Penisola sorrentina, ambientalisti in difesa del Put per scongiurare l’ennesimo attacco al territorio.

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In attesa che anche l’intera popolazione si renda conto del pericolo imminente rappresentato da determinate forzate modifiche, Italia Nostra, Wwf e Vas si oppongono al testo di legge regionale Longobardi. Intervento su La Repubblica dell’urbanista Dal Piaz.

Sorrento – Con una nota congiunta, in cui si evidenzia il netto contrasto con il dettato costituzionale, Italia Nostra, Wwf Terre del Tirreno e Vas si oppongono al testo della proposta di Legge regionale “Revisione P.U.T. Area Sorrentina – Amalfitana – Monti Lattari – Castellammare di Stabia” approvato dalla IV Commissione del Consiglio regionale della Campania nella seduta del 20/07/2017. Viene infatti precisato che il P.U.T. è un Piano urbanistico territoriale con valore ed efficacia a tutti gli effetti di Piano Territoriale Paesaggistico, come già esplicitamente dispone l’art. 1 della legge 35/1987 di approvazione e come ancora una volta ribadito nella sentenza di Corte Costituzionale n.11/2016 la quale sancisce che il predetto Piano ha valenza urbanistica e paesaggistica contestuali giusto art. 1 e art. 3 Lr 35/1987), e non esiste nella sua normativa alcuna distinzione tra disposizioni d’una natura rispetto all’altra. La tutela dell’ambiente e del paesaggio è costituzionalmente materia di esclusiva competenza statale.

Indirizzata al Presidente ed ai componenti della IV Commissione  Regione Campania, nonché al Segretario Regionale per la Campania del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), ai Soprintendenti dell’area metropolitana di Napoli e delle Province di Napoli e Salerno dalla nota a firma di Massimo Maresca, Claudio D’Esposito e Rosario Fiorentino si evince inoltre che la formazione e la revisione dei Piani Paesaggistici è normata dal D.Lgs. n.42/2004, Codice dei Beni Culturali. L’art. 135 stabilisce che per le aree sottoposte a dichiarazione di notevole interesse pubblico (il vincolo paesaggistico ex L. 1497), l’elaborazione debba avvenire obbligatoriamente con il Ministero dei Beni Culturali. L’intero territorio dell’area sorrentino-amalfitana è sottoposta a tale vincolo. Si evidenzia inoltre che art. 156  prevede il termine del 31 dicembre 2009 per l’adeguamento da parte delle Regioni dei Piani esistenti alle direttive del Codice. Dopo questa scadenza è fatto obbligo al Ministero dei Beni Culturali, attraverso i propri Soprintendenti locali, di provvedere in via sostitutiva. Pertanto la Regione Campania non può unilateralmente modificare le norme del P.U.T.

Sulla base di tali considerazioni le Associazioni ambientaliste chiedono la sospensione dell’iter di approvazione della legge in argomento e una audizione urgente presso la IV commissione consiliare. Dove si riservano di esporre nel merito dell’articolato i gravissimi rischi rappresentati dal disegno di legge in discussione per la tutela di una area di grande valore paesaggistico quale la sorrentino-amalfitana.

Sebbene il firmatario del testo di legge regionale Alfonso Longobardi abbia dichiarato che si farebbe incatenare, semmai la revisione del Put del territorio sorrentino-amalfitano dovesse dare adito a speculazioni, l’operazione, come si può notare, non riscuote alcuna fiducia degli ambientalisti e con essi di tanti cittadini che da anni si battono per la  difesa del nostro prezioso territorio. Il testo di Legge mira alla modifica di alcuni aspetti del Put sui quali secondo il proponente è necessario intervenire, come l’adeguamento sismico ed il rendere più snello le procedure per il cambio di destinazione d’uso. Anche se di recente il testo è ritornato in Commissione per apportarvi ulteriori modifiche, come l’intoccabilità delle aree ad inedificabilità assoluta ancora vincolate al Piano Paesistico, rimane evidente il conflitto di competenze con le leggi dello Stato.

Sull’argomento evidenziamo un intervento su la Repubblica del noto urbanista Alessandro Dal Piaz , tra i cui incarichi professionali è bene ricordare la partecipazione (in commissione o gruppo di lavoro) alla redazione del Piano di sviluppo turistico del comprensorio vesuviano-sorrentino-amalfitano (su incarico della Cassa per il Mezzogiorno, 1967-68) nonché lo schema di assetto territoriale dell’area sorrentino-amalfitana (su incarico del Ministero dei Lavori Pubblici, 1968). Secondo Dal Piaz, ipotizzando varie integrazioni e diverse cancellazione sul testo della Legge 35/87, con la proposta Longobardi, è in corso un nuovo attacco al territorio che rischia di erodere la tutela degli interessi pubblici esercitata dal Put soprattutto in campo paesaggistico. Ancora una volta un tentativo di sopprimere il Put, visto come un ostacolo allo sviluppo turistico del territorio.  La cui applicazione altresì dovrebbe essere legata alle decisioni dei piani comunali lasciando via libera a modifiche finora assolutamente non ammissibili. Ostacolate sinora proprio da quel piano urbanistico territoriale approvato con la Legge regionale 35/1987 ai sensi della Legge statale 431/1985. Uno strumento di tutela contro il quale vari sono stati i tentativi per abrogarlo o quanto meno modificarlo (vedi legge 19/2001 per i parcheggi interrati) che ha consentito sinora alla penisola sorrentina ed alla costiera amalfitana  di essere un patrimonio paesaggistico molto prezioso e pertanto una straordinaria risorsa turistica.

