Secondo Amalfitano scrive a Positanonews: la Costiera Amalfitana, una volta Divina, oggi è molto Umana

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Secondo Amalfitano al Direttore di Positanonews Michele Cinque. Ecco il testo della missiva:

Caro Direttore,
Leggo sul tuo giornale gli articoli puntuali, a metà fra la cronaca e la denuncia, sui danni provocati dal maltempo. Ritengo doveroso integrarli con alcune considerazioni che meglio circoscrivono cause, effetti e responsabilità.
Oggi di buonora ho percorso la tratta Ravello-Chiunzi e mi sono soffermato sul surreale scenario che mi si presentava lungo il percorso; a differenza delle altre volte ho colto una serie di segnali, se possibile ancora più preoccupanti delle oramai note, famose e ricorrenti colate di pomici e fango: ai piedi di ogni piccolo impluvio un cumulo più o meno grande di detriti si era riversato sulle inesistenti cunette; quantità abnormi di ricci e fogliame faceva quasi da tappeto sull’asfalto usurato e sgretolato; i canali di scolo (tombini sottostanti la sede stradale che dovrebbero trasferire le acque da monte a valle dell’asse viario) totalmente occlusi; i bordi di valle e di monte della strada invasi da erbe e arbusti, nonché segnati da cumuli di detriti che da anni sostituiscono le romantiche e utili “pietre miliari” di una volta, che, in epoca pre-navigatore, ti segnalavano la chilometrica e la distanza dall’arrivo.
Mi sono detto: troppi segnali negativi che testimoniano uno stato di degrado complesso e profondo; per fare un esempio clinico, non avevo difronte un paziente con un’unica patologia quandanche grave, bensì un paziente affetto da numerose patologie che si sovrappongono e rendono diagnosi e terapia molto complessa e complicata. Se proprio dovessi individuare qualche elemento comune e trasversale ai vari fenomeni, direi che l’incuria e l’abbandono sono il minimo comune denominatore del fenomeno.
Non è di sicuro un giornale il posto migliore per dilungarsi in analisi e disquisizioni tecniche, ma è altrettanto di sicuro il posto migliore per suonare degli allarmi ben precisi.
La Costiera Amalfitana e segnatamente alcune aree a più alto rischio, necessitano di un piano organico e a 360° di gestione del territorio e in specie della montagna. I ricci ed il fogliame che si riversano a valle sono le conseguenze di una castanicoltura condotta senza regole e quasi da “rapina”: si coglie il frutto ma la coltivazione del castagno con tutte le operazioni pre e post raccolta non viene più eseguita; la manutenzione ordinaria delle strade, da anni inesistente, andrebbe preceduta da interventi di manutenzione straordinaria e di ristrutturazione: muri di contenimento a monte, sgombero delle tonnellate di materiali sversati sui bordi, recupero di tutte le opere di presidio idraulico paralleli e trasversali all’asse stradale; il bosco a monte e a valle delle strade andrebbe riorganizzato anche con trasformazioni di essenze obsolete e non più utilizzate, in altre più idonee e funzionali anche al contenimento dei terreni e alla regimentazione delle acque superficiali e di dilavamento; un censimento delle aree boscate dovrebbe essere propedeutico ad avviare un piano complessivo per la montagna che dovrebbe vedere riuniti e coinvolti: i proprietari, le imprese boschive, i pastori, le autorità preposte alla vigilanza e la Politica.
Gli incendi, le frane, le strade interrotte, gli sprechi, i disagi, etc. sono tutte facce più o meno note di una, e una sola, medaglia: il PAESAGGIO, principale e fondamentale bene culturale, sociale ed economico della Costiera Amalfitana, una volta DIVINA, oggi molto UMANA, ma della specie peggiore.
Secondo Amalfitano per “Ravello Costa d’Amalfi” Capitale Italiana della Cultura 2020