Pronto il decreto sull’anticipo pensionistico volontario per chi ha compiuto 63 anni

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Ormai dovrebbe essere questione di giorni, poi decreto del governo sull’Anticipo pensionistico volontario (Ape), che stabilisce le modalità tecniche per l’uscita, dovrebbe essere pronto. Il testo messo a punto dal ministero del Lavoro è stato modificato tenendo conto delle osservazioni del Consiglio di Stato. Il varo? E’ atteso per fine agosto-inizio settembre in modo da dettare le istruzioni per chi, dopo aver compiuto 63 anni, desiderasse andare via prima dal lavoro. Manca un ultimo tassello: l’eventuale retroattività. Una delle condizioni possibili sarebbe legata a una situazione di necessità da parte di chi richiede l’uscita dal lavoro Il Consiglio di Stato ha indicato come regola, «a domanda dell’interessato, l’efficacia retroattiva della norma, in modo da sterilizzare il ritardo nell’emanazione del regolamento e far beneficiare degli effetti della misura fin dalla data del primo maggio 2017, con conseguente maturazione del diritto alla corresponsione degli arretrati dei ratei dell’anticipazione pensionistica». Il motivo? Secondo il Consiglio di Stato la facoltà di ottenere l’anticipo dell’assegno previdenziale potrebbe essere legata ad esempio alla perdita del lavoro o all’appartenenza a categorie come i lavoratori precoci. «Potrebbe avvenire in favore di quei soggetti che versino in situazioni particolarmente disagevoli, anche a causa della perdita dell’attività lavorativa, e che tuttavia non si trovino nelle condizioni di potere beneficiare, in vista della maggiore flessibilità in uscita, degli strumenti dell’Ape sociale o di quella per i lavoratori precoci», suggerisce il Consiglio di Stato L’Ape prevede la possibilità di un prestito, da restituire in 20 anni a un tasso di interesse che potrebbe aggirarsi intorno al 5-5,50%, che scenderebbe però per effetto degli sgravi previsti dalla legge di stabilità. Un tema, quello dell’età di pensionamento, che in questi giorni ha visto l’allarme della Ragioneria generale e del presidente Inps, Tito Boeri, per il timore di un possibile rallentamento dell’incremento alla soglia prevista nel 2019. «Tutta la materia andrebbe ridefinita», sottolinea il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, «agendo sull’età pensionabile, con un rallentamento dell’adeguamento all’aspettativa di vita, o dal lato dell’Ape, mantenendo fermi i 63 anni». Una volta firmato il decreto servirà circa un mese per definire gli accordi tra i ministeri del Lavoro e dell’Economia e l’Associazione bancaria italiana (Abi) e l’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (Ania). Il meccanismo. L’adeguamento automatico alla speranza di vita. Secondo il calendario previsto per l’attuazione della riforma, dal 2019 anche la pensione anticipata slitterà di cinque mesi, per effetto dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita. Il requisito passerebbe per gli uomini da 42 anni e 10 mesi a 43 anni 3 mesi, mentre per le donne si porterebbe da 41 anni e 10 mesi a 42 anni e 3 mesi. È quanto emerge dalle tabelle contenute nel rapporto della Ragioneria generale dello Stato sulle tendenze del sistema pensionistico. In termini di spesa previdenziale l’impatto più forte arriva proprio da quella che una volta era chiamata «pensione di anzianità», mentre pesa meno, «in soldoni», il rialzo dell’età relativo all’uscita per vecchiaia (come noto aumenterebbe a 67 anni da 66 anni e 7 mesi). L’Istat renderà disponibile il dato definitivo sull’aspettativa di vita tra il 2014 e il 2016. Dato che dovrebbe arrivare a fine ottobre. Sia per il presidente dell’Inps Tito Boeri sia per la Ragioneria generale dello Stato, toccare il meccanismo che adegua l’età di pensionamento all’aspettativa di vita sarebbe pericoloso perché ci sarebbero conseguenze sia a carico del bilancio dello Stato sia a carico dei pensionati, che percepirebbero un assegno più basso. L’anticipo. Ecco come funzionerà il prestito. L’Ape volontaria è stata una misura introdotta per concedere l’anticipo della pensione a chi, al momento della richiesta, ha 63 anni di età, 3 anni e sette mesi di distanza massima dalla pensione di vecchiaia, 20 anni di contributi. Per ottenere prima della normale scadenza l’assegno, il pensionato volontario verserà una rata sulla pensione netta futura da un minimo del 2% fino al 5-5,5% medio annuo, ma il valore netto sarà inferiore grazie al credito d’imposta previsto in legge di stabilità (che può arrivare fino al 50% dell’interesse sul finanziamento e sul premio). Una volta chiesta la certificazione della pensione futura all’Inps il lavoratore avrà informazioni su banche e assicurazioni aderenti all’iniziativa e sottoscriverà online la proposta e la quantità prescelta di Ape. La somma d’anticipo sarà erogato in rate mensili mentre all’età di vecchiaia l’Inps erogherà la pensione al netto della rata di ammortamento inclusiva di restituzione del capitale, degli interessi e del premio dell’assicurazione. In caso di decesso del pensionato prima di aver finito di restituire il prestito sarà l’assicurazione a pagare il debito residuo e l’eventuale reversibilità è corrisposta senza riduzioni. La platea. Gli interessati sono 300.000 nel 2017 e 115.000 nel 2018. Ma quanti sono i lavoratori potenzialmente interessati all’anticipo pensionistico con la formula del prestito? Secondo le stime del governo la platea dei dipendenti sarebbe di circa 300.000 persone per quest’anno e 115.000 per il prossimo anno. Molto dipenderà anche dalla clausola che verrà introdotta per consentire ad alcune fasce (come i lavoratori precoci) di usufruire del nuovo regime anche in modo retroattivo, ovvero avendo maturato i requisiti sin dal maggio 2017. Il Consiglio di Stato, nel parere presentato al governo ha indicato alcune condizioni. Il diritto alla retroattività, dovuto al fatto che il regolamento sta per essere emanato in ritardo, potrebbe essere esteso alle situazioni particolarmente disagevoli. Da chi ha perso il lavoro e non può beneficare degli aiuti previsti dall’Ape sociale ai lavoratori precoci. Il decreto che introdurrà questa eventuale clausola dovrebbe arrivare tra la fine di agosto e i primi di settembre. Dovrebbero essere previsti anche strumenti di mediazione o camere di conciliazione in caso di controversie per problemi nei rimborsi o per la mancata accettazione della domanda. A gestirli potrebbe essere lo stesso Istituto nazionale di previdenza sociale. (Corriere della Sera)