Il giallo di Acciaroli. Delitto Vassallo, parla il procuratore Lembo: “Ho fiducia, scopriremo tutta la verità”

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«Quando si conduce un’indagine la fiducia non si perde mai. Ma forse, in questo caso, servirebbe anche un po’ di fortuna». È un’altra estate rovente per l’inchiesta sul delitto di Acciaroli. Sette anni dopo, la caccia all’assassino del sindaco pescatore Angelo Vassallo è ancora aperta. Corrado Lembo, il procuratore di Salerno che insieme ai pm Rosa Volpe e Leonardo Colamonici lavora per risolvere il giallo, confida ancora nella possibilità di dare un nome e un volto alla persona che, la sera del 5 settembre 2010, uccise con nove colpi esplosi da una pistola mai ritrovata il primo cittadino di Pollica. I magistrati hanno chiesto ai carabinieri del Ris un ultimo accertamento investigativo: il confronto fra le tracce biologiche rinvenute sui bossoli ritrovati sul luogo dell’omicidi e il dna di 94 fra cittadini di Acciaroli, conoscenti ed ex collaboratori di Vassallo, (nessuno dei quali è indagato né sospettato) sottoposti al test nei giorni scorsi. I risultati dovrebbero arrivare in tempi relativamente brevi, presumibilmente agli inizi di settembre. Poi la Procura tirerà le fila. Per il momento resta indagato, per omicidio aggravato in concorso con altre tre persone, l’italobrasiliano Bruno Humberto Damiani, ritenuto un frequentatore degli ambienti dello spaccio cilentano contro i quali Angelo Vassallo si era scagliato prima di essere assassinato. Procuratore Lembo, perché è stato ucciso il sindaco pescatore? «Questa domanda potrà avere una risposta solo quando il quadro probatorio sarà completo ed esaustivo. Posso assicurare però che abbiamo indagato in ogni direzione. È tutto agli atti, documentato. E le nostre decisioni, quali che esse siano, saranno sempre adeguatamente motivate». Sette anni dopo però non è stata trovata neppure la pistola. È proprio sicuro che non si potesse fare di più per risalire all’assassino? «Nella fase iniziale ci sono state difficoltà, questo è indubbio. Basti pensare che persino le tracce fisiche del reato sono state raccolte in contesti alquanto confusi. Ed è pacifico che, in queste indagini, è fondamentale il lavoro svolto nell’immediatezza. Ciò nonostante, è stato fatto tutto il possibile per recuperare il tempo perduto. Anzi, colgo l’occasione per ringraziare i colleghi, a cominciare dalla dottoressa Volpe, per l’impegno con cui stanno seguendo l’inchiesta». Era proprio necessario sottoporre al test del dna addirittura 94 persone, che si aggiungono ai 66 per i quali gli esami erano già stata eseguita nel 2012? «Nell’indagine non devono esserci lacune di alcun genere, ecco perché abbiamo deciso di svolgere questo accertamento. Ora aspettiamo l’esito». Il figlio di Vassallo, Antonio, ha denunciato che in Cilento continua a girare droga, quella «piaga» contro la quale il padre «ha combattuto durante l’ultima estate della sua vita e per la quale forse è stato ucciso». Che pensa di queste parole? «Quello della droga purtroppo è problema con il quale ci dobbiamo confrontare non solo sul piano locale. Ma su questo dato si è lavorato moltissimo, scavando non solo nei piccoli, ma anche nei grandi interessi legati a questo affare. Qualcosa di interessante è emerso, anche con riferimento all’omicidio. Ma non mi faccia dire di più». Perché questo caso è così complesso, procuratore Lembo? «Per la varietà e, per certi versi, la contraddittorietà di molti spunti investigativi e per il numero delle piste che abbiamo dovuto percorrere in questi anni. Ma non possiamo rimproverarci nulla. Servirebbe anche un colpo di fortuna. Chissà che non arrivi proprio dagli esami del Dna». (la Repubblica)  

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