vocazione’’.

Sono alcuni dei temi contenuti in un ampio articolo che Franz Durupt, uno studente francese di giornalismo ha realizzato per una rivista della Scuola superiore di giornalismo di Lille e che Acrimed ha appena ripreso.