LETTERE DA PIANO DI SORRENTO LE MISERIE DEL SUD

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LETTERE DA PIANO DI SORRENTO

LE MISERIE DEL SUD

 

“Il sud è stanco di catene” così Salvatore Quasimodo, premio nobel per la Letteratura.

Evidentemente il Poeta, uomo del Sud emigrato al Nord (per la solita storia che i cervelli meridionali non sono sufficientemente valorizzati e protetti nel proprio ambiente) nonostante il dolore per il forzato allontanamento, ha inteso difendere la sua terra, più conosciuta per demerito che per merito, ancora portatrice di antichi retaggi schiavistici. È certo il Nord ci disprezza, basti pensare alla Lega; in più di un’occasione i meridionali vengono offesi ed è noto che anche all’estero, per “certe catene”, quali per esempio le Mafie, non siamo guardati di buon occhio, ed è facile che si lascino emergere più episodi denigrativi sui nostri costumi che di merito.

Ed è pur vero: più ci addentriamo nel Sud Italia più rinveniamo sporcizia, indigenza, miseria; rifiuti di ogni genere mortificano l’ambiente naturale ed ancor più grave la nostra imperdonabile incoscienza e leggerezza, nell’occultare rifiuti tossici nelle nostre campagne, favorendo il commercio delle Mafie, magari per un tozzo di pane ed, ancora peggio, per niente, in omaggio ad un incorreggibile ignoranza.

Tutto questo fa male, come fa male constatare laddove imperano ignoranza, indigenza, miseria e malcostume: la presenza di Santi e Madonne dappertutto, quasi come se il popolo volesse raccomandarsi a Dio per i suoi peccati e le sue colpe. Ma a questo punto che senso ha vedere un Crocifisso, portato da una catena d’oro massiccio al collo di un camorrista, di un mafioso che ha le mani insanguinate?

Che senso vogliamo dare ad una processione religiosa che si arresta sotto la casa di un Boss, come è avvenuto recentemente a Castellammare di Stabia ed altrove?

E potremmo riportare altri sconcertanti episodi che non forniscono una nobile immagine del nostro paese.

Anche queste sono le catene a cui fa cenno Quasimodo? Eppure al Sud abbiamo cervello da vendere, capacità di esprimere un lavoro efficace e produttivo ma ci auto penalizziamo, non avendo amore per la propria terra, nel rovinare il nostro patrimonio naturale, storico, culturale ed artistico, in una parola siamo noi gli autori delle nostre disgrazie e delle nostre miserie.

Ci potremo mai liberare da queste catene?

 

(avv. Augusto Maresca)