Alfonso Longobardi firma la proposta che cambia il Put dell’area sorrentino-amalfitana: “Modifiche ma non speculazioni”

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«Mi farei incatenare se pensassi che questa legge dia adito a possibili speculazioni». È la dichiarazione d’intenti di Alfonso Longobardi, firmatario del testo di legge regionale per la revisione del Put sulla penisola sorrentino-amalfitana. Un testo che rischia di riaprire la contesa in materia edilizia e urbanistica proprio nel giorno i cui il ministro De Vincenti ribadisce lo scontro con la Regione per la legge sui condoni. Ma Longobardi, commercialista, già manager di aziende sanitarie, residente a Gragnano, eletto nelle fila di “De Luca presidente”, attivissimo nell’area stabiese come referente della Regione di De Luca, non vuol passare per possibile complice di abusi o di nuove colate di centro. «Non c’è un metro cubo in più – afferma – ma solo la volontà di offrire ai Comuni alcune linee certe di intervento di fronte al fatto che ormai il Put del 1987, anche per ipocrisie burocratiche, blocca tutto». L’attenzione sulla legge è stata sollevata dall’urbanista Sandro Dal Piaz, che ne ha colto alcuni rischi: il Put che diventa subordinato alla approvazione dei singoli piani comunali, la possibilità che così passino presso i Comuni modifiche edilizie non ammissibili, interventi su strade e porti, ampliamenti volumetrici, piscine, nuove strutture turistiche. Che l’assunto della legge sia che il Put fa da tappo è circostanza non negata da Longobardi, che vuole dare così regole certe ai Comuni su come agire in certe situazioni. Visto che in molti di quei Comuni però il piano regolatore latita da anni, sembra un cul-de-sac. «Appunto – dice Longobardi – con questa legge spingiamo i Comuni ad approvarli». Secondo Longobardi ci sono alcuni aspetti paradossali del Put. Il primo è che non consente nessun adeguamento antisismico. Il secondo è che l’attuale regime non aiuta i cambi di destinazione d’uso. Così ecco che questo secondo punto «non urbanisticamente rilevante» e dunque sempre consentito in ambito di attività terziarie. D’altro canto, lamenta Longobardi, lì ci sono attività industriali che non possono produrre un solo pacco in più e, pur in presenza di terreni non utilizzati, cercano sfogo e insediamenti in Puglia in Puglia». Al tempo stesso capannoni dismessi sarebbero adibibili ad attività commerciali. Quanto al mattone, «consentiamo interventi di recupero, ma solo per adeguamento antisismico, senza aumento di cubature, a sagoma invariata». A ogni buon conto la legge è ora tornata in commissione. Ne era uscita approvata, in luglio, ma poi è emersa la necessità di alcune modifiche. «Ci sono aspetti che non convincono – dice ad esempio Enza Amato, consigliera Pd – a cominciare dal possibile conflitto di competenze con lo Stato centrale». Un aspetto che «abbiamo chiarito rispetto alla prima stesura – ammette Longobardi – non ci sono più rischi, le aree a vincolo di inedificabilità assoluta non vengono toccate e vengono lasciate al Piano paesistico, che si sta elaborando insieme al governo». Comunque il testo è tornato in commissione «per qualche limatura» e per un esame con tanto di audizioni di associazioni e operatori di settore. Audizioni alle quali Legambiente ad esempio dice di non essere mai stata invitata. «Fummo allertati da Italia nostra – dice Anna Savarese, vicepresidente regionale – mi sembra che il problema sia la metodica. Anche noi siamo d’accordo sul fatto che alcune cose del Put vadano aggiornate, ad esempio i sottoservizi igienico-sanitari in ragione della esplosione dei bed and breakfast. Ma la materia è complessa, da trattare in modo unitario col Ptr, il Piano paesistico, il Parco dei Monti Lattari. Vediamo invece un tentativo di abrogare il Put per vie traverse, con scelte parcellizzate che sembrano puntare a un disordinato sviluppo del turismo. È sintomatico che all’interno del Patto per la Campania sia ritornata l’idea del tunnel fra Maiori e Ravello, che venne bocciato invece all’epoca della giunta Bassolino». (Roberto Fuccillo – la Repubblica)