Crisi idrica. L’allarme di Legambiente: la rete salernitana è un colabrodo. Perdiamo oltre il 56 per cento di acqua

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Il sistema idrico salernitano fa acqua da tutte le parti. Non si tratta di un semplice gioco di parole e, a pensarci bene, forse non fa così ridere. Non rideranno sicuramente le migliaia di persone che dal 30 giugno restano tutte le sere senza acqua e che intanto continuano ad assistere ai ripetuti episodi di un acquedotto colabrodo. L’ennesima perdita si è verificata ieri in via Marino Freccia, all’incrocio con via Alfonso Guariglia, all’ingresso ovest del quartiere di Torrione. Qui l’acqua scorre ininterrotta e in gran quantità fuoriuscendo dall’asfalto, tanto da costringere ad una deviazione del traffico con un restringimento della carreggiata. Via Della Monica, lungomare Marconi, via Monticelli, ora via Marino Freccia. Di quanto si potrebbe allungare ancora l’elenco di questi spiacevoli episodi? Il dubbio non è alimentato dalla malizia, quanto dal dato allarmante rilasciato direttamente dall’Istat. Salerno registra uno dei livelli più alti di dispersione di acqua nella propria rete idrica. Il nostro sistema di acquedotti serve il fabbisogno giornaliero di un salernitano di 116 litri al giorno, fornendo oltre 5 miliardi e 80 milioni di litri di acqua potabile l’anno. Il dato allarmante è che la dispersione di rete di Salerno è al 56,50 per cento. Questo vuol dire che di tutta l’acqua potabile erogata, 2 miliardi e 870 milioni di litri non arrivano all’utente finale. Il nostro sistema idrico perde in pratica più della metà dell’acqua che scorre al suo interno. Cosa dovrebbero pensare migliaia di famiglie che da oltre un mese alle 21 fanno la corsa a riempire secchi e bottiglie? Sapendo che non migliaia, né milioni, bensì miliardi di litri d’acqua vengono sperperati da un sistema idrico per problemi gestionali ed infrastrutturali. Salerno perde ogni anno il 22 per cento di acqua in più che in tutto il resto d’Italia, dove la media di dispersione di rete è di circa il 37,4 per cento. «Diviene ormai necessario inserire sempre di più la voce del risparmio idrico all’interno dei regolamenti edilizi», denuncia Legambiente. L’associazione campana sottolinea che, ora più che mai, occorre «mettere in pratica azioni per il risparmio della risorsa idrica nelle case (attraverso la raccolta della pioggia e la separazione, trattamento e riuso delle acque grigie), così come nelle attività industriali e agricole, e adottare dei regolamenti edilizi per la riqualificazione degli edifici anche dal punto di vista idrico». Scelte obbligate e fondamentali per una concreta politica di tutela della risorsa. Soprattutto si tratta di «interventi a basso costo, da parte delle amministrazioni, che consentono da subito risultati concreti». (La Città)