“ Totò e Ravello” l’omaggio al “Principe De Curtis” della Città della Musica VIDEO di Positanonews

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SOTTO VIDEO di Positanonews TV a cura di Lucio Esposito e Sara Ciocio. Successo questa sera a Ravello in Costiera amalfitana per  l’omaggio a Totò, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, iniziato una settimana fa, il 12 settembre scorso. Il grande attore partenopeo soggiornò nella cittadina sulla Costa d’ Amalfi  e ne rimase affascinato. Ora il Comune vuole ricambiare il sentimento di affezione che il principe della risata dimostrò in più occasioni.

 

Per l’occasione l’assessore al turismo della Regione Campania ha rilasciato un’intervista esclusiva al direttore di Positanonews sottolineando l’importanza di Totò e la valenza anche della sua presenza per la candidatura di Ravello Costa d’ Amalfi Città della Cultura 2020 , candidatura per la quale “si deve essere tutti uniti “. Diverse le manifestazioni in programma che si sono svolte questa sera : alle 17.30 in Piazza Fontana Moresca si esibirà la Banda Musicale “Città di Giffoni Sei Casali” con un concerto, mentre alle 18,30 -nel Parco Belvedere dell’Hotel Caruso- dopo i saluti istituzionali, c’è stato  lo scoprimento del busto in bronzo di Totò, un’opera di Pierfrancesco Mastroberti.

La serata continuava all’Auditorium Oscar Niemeyer, dove è la volta della presentazione del libro “Totò e Ravello” di Ulisse Di Palma, Alberto De Marco (che presenta un ricco apporto documentario) e Giuseppe Gargano, per i tipi delle edizioni Gutenberg.

“Questi documenti dell’Archivio di Stato di Salerno, che ho raccolta nel volume -spiega all’Adnkronos De Marco, avvocato e giornalista- sono stati determinanti per il riconoscimento dei titoli nobiliari di Antonio de Curtis”. La controversia legale sull’acquisizione dei titoli nobiliari di Totò, infatti, supportata da esperti avvocati e araldisti, iniziò già nel 1933. “Nello stesso anno -prosegue De Marco-in cui l’attore fu adottato dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas di Tertiveri, cavaliere del Sacro Romano Impero. A seguito anche di un primo parere del Tribunale, il 6 maggio 1941 con Decreto Ministeriale, fu riconosciuto discendente dagli Imperatori di Bisanzio”.

“Dalle sentenze del 18 luglio 1945 e del 7 agosto 1946, della IV Sezione del Tribunale di Napoli -sostiene l’avvocato- Totò acquisì i titoli gentilizi e i nomi di: Antonio Griffo Focas Flavio Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo”.

“Successivamente furono registrati a pagina 42, volume 28 del libro d’oro della Nobiltà Italiana, tenuto presso l’Archivio Centrale di Stato della Consulta Araldica di Roma -conclude De Marco- La lunga e costosa controversia legale sui titoli nobiliari di Antonio de Curtis, si concluse con la sentenza del Tribunale Civile di Napoli il 1 marzo del 1950, che determinò la rettifica e l’acquisizione all’Anagrafe di tutti i titoli nobiliari”.

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