Secondo Dal Piaz la prima cosa che va messa in evidenza è che quasi tutte le modifiche ipotizzate tendono a consentire interventi edificatori non ammissibili oggi, specialmente nelle more della formazione di piani urbanistici comunali conformi al Put. Ristrutturazioni, ampliamenti edilizi, strade e pesino impianti portuali sarebbero consentiti anche in zone fortemente tutelate.  La proposta integrazione dell’Art. 3 della Legge 35/87 ( Efficacia del Piano urbanistico territoriale dell’Area sorrentino–amalfitana che prevede le norme generali d’uso del territorio dell’area  e formula direttive a carattere  vincolante alle quali i comuni devono uniformarsi nella predisposizione  dei loro strumenti urbani o nell’adeguamento di quelli vigenti) propone la specificazione che il Put ha efficacia sull’attività di trasformazione edilizia ed urbanistica soltanto attraverso i piani urbanistici comunali e/o intercomunali, con due conseguenze paradossali: che le disposizioni del Put non svilupperebbero alcun effetto concreto sulle attività edificatorie nei comuni privi di piano o i cui strumenti urbanistici non siano ancora adeguati al Put; e che, ove mai un piano comunale abbia tralasciato di recepire qualche disposizione del Put, questa resta lettera morta in quel comune.

Altra proposta è rappresentata dall’introduzione dell’obbligo di calcolare il fabbisogno abitativo computandovi la somma dei fabbisogni di ogni abitazione sovraffollata, ovvero considerare sovraffollata ogni abitazione in cui risieda una famiglia con un numero di componenti superiore a quello dei vani (es.: un’abitazione di 3 vani in cui viva una famiglia di 4 persone). Pertanto il vano che risulterebbe necessario, in ognuno di questi casi, confluirebbe nel monte vani di fabbisogno da tradurre in nuove abitazioni programmate, mentre l’abitante in sovra numero nell’abitazione sovraffollata non ne riceverebbe alcun beneficio, poiché continuerà a vivere nella stessa. Si verrà pertanto a creare la paradossale situazione che il disagio di alcuni si tradurrebbe  nel vantaggio parassitario di altri. A tale proposito si prevede di cancellare  dal Put la norma che attualmente obbliga  di riservare nuovi alloggi necessari in rapporto al disagio abitativo alle sole famiglie residenti in abitazioni sovraffollate oppure malsane. Proposte che non produrrebbero altro che sovradimensionamenti speculativi dei piani comunali ma privi di effetti socialmente redistributivi. Saranno ammessi inoltre  ampliamenti volumetrici, nuove pertinenze e nuove piscine in modo indiscriminato per tutte le strutture ricettive esistenti, a prescindere dalla loro ubicazione che spesso insiste invece in tessuti edificati storici o in ambiti extraurbani delicatissimi e più che vulnerabili. Totalmente cancellato sarà l’attuale Articolo 11 che prevede specifici standard urbanistici per i comuni dell’area, incrementati rispetto agli altri della Campania per ciò che riguarda il verde pubblico, in considerazione della loro straordinaria vocazione turistica. Provvedimenti che se definitivamente approvati metterebbero in serio pericolo l’efficacia della tutela paesaggistica che il Put in questi anni ha esplicato. Occorre pertanto secondo Del Piaz un’urgente mobilitazione dell’opinione pubblica più sensibile a tali tematiche. Pertanto l’iniziativa di Italia Nostra, dei Vas e del Wwf deve rappresentare soltanto un primo step in tale direzione. Bisogna che l’intera popolazione si renda conto di quanto sia importante la tutela del nostro territorio e dei suoi magnifici paesaggi che senza ombra di dubbio rappresentano i pilastri portanti della nostra economia turistica e di quanto sia fondamentale che vi siano strumenti ormai collaudati per la loro salvaguardia. Modifiche e manipolazioni in tal senso, con l’ormai chiaro e collaudato tentativo di favorire le solite speculazioni, non apporterebbero altro che alla definitiva distruzione di un patrimonio che nel corso degli anni ha garantito, superando le crisi più ostiche, costante benessere e tranquillità all’intera area. 18 settembre 2017 –  salvatorecaccaviello – (in ricordo dell’amico Edo, che senz’altro avrebbe condiviso).

Fonte la Repubblica