Tragedia nella Solfatara di Pozzuoli. Vulcanologi: “Fatale un cedimento del terreno a causa delle forti precipitazioni”

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Pozzuoli. «Nel luogo dove è avvenuta la tragedia c’era una voragine già segnalata e delimitata che si è aperta su un terreno con un basso coefficiente di solidità: probabilmente, anche a causa delle intense precipitazioni di ieri, si è ulteriormente allargata». È l’ipotesi che Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, fa della tragedia avvenuta nel vulcano Solfatara di Pozzuoli. Vista la fragilità del terreno è anche possibile che la voragine si sia allargata quando – come appare dalle prime ricostruzioni – il bambino di 11 anni si sarebbe avvicinato troppo all’area a rischio e i genitori avrebbero provato a riprenderlo». L’area del vulcano Solfatara è gestita da una società privata e l’Ingv controllo l’attività vulcanica grazie a sei stazioni (geofisiche e geotermiche). Sul posto, poco dopo la tragedia, si è recato anche il vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano Giuseppe Mastrolorenzo: «Si è aperto rapidamente una sorta di pozzo, si è avuto un cedimento della superficie. Dovranno accertare la causa della morte delle tre sfortunate persone, ma pare evidente che in questa cavità si sia accumulata anidride carbonica letale». Mastrolorenzo testimonia che «l’area era stata recintata con una catena. Nella Solfatara ci sono zone stabili e sicure e altre meno per instabilità geologica e per presenza di gas. Le piogge intense dei giorni scorsi possono aver modificato resistenza del suolo, lì c’è la zona fangosa chiamata appunto “Fangaia”. Non mi risultano altri incidenti avvenuti in passato. Quella della tragedia è un’area con una temperatura all’interno bassa, quasi ambiente, qualche decina di gradi in più. La temperatura alta si trova nella zona delle fumarole dove si superano anche i cento gradi o nella zona dei soffioni. L’anidride carbonica si disperde ma evidentemente se si creano delle zone chiuse, delle cavità si può accumulare». Il geologo dell’Osservatorio Vesuviano ricorda che comunque «si tratta di una zona vulcanica a rischio “giallo”, ma eventuali fenomeni sismici o esplosivi hanno un’altra natura rispetto a quanto avvenuto: questo è un cedimento. Da quando ho capito si è aperta una cavità profonda circa 2,30 metri che ha incamerato anidride carbonica che è stata fatale per le tre persone, ma saranno le indagini a spiegare esattamente quanto avvenuto. Le precipitazioni intense possono determinare questi cedimenti». Infine, il vulcanologo mette in evidenza i rischi futuri dell’area vulcanica: «Proprio alle spalle della Solfatara c’è un progetto per realizzare centrali geoelettriche con estrazioni di fluidi. Ho allertato sui rischi connessi, qualsiasi sollecitazione può creare disastri». (Antonio Di Costanzo – la Repubblica)