Con il trolley nella Reggia di Caserta, foto-choc sui social. Il direttore Felicori: «Un fattaccio»

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Il visitatore in t-shirt e jeans corti è molto accessoriato, anzi fin troppo per girare negli ambienti delicati di un museo come la Reggia di Caserta. A parte lo zainetto in spalla, si aggira tra gli appartamenti borbonici trascinando un vistoso trolley di colore lilla. La scena cattura l’attenzione di un altro visitatore che, indignato, scatta una foto con il cellulare e la invia a Maria Rosaria Iacono, vicepresidente di Italia nostra casertana e componente del direttivo nazionale dell’associazione. Quest’ultima posta l’immagine incriminata su Facebook e si chiede ironicamente: «Turisti con bagaglio alla Reggia di Caserta. Stanno cercando la camera?». Apriti cielo. Iacono, che tra l’altro è stata per anni una dipendente della Reggia, finisce addirittura sul banco degli accusati per la sua scelta di denunciare un episodio sicuramente increscioso all’interno di un museo che figura nella top ten italiana per numero di visitatori. Le imputano in sostanza di aver voluto assestare un colpo basso al direttore Mauro Felicori che da quando è arrivato sta tentando di invertire la marcia e valorizzare al massimo le potenzialità della Reggia, spesso scontrandosi con resistenze e atavici ritardi. Sul social c’è addirittura chi l’accusa di aver postato un fotomontaggio, ma lei replica decisa: «La foto mi è sta inviata da persona affidabile per segnalare comportamenti scorretti e per evitare che accada ancora. Non posso pensare ad altre finalità». Nemmeno questo convince i tanti che gridano «al complotto» anti Felicori. Qualcuno ad esempio le chiede conto del perché il testimone non abbia avvertito subito i custodi dal momento che il trolley, oltre a danneggiare il pavimento avrebbe potuto contenere qualsiasi cosa (in teoria anche una bomba). Alla dirigente di Italia nostra non resta che ribadire la bontà della sua denuncia: voleva solo segnalare un problema per evitare che potesse ripetersi. La polemica raggiunge lo stesso Mauro Felicori mentre è in ferie. Anche il direttore però è abilissimo nell’uso dei social e pubblica un lungo post non certo tenero. Fa notare che la signora invece di avvertirlo del «fattaccio posta la foto su Fb; non indica né il giorno né l’ora del misfatto ma fa la battutina di spirito, è tutta contenta, ballonzola garrula, si può parlare male della reggia e del suo direttore! Evviva! E infatti è subito condivisa da Italia Nostra sez. Caserta, che in quasi due anni qui ho conosciuto solo per un velenoso articolo contro di me, come se io fossi il principale problema ambientale di questa fortunata terra; basterebbe questa storiella — continua il post di Felicori — ma voglio essere più chiaro: noi non abbiamo un trolley, ne abbiamo cento, ogni giorno vedo qualcosa che non va, ma stiamo rinascendo, potete aiutarci o combatterci, fate voi, ma se vedete un problema avete due possibilità: fare un po’ di propaganda per dire che siamo ciucci e io il re dei ciucci; o segnalarmeli con data, ora, luogo (in privato o pubblicamente) in modo che io/ noi possiamo correggere l’errore; ma se avete voglia di fare della politichetta, fate pure, ma poi non dite che lo fate per Caserta». Insomma, nel clima ferragostano il visitatore col trolley scatena una ridda di accuse e un polemicone estivo che sembra nascondere malesseri e rancori localmente mai sopiti. «Ci mancherebbe che voglia nascondere i problemi — spiega il direttore — ovviamente se si è trattato di una disattenzione di un custode è un fatto grave che approfondirò. Non faccio la difesa d’ufficio di nessuno e sono il primo ad ammettere che nella Reggia ci sono ancora ritardi e problemi da risolvere. Ma la questione — aggiunge Felicori — è che i criticoni farebbero bene a segnalarmi con precisione le disfunzioni. Le sembra normale che debba apprenderlo da Facebook? Personalmente sono abituato a lavorare sodo e a prendermi carico dei problemi». Felicori esclude per ora la possibilità di dotare gli ingressi di metal-detector: c’è il solito problema di costi che sembra insolubile nei siti culturali italiani. Certo, con i tempi che corrono un po’ di severità in più all’ingresso del monumento vanvitelliano non guasterebbe. (Corriere del Mezzogiorno)